I 40 anni di Louise Brown, la prima bimba in provetta

| Compleanno tondo per la protagonista di un caso che alla fine degli anni Settanta ha diviso in due il mondo intero. Oggi è la madre di due bambini nati in modo naturale, ma sulla sua vicenda ha scritto un libro

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Lesley e John Brown non riuscivano ad avere un figlio. Ci avevano provato per nove anni, finendo quasi per perdersi dietro a quel desiderio: lei era ormai vicina alla depressione, lui aveva perso la testa per un’altra e stava per andarsene di casa, per tornare indietro all’ultimo. C’era un’ultima possibilità prima di gettare la spugna: rivolgersi a Patrick Steptoe, un ginecologo di Oldham che era già finito agli onori delle cronache per una tecnica di cui si parlava da un po’, che sembrava risolvere l’occlusione della tuba. Il dottor Steptoe però ha altro in serbo: da tempo collabora con uno scienziato di Cambridge, Robert Edwards, per studiare la fecondazione in vitro. Il caso di Lesley e John Brown è disperatamente perfetto per provarci: i due accettano, e nell’autunno del 1977 la gravidanza di Lesley ha inizio.

È una storia sensazionale che divide l’opinione pubblica e finisce per rimbalzare nelle redazioni dei giornali, pronti a sguinzagliare reporter e fotografi che diventano il tormento dei coniugi Brown. Almeno fino a quando i due non scendono a patti con il “Daily Mail”, che per 300mila sterline si assicura l’esclusiva della vicenda e ingaggia anche guardie del corpo che tengano lontana la concorrenza.

A sei settimane dal parto, i medici si accorgono di un problema: la pressione sanguigna di Lesley è troppo alta e la bimba che ha in grembo è troppo piccola rispetto ai normali parametri di crescita. Davanti ai due medici un bivio sconcertante: praticare un cesareo e salvare sicuramente la mamma, ma forse non la bambina, oppure andare avanti e rischiare di perdere o forse salvare tutte e due.

Ma da qualche parte doveva esserci scritto che questa storia dovesse finire bene: cinque settimane di riposo assoluto permettono alla piccola di prendere il peso sufficiente per affrontare il cesareo.

Il pomeriggio del 25 luglio 1978, nel reparto ginecologia dell’ospedale di Oldham, viene al mondo Louise Joy Brown, la prima bambina al mondo nata attraverso la fertilizzazione in vitro. Pesa 2,608 kg ed è una bimba così bella da costringere i giornali a definirla “la neonata perfetta”, “la bambina del secolo” e “l’adorabile Louise”.

Nel 1982 sarebbe nata sua sorella Natalie, anche lei concepita in vitro: Louise si è sposata nel 2004 e nel 2006 ha partorito in modo naturale suo figlio Cameron, seguito nel 2013 da Aiden.

Sulla soglia dei quarant’anni, Louise Brown ha raccontato la storia della sua nascita, l’evento che avrebbe cambiato per sempre la storia della medicina, nel libro “40 years of IVF - My life as the world’s first test tube baby”. “Una recente ricerca afferma che dopo di me otto milioni di persone siano nate attraverso la fecondazione in vitro. Purtroppo mia madre, mio padre, il dottor Steptoe e il dottor Edwards sono morti: a loro voglio dire grazie per tutto quello che hanno fatto. Una volta ero l’unica al mondo: ora siamo milioni e non possiamo più essere ignorati”.

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