Quel sogno spezzato
di Martin Luther King

| Cinquant'anni fa Martin Luther King fu ucciso da un sicario inviato da oscure forze di estrema destra. Ci ha lasciato in eredità un messaggio di straordinaria attualità, ma la lotta contro il razzismo è tutt'altro che finita

+ Miei preferiti

di Germano Longo e Massimo Numa

Martin Luther King Jr. nasce il 15 gennaio 1929 ad Atlanta, in Georgia, la città resa celebre da "Via col vento", non a caso l’epicentro del governo sudista che si battè contro l’abolizione della schiavitù nella sanguinosa guerra civile del 1860. Morì il 4 aprile 1968 a Memphis da un killer inviato da oscure formazioni razziste del Sud, in unione con poteri istituzionali che qui in Italia definiremmo “deviati”.  Martin Luther King arrivò in aeroporto a Memphis nella tarda mattinata del 4 aprile 1968: fece in tempo a partecipare a una marcia per la morte di un attivista e poi rientrò, com’era sua abitudine da anni nelle sue visite in quella città, al "Lorraine Motel", in Mulberry Street.

Ci teneva a stabilirsi nella suite "306", al secondo piano , come sempre. Ebbe una serie di incontri in vista della serata in una chiesa: doveva suonare il blues-man Ben Branch, e King gli chiese di intonare il suo inno preferito, "Take my hand, my precious Lord".  Alle 18:01 uscì sul balcone della sua camera per fumare una sigaretta: fu centrato alla testa da una pallottola calibro 30-06 esplosa da una carabina di precisione "Remington".



Al St. Joseph's Hospital arrivò in coma, la sua morte fu annunciata alle 19:05 del 4 aprile 1968. Oggi riposa nel Southview Cemetery di Atlanta.

Volevano farlo tacere per sempre, ma non ci sono riusciti. Il 5 giugno di quello stesso anno, un killer uccise a Los Angeles Robert Kennedy, avviato a vincere le elezioni presidenziali, di cui King era sostenitore. Ai suoi funerali, a cui partecipò una marea immensa di americani, Mahalia Jackson cantò “Take may hand, my precious Lord”.

Fra poche ore sarà passato mezzo secolo dalla morte del reverendo, ma mai come oggi il suo pensiero e il suo modo di lottare contro ogni tipo di razzismo, restano quantomai attuali, come se il reverendo fosse ancora intento a predicare contro la violenza, l’ignoranza, l’arroganza e la prepotenza di chi teorizza la supremazia razziale. La sua lezione andrebbe insegnata anche ai lanciatori di pietre e di molotov di oggi, che usano la violenza per affermare le proprie idee, giuste o sbagliate che siano. Nei due libri già importanti, "Letter from Birmingham Jail", scritta nel 1963, "Strength to love" (La forza di amare) è tracciata la strada per chi davvero crede nella resistenza non violenta. Finì anche in carcere per le sue idee e per le sue azioni, ma la sua popolarità, in tutti gli Stati Uniti, ne uscì rafforzata. Il suo sogno era di fratellanza e di pace, mai di odio, tanto da essere considerato un nemico anche dalle formazioni più estremiste della protesta afro-americana. Incontrò John Fitgerald Kennedy il 23 giugno del 1960, e iniziò un lungo percorso comune che si interruppe solo con l’omicidio in Texas del presidente democratico ad opera, come nel caso di King, di mandanti rimasti segreti ma saldamente collegati agli ambienti reazionari del Sud. 



King fu tra gli organizzatori della leggendaria marcia di Washington, 28 agosto 1963 a cui parteciparono 250.000 persone per celebrare la proclamazione di emancipazione di Lincoln. Fu allora che il reverendo esordì nel suo intervento con le parole "I have a dream", discorso-simbolo della marcia ed uno dei più famosi della storia oratoria americana, paragonabile solo all'"Infamy Speech" di Roosevelt o alla celebrazione di Lincoln dei Caduti nella battaglia di Gettysbourgh. Dopo la sua morte, in 120 città americane ci furono scontri, incendi e saccheggi. Il presidente Lyndon Johnson decretò il 7 aprile giorno di lutto nazionale, ma al funerale mandò il vicepresidente Humprhrey.

Johnson era texano, molto legato alle lobby conservatrici e e ritenne opportuno non esporsi troppo in favore degli afro-americani. Ci furono 46 morti, 2.600 feriti e 21.000 arresti. La moglie Coretta, nel funerale del 9 aprile, dispose che fosse letto il testamento del marito, che voleva per sé una cerimonia semplice e povera. La sua bara fu trascinata da un carro con due asinelli della Georgia, come accadeva per gli schiavi che morivano in catene: voleva essere ricordato come un discepolo di un’idea semplice e rivoluzionaria, umile seguace di Gesù Cristo.



