Happy birthday, Jimi

| Avrebbe compiuto 75 anni oggi Jimi Hendrix, uno dei più grandi chitarristi della storia, morto a soli 28 anni in una stanza di un hotel di Londra

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Di Germano Longo

"La luce che brilla più forte dura la metà". È come se l'avesse saputo, Jimi, che il destino era appostato nei corridoi del "Samarkand Hotel", al 22 di Lansdowne Crescent, Londra. Era la mattina del 18 settembre del 1970, quando lo trovano cadavere. Stava preparando il nuovo album, "Cry of love", pubblicato l'anno successivo e schizzato ai primi posti delle classifiche Billboard. Secondo i referti ufficiali a ucciderlo sarebbe stato un cocktail letale di alcool e tranquillanti. Non era il primo, non sarebbe stato l'ultimo.

James Marshall Hendrix era figlio di Seattle, la città che tanti decenni dopo avrebbe fatto da culla al "grounge" e ad un altro fenomeno andato via troppo presto di nome Kurt Cobain. Per l'anagrafe, a cui certe cose non importano, Jimi era l'errore di calcolo di James e Lucille, due giovani afro-americani: la mamma, appena diciassettenne se ne sarebbe andata quando lui aveva 16 anni. È il padre a crescerlo e a vivere i primi passi della leggenda, aiutandolo a costruire qualcosa di simile ad una chitarra usando una scatola per sigari.

Nel 1959, Hendrix forma un gruppo e tocca per la prima volta le tavole del palcoscenico: è quello il mondo in cui vuole vivere. Molla la scuola e fa esperienza in tutte le band che gli capitano, tanto non trova nessuno a dirgli di no, perché con la chitarra ci sa fare davvero. Ma siccome nulla accade per caso, è un arresto per furto d'auto, con pena di otto settimane da scontare in un campo di addestramento militare, a mettere Billy Cox sulla strada di Jimi. Billy è un bassista: i due formano un gruppo e attraversano l'America per arrivare a Nashville, la capitale della musica country. Suonano nei locali per paghe da fame, Hendrix partecipa anche a incisioni come session, poi inizia a girovagare per gli States, in cerca di una scusa buona per fermarsi. La trova a New York, dove la scena musicale sta vivendo un momento di grande fermento. Hendrix rimedia paga e scrittura dalla "Isley Brothers Band", ma soprattutto resta fulminato dallo stile di Bob Dylan.

Ma per arrivare a qualcosa che abbia l'inconfondibile odore del successo Jimi deve aspettare il 1966, quando crea il suo vero primo gruppo: una band che costringe perfino la distratta New York ad accorgersi che un talento è arrivato in città. Hendrix incontra e fa amicizia con un altro dei suoi idoli, Frank Zappa, trovando la strada giusta anche per farsi ricevere dal manager e dal produttore dei Rolling Stones. Lo ascoltano, ma sbadigliando rispondono che non la cosa non gli interessa.

Deluso e amareggiato, Hendrix lascia New York per Londra, dove gli assicurano che Eric Clapton, all'epoca chitarrista dei "Cream", non è affatto difficile da avvicinare. Ritrovato slancio ed entusiasmo per la musica, Jimi fa le valigie e crea un altro progetto, i "Jimi Hendrix Experience", un impasto sonoro di grande impatto formato dalla sua chitarra, dal basso di Noel Redding e dall'indiavolata batteria di Mitch Mitchell.

È fatta: sono gli "Who" a convincere la loro casa discografica che Hendrix è un talento che vale la pena mettere sotto contratto. Ha un aspetto selvaggio, violenta letteralmente le sue chitarre con i distorsori e i suoni dei pickup contro gli amplificatori, quelli che tutti gli altri considerano rumori. Suona con i denti, contro l'asta del microfono e quando ha finito dà fuoco alla chitarra, perché ha dato tutto quel poteva e merita la pace.

La consacrazione arriva sul palco del "Monterey International Pop Festival", uno degli eventi più celebri dell'estate dell'amore del 1967 sulla costa californiana.

Due anni dopo è nella line-up del Festival di Woodstock, l'appuntamento musicale più celebre della storia. La sua esibizione, due ore di musica, si chiude con "Star-Spangled Banner", l'inno americano, suonato alternando i suoni della sua Fender a suoni e rumori di bombardamenti. Il 30 agosto del 1970 è anche fra gli artisti del Festival dell'Isola di Wight, mentre manager e produttori si lisciano le mani in attesa di un tour europeo che promette il tutto esaurito ovunque, vista la celebrità che ormai precede Jimi Hendrix, quello che tutti chiamano il più grande chitarrista della storia.

Il 6 settembre di quell'anno, sale sul palco di un altro festival, quello di Fehmarn, in Germania: è la sua ultima esibizione dal vivo.

Era nato il 27 settembre del 1942: esattamente 75 anni fa. Ma la mattina del 18 settembre 1970, di anni ne aveva solo 28.

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