I 70 anni di Hillary Clintonla donna che visse più volte

| Predestinata ad una carriera di prestigio, segue il marito Bill alla Casa Bianca ma sogna da sempre di diventare il primo presidente donna. La sconfitta con Trump è un prezzo che sta pagando ancora oggi

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Di Germano Longo

Non è un compleanno semplice per Hillary, e non solo per le questioni anagrafiche, che la portano a suonare la campanella dei 70, ma per i nuovi fascicoli del "Russiagate" svelati dal New York Times che raccontano di un'indagine su un gruppo di investigatori privati assunti dal Partito Democratico in piena campagna elettorale, con il compito di raccogliere informazioni su Donald Trump. Il nome di Hillary compare subito dopo quello di Obama: neanche questa volta le riesce di essere la prima.

E dire che tutta l'esistenza di Hillary Diane Rodham, nata nella ventosa Chicago il 26 ottobre del 1947, sembrava averla programmata per arrivare ovunque. Rampolla di una ricca famiglia metodista, due fratelli, padre capitano d'industria, si impegna fin da piccola, scalando ogni possibile ruolo nelle scuole che frequenta fino a diventare membro della "National Honor Society". Diplomata con il massimo dei voti e fra gli applausi dei professori, si avvicina alla politica lavorando come volontaria per Barry Goldwater, candidato repubblicano alle presidenziali del 1964.

Il suo destino è Yale, una delle più esclusive università americane, palestra per la classe dirigenziale statunitense, ma accompagna gli studi - nuovamente brillanti - con una voglia crescente di impegno sociale: si batte senza sosta per i diritti dei bambini e delle famiglie.

La laurea le apre le porte del "Children's Defense Found", un team di avvocati specializzato nella difesa dei minori, e subito dopo nel "House Judiciaru Committee", l'ente che ha il compito di decidere sull'impeachment di Richard Nixon, il presidente travolto dallo scandalo Watergate. È anche la prima donna a diventare socio dello studio "Rose Law Firm", uno dei più celebri ed esclusivi d'America.

Avrebbe la strada spianata per andare dove preferisce, le basterebbe solo scegliere, ma nella vita di Hillary lanciata al galoppo arrivano le questioni di cuore: si innamora di William Clinton, rampante giovane nativo dell'Arkansas conosciuto nella biblioteca di Yale. Se ne innamora, nel 1975 accetta di sposarlo e cinque anni dopo diventa mamma di Chelsea, la loro unica figlia. Una scintillante carriera legate buttata al vento, dicono quelli che la conoscono, ma evidentemente non abbastanza. Anche in Arkansas, stato molto più umile e contadino del suo Illinois, Hillary scala tutto ciò che è scalabile: crea dal nulla e poi coordina il lavoro di un gruppo di legali, l'"Arkansas Advocates for Children and Families" e alla faccia di chi non ci credeva, entra nell'elenco dei "Legale Services Corporation", la lista dei 100 avvocati più influenti d'America, ma soprattutto si cala nei panni della grande donna che ogni grande uomo deve avere al suo fianco, spingendo e consigliando il marito verso la scalata al partito democratico, culminato con la carica di governatore dello Stato.

Il difficile ruolo di una First Lady

Anni di sforzi e impegni premiati come si deve nel 1992, quando Bill entra alla Casa Bianca, accompagnato Hillary e la piccola Chelsea. Per due mandati, fino al 2001, lei assolve al compito di First Lady, figura molto delicata e per nulla marginale sulla delicata bilancia del gradimento pubblico americano. Il ruolo che si ritaglia è quello a lei più consono: ovunque arrivi, in compagnia di Bill o da sola, denuncia la situazione delle donne e i loro diritti calpestati. È il marito a volerla a capo della squadra che deve studiare la delicata riforma della Sanità americana, che passerà alla storia come "Hillarycare" anche se conclusa con una bruciante sconfitta all'esame delle due camere.

Meno brava si dimostra quando è costretta a ingoiare lo scandalo Lewinsky, dal nome della stagista della White House con cui Bill ha avuto una relazione segreta che rischia di costargli l'impeachment. Stringe i denti, Hillary, guadagnandosi la fama di First Lady più influente dai tempi di Eleanor Roosevelt.

Il riscatto, dopo anni di critiche e ironie feroci, arriva nel 2000, quando Hillary diventa la prima donna candidata al Senato degli Stati Uniti, in rappresentanza dello Stato di New York, con Rudy Giuliani come avversario, costretto a ritirarsi poco dopo per problemi di salute. Non c'è storia: il 7 novembre 2000 Hillary Clinton stravince con il 55,27% dei voti.

Otto anni dopo, con alle spalle ormai un intenso programma di allenamento nei meandri della politica americana, Hillary annuncia la sua candidatura alle primarie che porteranno alle Presidenziali del 2008. Questa volta, malgrado l'appoggio e i grandi capitali a disposizione per la campagna, Hillary si ferma di fronte al nome dell'enfant prodige dei Democratici americani: Barack Obama. Otre allo slogan "We can" che fa leva sulle classi più umili della società americana, Obama riceve un inaspettato e involontario endorsement proprio da Bill Clinton, che in un comizio in South Carolina definisce Obama un "candidato nero".

Sotterrate le asce di guerra, Barack rende onore al merito della battagliera sfidante affidandole il delicato ruolo di Segretario di Stato. Non è un incarico semplice: Hillary deve vedersela con l'attacco al consolato di Bengasi, la primavera araba, la cattura di Osama Bin Laden, la guerra in Libia, quella in Siria e le nuove tensioni con la Russia.

Una sconfitta che brucia

Si arriva alla storia più recente, quando Hillary annuncia di volersi candidare nuovamente alle presidenziali americane: è il 15 aprile del 2015. Questa volta, dicono gli esperti, potrebbe farcela davvero, entrando nella storia come la prima donna a capo della Casa Bianca in 240 anni di storia americana. Inizia un'aspra battaglia con Bernie Sanders, senatore del Vermont che sembra più gradito all'elettorato democratico. Al termine di un testa a testa dai toni spesso molto accesi durato mesi, è Hillary a spuntarla, accompagnata dall'endorsement dei più bei nomi di Hollywood.

Di fronte a lei si staglia Donald Trump, il "tycoon" che tutti davano per una meteora, capace di sbaragliare la concorrenza repubblicana per presentarsi come il vero e unico cambiamento possibile per l'America 2.0. La campagna elettorale non perdona: compaiono email segrete ed indagini dell'FBI, mentre Hillary sminuzza l'avversario in ognuno dei tre faccia a faccia televisivi. Chiude la campagna elettorale a Philadelphia, accompagnata da numeri che la danno saldamente in vantaggio.

Il 9 novembre 2016, lo shock: Donald Trump è il 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America.

Una sconfitta che fa male, a cui Hillary reagisce chiudendosi nella residenza dei Clinton a Chappaqua, piccolo centro nello stato di New York. A lunghe passeggiate alterna i capitoli di un libro dal titolo sintomatico, "What happened", cosa è successo, in cui tenta di chiarire la tempesta perfetta che le è costata la poltrona della Casa Bianca. Da allora, le sue uscite pubbliche si contano sulle dita di una mano.

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