Potessi provarci ancora, John (Lennon)

| Compirebbe 77 anni oggi John Lennon, un mito che se n'è andato prima di diventare un attempato signore inglese, o forse un impenitente rivoluzionario

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Di Germano Longo

Chissà cosa farebbe, cosa avrebbe cantato, su che battaglie sociali si sarebbe intestardito uno fatto così. L'elenco di dubbi potrebbe continuare, e quasi all'infinito, perché restano migliaia di domande senza risposta pensando che John Lennon, proprio oggi - lunedì 9 ottobre 2017 - avrebbe compiuto 77 anni, se 37 anni fa uno dei tanti pazzi armati d'America avesse puntato da un'altra parte la sua pistola.

È difficile immaginare chi sarebbe John Lennon oggi, se un vecchietto tinto che pur di specchiarsi in qualche monitor avrebbe accettato di fare da giudice in un talent, o malgrado gli anni ammucchiati sui calendari, la solita, potente e irriverente voce fuori dal coro, uno che oggi userebbe anche il web per muovere le masse.

La bellezza, l'unica possibile che ci resta, quando il destino porta via i più grandi troppo in fretta, è il fermo immagine: restano per sempre così com'erano allora, senza un capello bianco, una ruga del tempo e magari qualche scivolone della carriera, crocifissi da critiche e classifiche.

"Tutti ti amano quando sei due metri sotto terra": così ripeteva lui stesso, con la certezza che l'unica via di salvezza terrena fosse proprio quella di sparire per tempo, glorificato anche da chi allora non lo sopportava.

Quando se n'è andato, all'incrocio dei colpi di pistola dell'8 dicembre 1980, Lennon aveva 33 anni e il lusso guadagnato sul campo di poterle cantare a tutti come gli pareva.

Era nato a Liverpool - ma questo lo sanno anche le pietre - nel 1940: anni difficili, in cui Hitler e Mussolini avevano deciso di togliere il sonno al pianeta e Charlie Chaplin provava a farlo sorridere. Fin dall'inizio, John non è uno che ha vita facile: i genitori vanno e vengono, ma più spesso vanno, e lui cresce con l'amata zia Mimì, una tipa tosta che prova a dargli un ordine e un'educazione, ma inutilmente. John è un ribelle che ruba le mele dagli alberi e guarda le sottane alle ragazze. Scopre la musica e nel giugno del 1957, a 17 anni, sale sul palco per la prima volta con i "Querry Man", la sua prima band.

Il resto, forse, anche stavolta non è neanche il caso di raccontarlo: sulla strada di Lennon arrivano alla spicciolata gli altri tre - Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison - quelli con cui avrebbe costruito il mito inossidabile dei "Beatles", i quattro ragazzini che cambiarono la storia della musica, ma senza neanche rendersene conto. Dai club pieni di fumo e risse, quei quattro figli della Liverpool operaia destinati a una fabbrica, un mutuo, una pattuglia di figli da sfamare ed il pub dove stonarsi la sera, scalano tutte le classifiche possibili, diventano miliardari e baronetti, poi finiscono per mangiarsi a vicenda, evitando tutto e tutti per anni ma del tutto incapaci di reagire quando si scontrano con loro stessi. Come era stato per Elvis e come sarà dopo per decine di altre stelle cadute in basso, il successo sembra uno straordinario regalo del destino, ma se non lo sai addomesticare diventa una belva assetata di sangue.

Nell'aprile del 1970, dopo appena otto anni, i Beatles si sciolgono. Da amici che hanno diviso fame e speranze finiscono per guardarsi in cagnesco, rilasciando dichiarazioni in cui prendono le distanze uno dall'altro. Il meno preoccupato per la separazione sembra proprio Lennon, che liquida l'esperienza con la band dicendo di credere solo in se stesso, e naturalmente in Yoko, sua moglie per lo stato di famiglia, ma molto di più per la sua anima inquieta.

Ed è talmente convinto di ciò che dice, John, da sbattere la porta in faccia a tutto, cercando casa dall'altra parte dell'oceano, a New York, malgrado gli americani lo considerino un ospite scomodo da tenere sotto controllo per alcune idee troppo pacifiste che hanno messo in allarme i mastini dell'FBI.

Libero da ogni contratto, l'ex Beatle è finalmente libero di volare, ormai pronto per diventare soltanto John Lennon: scrive brani indimenticabili, si fa fotografare a letto con la moglie per protestare, disegna, suona, incontra intellettuali, vive d'arte e d'amore.

Il destino sembra compiuto e il futuro, a quel punto, anche. All'appello manca solo la sera dell'8 gennaio 1980, davanti al Dakota Building, l'elegante palazzo affacciato sul Central Park di New York, dove John e Yoko hanno preso casa da qualche anno. Alle 22:51, mischiato alla solita ressa di fans che presidia l'ingresso, lo aspetta anche Mark Chapman, 25 anni passati fra tossicodipendenze e problemi psichici. Gli scarica addosso cinque colpi, togliendo di mezzo un idolo che a tutti, appassionati o meno, sarebbe piaciuto vedere in giro ancora oggi. A 77 anni compiuti.

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