29 settembre, seduto in quel caffè...

| La leggenda di “29 Settembre”, uno dei brani più celebri della coppia Mogol-Battisti, portato al successo dall’Equipe 84

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Di Germano Longo
Il 29 settembre non è la data del 1829 in cui viene istituita “Scotland Yard”, neanche quella del 1961, quando il “New York Times” si accorge del talento di Bob Dylan, e nemmeno la stessa data del 1979, con Giovanni Paolo II che diventa il primo Papa a visitare l’Irlanda. Inutile pensare perfino al 29 settembre del 1995, data resa celebre dal presidente americano Bill Clinton, che messo alle strette ammette per la prima volta l’esistenza dell’Area 51, in Nevada. Niente da fare, siamo lontani.

Il 29 settembre, almeno da queste parti, è sinonimo del brano omonimo, quello che inizia con due frasi irresistibili che tutti hanno fischiato, cantato e sussurrato almeno una volta nella vita: “Seduto in quel caffè, io non pensavo a te”.

Un successo senza tempo della coppia d’oro della musica italiana Mogol-Battisti, che ai tempi – nel 1967 – scaldavano i motori e ancora non erano infallibili, ma semplicemente due spiantati che cercavano una porta da aprire nel mondo della musica.

La leggenda vuole che Mogol abbia presentato un demo di “29 Settembre” ai discografici, e questi per tutta risposta gli abbiano risposto “carino, ma non farlo cantare a quello là”. Quello là era Lucio Battisti: quando si dice fiuto.

Pur di iniziare in qualche modo, Mogol e Battisti si rivolgono all’Equipe 84, uno dei tanti complessi beat (il termine band non era ancora sbarcato) che cavalcano il fermento musicale italiano. Arrivano da Modena, nati dalla fusione di altri due complessi: la voce la mette Maurizio Vandelli, il ritmo “centimetro”, soprannome del batterista Alfio Cantarella, il basso Victor Sogliani e la chitarra solista Franco Ceccarelli. Quanto basta: “29 Settembre” diventa un successo enorme che svetta ai primi posti della hit-parade, vendendo 550mila copie nel giro di pochi giorni. A consacrarla ci pensano anche Arbore e Boncompagni dai microfoni di “Bandiera Gialla”. 

È un brano che manda in frantumi schemi e regole che sembravano immutabili: per la prima volta il testo si riferisce ad un uomo che racconta il tradimento della sua donna, la musica invece si ispira ai “Byrds” e ai “Cream” che proprio in quegli anni stavano imponendo ovunque i principi del folk-rock, roba mai sentita prima.

La data che fa da titolo, in realtà, è solo una scusa usata da Mogol per rendere omaggio a Serenella, la sua prima moglie. E a proposito di date: il singolo è uscito nel marzo del 1967, ma per tutti quella che vale è un'altra, il “29 Settembre”.

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