Le indagini di quell'omicidio non si sono, di fatto, mai concluse. Lo sparo (ma non tutti periti balistici furono d’accordo, alcuni avanzarono l’ipotesi di più killer) appostati nella stanza 5b del modesto hotel "Bessie Brower", esattamente di fronte al balcone della suite 306 del Lorraine Motel. La stanza era registrata a nome di John Willard,, pseudonimo utilizzato dall’assassino. Si chiamava James Earl Ray: il Remington con mirino telescopico fu ritrovato nel marciapiede di uno store, a 50 metri dall’hotel, con le impronte digitati di Ray sul calcio e sul grilletto. Arrestato l'8 giugno all'aeroporto Heatrhorw di Londra, tentava di fuggire dal Regno Unito con un falso documento canadese a nome di Ramon George Sneyd con un volo diretto a Bruxelles, dove sarebbe stato accolto da alcuni sostenitori. Gli pagarono gli avvocati e lui non chiarì mai chi gli aveva commissionato l’omicidio e per quanto denaro. Il 10 marzo 1969 venne condannato a 99 anni di reclusione. E’ morto 70enne nel carcere di Nashville, in Tenessee. Pregiudicato per gravi reati, origini irlandesi, pluri-evaso, non ha mai voluto rivelare chi gli procurò il passaporto canadese con cui era riuscito a fuggire in Europa dopo il delitto, né come si procurò il secondo. Ma durante la breve latitanza aveva molto denaro a disposizione. Tacque per non fare la fine di Lee Oswald, l’assassino di Kennedy, ucciso poche ore dopo quel delitto. Ray ha sempre affermato di essere innocente. Ma nulla di più.



Articoli correlati
Video
Galleria fotografica
Quel sogno spezzato<br>di Martin Luther King - immagine 1
Quel sogno spezzato<br>di Martin Luther King - immagine 2
Quel sogno spezzato<br>di Martin Luther King - immagine 3
Quel sogno spezzato<br>di Martin Luther King - immagine 4
Biografie - anniversari
Quel che resta del Muro
Quel che resta del Muro
30 anni fa, i berlinesi davano l’assalto a “Die Mauer”, il muro che li aveva divisi per quasi un trentennio. Oggi, celebrazioni e malinconie a parte, quel che resta è un’attrazione per turisti
Coppi, l’amante, il fratello e tutto quanto
Coppi, l’amante, il fratello e tutto quanto
La vita del campionissimo fu sfortunatamente breve ma intensa. Vinse ovunque, fece scandalo nella bigotta Italia degli anni Cinquanta, divise l’Italia per la rivalità con Bartali e perse un fratello, corridore come lui
Quel gran genio di mio marito, Lucio Battisti
Quel gran genio di mio marito, Lucio Battisti
Ricorre oggi l’anniversario della morte del grande cantante, che la moglie ha sempre cercato di proteggere da ogni speculazione tesa a sfruttare la sua opera. A volte in modo ritenuto eccessivo da amici, collaboratori e fan
Addio a Peter Fonda
Addio a Peter Fonda
Il leggendario interprete di Esay Rider si è spento a Los Angeles a 79 anni. Era malato da tempo
La bionda che riuscì a non invecchiare
La bionda che riuscì a non invecchiare
Con la morte del 5 agosto 1962, Marilyn Monroe è entrata nella leggenda. Ufficialmente la causa del decesso è il suicidio con barbiturici ma sono numerosi i sospetti che indicano responsabilità della mafia o dei servizi segreti
Strage di Bologna, la verità è ancora lontana
Strage di Bologna, la verità è ancora lontana
L'ex Nar Paolo Bellini, prosciolto nel '92, forse era nella stazione. Il frammento di un film lo inquadrerebbe nell'atrio dopo lo scoppio. Il ruolo di Gilberto Cavallini. Esumato il corpo della vittima più vicina all'esplosione
Addio a Luciano de Crescenzo
Addio a Luciano de Crescenzo
Scrittore e filosofo corredato da una forte dose di ironia, aveva trovato il modo di rendere piacevoli a tutti perfino i più temuti mattoni culturali. Personaggio a tutto tondo, aveva lavorato anche per il cinema e la televisione
È morto Andrea Camilleri
È morto Andrea Camilleri
Il grande scrittore, padre del commissario Montalbano, si è spento a Roma, dov’era stato ricoverato d’urgenza per problemi cardiorespiratori. Aveva 92 anni, e si preparava al debutto alle Terme di Caracalla
La morte (inutile?) di un 'eroe borghese'
La morte (inutile?) di un
Addio a Lee Iacocca, il signore dell’auto
Addio a Lee Iacocca, il signore dell’auto
Un nome leggendario che dalla Ford era passato alla Chrysler salvandola dalla bancarotta. Di origini italiane, è stato l’incarnazione del sogno americano