Robert Capa: una vita in guerra

| I migliori scatti di un grande maestro della fotografia sono protagonisti di una retrospettiva ospitata a Trieste, per celebrare i 104 anni dalla sua nascita. Un uomo vissuto fra gente che combatteva, sempre pronto a partire con la sua Leica

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Di Germano Longo

"Per un reporter di guerra, perdere un'invasione è come rifiutare un appuntamento con Lana Turner". Di appuntamenti, Robert Capa non ha perso uno in vita sua, che fosse con una guerra, una donna o con il destino. Un maestro assoluto della pericolosa arte di fotografare quelli che combattono, cristallizzando istanti che sanno raccontare senza bisogno di commenti. Di guerre da vicino, nella sua carriera ne segue cinque, forse più della maggior parte di coloro che fanno i soldati di mestiere, ed ogni volta è capace di trovarsi esattamente al centro dell'azione armato solo della sua Leica, che funzionava bene, ma contro i proiettili serviva a poco. I suoi scatti riempiono le prime pagine delle più importanti riviste del mondo, e da lì diventano denuncia, testimonianza, prova tangibile del sacrificio di tutti coloro che muoiono perché credono in qualcosa.

Robert Capa, centoquattro anni fa esatti nato Endre Ernö Friedmann a Budapest, è il protagonista di una retrospettiva ospitata al Museo dell'Immagine di Trieste, organizzata dalla "Fondazione Alinari per la storia della fotografia". Un'esposizione articolata su una trentinma di scatti in bianco e nero che ripercorrono cinque conflitti vissuti in prima persona dal più celebre fotoreporter di guerra della storia.

Un uomo in prima linea

Fotografo in cerca di fortuna, quand'era molto giovane fugge dall'Ungheria temendo di essere nel mirino del partito di estrema destra: sbarca in Germania, ma quando anche lì l'aria si fa pesante scappa a Parigi e cambia nome e cognome diventando per tutti Robert Capa, un misterioso e affascinante fotografo americano che in valigia ha piegato la voglia di scoprire la vecchia Europa. Nel 1936 lo scatto che gli cambia la vita: la morte di un miliziano spagnolo ritratto nell'esatto momento in cui una pallottola dei franchisti lo colpisce alla testa. Si discuterà parecchio sull'autenticità di questa foto, ma da quel momento non ci sarà più guerra che possa fare a meno di Robert Capa.

Nel 1943 vola in Sicilia con gli alleati per documentare le fasi dell'Operazione Husky, quella da cui inizierà la liberazione italiana, e un anno dopo si mescola all'inferno di Omaha Beach, in Normandia, sulle spiagge dello sbarco del "D-Day": per un errore del laboratorio di sviluppo si salvano solo 11 scatti, comunque uno più memorabile dell'altro.

Fra una guerra e l'altra torna a Parigi, e nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e William Vandivert fonda l'agenzia "Magnum", basata su un principio fondamentale: i fotografi non devono cedere mai a nessuno i diritti dei loro scatti. Quello di Capa è ormai un nome che conta: diventa amico e ritrae celebrità del suo tempo come Picasso, Matisse ed Hemingway. Con Ingrid Bergman, vive un'intensa e travagliata storia d'amore.

Ma nella vita di Capa non c'è mai molto tempo per fermarsi: nel 1954, un altro conflitto sta infiammando un angolo di mondo lontano. Questa volta la destinazione è Hanoi, Vietnam, per seguire da vicino la prima guerra d'Indocina al seguito del contingente francese. Sale su una collina per fotografare un'azione nei dintorni di Thai-Binh, ma mette il piede su una mina antiuomo. Aveva 41 anni, e le guerre dopo di lui non sono più state le stesse.

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