Francoforte, dove l'auto cambia pelle

| Energie alternative, connessioni in rete, tempi di ricarica e di percorrenza: il baricentro dell'automobile sta mutando velocemente, ed il salone tedesco ne è la prova tangibile

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L'auto si sta trasformando, in modo evidente e strategicamente scaltro. Inutile insistere con i mulini a vento rappresentati dai carburanti tradizionali perché quelli, finisca o meno il petrolio, ormai il pianeta li guarda di traverso. E allora, dice il saggio, l'unica tecnica di sopravvivenza, in questo preciso periodo, prende magari nomi diversi (elettricità, ibrido, idrogeno) ma un solo obiettivo: cambiare pelle per continuare a rappresentare il sistema di mobilità prediletto dal genere umano.

Il salone di Francoforte è un po' tutto questo, al punto da far slittare a ruolo di comprimarie le oltre 300 anteprime, spesso davvero ghiotte, per lasciare spazio alle visioni dell'auto che verrà: sempre più connessa, ecologicamente rispettosa e, se proprio non è disturbo, che abbia almeno le forme di un suv, uno dei pochi segmenti su cui splende ancora il sole.

Concetti cardine che nessuno ha nascosto, partendo proprio da Volkswagen, che ha annunciato investimenti record sulla mobilità elettrica, sognando (o forse svelando) ad occhi aperti di immaginare i 300 modelli del gruppo in una versione elettrificata. Pronta a rilanciare Mercedes, che si dice al lavoro per mandare in pensione qualsiasi altro tipo di carburante da qui al 2015, e lasciare spazio solo all'elettrico. E poi tutti gli altri, a cascata, con prototipi e progetti di auto sempre più innamorate della natura.

E poi, come in ogni salone che si rispetti, chi c'è fa rumore, ma chi non c'è ne fa ancora di più. Se all'appello non manca nessuno dei marchi tedeschi, fa un po' effetto non leggere le tre lettere "FCA", rappresentate idealmente solo dai pezzi pregiati della collezione torinese, Ferrari e Maserati.

Nessuna traccia dei francesi di PSA, Peugeot e Citroën, che hanno scelto di mandare solo "DS", l'elegantona di famiglia, e neanche dei giapponesi Nissan, restii perfino a concedere la gita tedesca al premium brand Infiniti. Assenza quasi giustificata per Volvo, che da tempo ha scelto di concentrare le forze sull'appuntamento di Ginevra, e appena meno chiara per Tesla, che proprio in Germania sta vivendo un periodo di grande apprezzamento.

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