Buio pesto sul mercato dell’auto

| Una flessione improvvisa del -25,37%, dovuta ad una congiuntura di nuvole nere e pensieri nefasti, ha guastato la ripresa dell’automobile. Per qualcuno è una pausa fisiologica

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Di Germano Longo
“Senza un accordo, imporremmo dazi sulle auto europee”: il freschissimo tweet di Donald Trump si aggiunge a numeri che hanno tolto il sonno agli analisti. Dopo l’entusiasmante corsa di agosto, con un +9,65%, il mercato auto ripiomba nel buio, chiudendo il mese di settembre con un preoccupante -25,37%: 124.967 immatricolazioni, che significano ben 42mila in meno rispetto ad un anno fa.

Difficile dire con esattezza a cosa sia dovuta la contrazione, ognuno ha la sua formula: qualcuno parla di una nuova ventata d’aria densa di incertezze che spinge le famiglie a tenersi in garage l’auto vecchia, secondo altri la battaglia economica appena iniziata fra l’Italia e la UE fa temere rappresaglie che peseranno sulle tasche degli italiani, altri ancora sono propensi a optare per una grande confusione generata dalle normative antinquinamento che limitano la circolazione, condannando a morte il diesel attraverso una vera campagna di demonizzazione.

Comunque la si guardi, è una debacle che guasta un’annata avviata verso una chiusura quantomeno confortante, con numeri che per i primi nove mesi parlavano di 1.491.261 unità, “solo” il 2,8% in meno del 2017.

Il diesel, c’era da aspettarselo, sono quelli che pagano di più: -38% in settembre per un -9% annuo, il 47,6% del mercato, una cifra così bassa non si vedeva da almeno un decennio. Meno eclatante il crollo delle auto a benzina, che in settembre contiene la flessione in un -6% mantenendo il segno più – anche se di poco – nei conti annuali, dove registra il +2%. Le uniche a crescere sono le elettriche, che per quanto guadagnino terreno restano comunque una fettina del mercato che da sola non basta a dare sollievo ai numeri.

Cala anche l’usato, mercato che in genere nei periodi di crisi vive un fermento, con 339.354 passaggi di proprietà, il 7,94% in meno del 2017.

Nel dettaglio, i marchi italiani mettono insieme 28.554 immatricolazioni: il -39,8% e una quota di mercato del 22,8%. FCA si salva in zona Cesarini con la Fiat Panda e la 500, che insieme mantengono lo scettro di più vendute nel segmento delle utilitarie con il 49%. Tengono duro anche la Tipo, primo modello fra le medie-inferiori, e l’Alfa Romeo Stelvio, primo dei Suv di taglia media.

Il calo è a doppia cifra per tutti: Mercedes si ferma al -10,24% e Audi al -51,17%. Dal segno meno si salvano solo in due: Kia, che chiude con il +11,19% e Volvo, +38,90%.

L’Anfia il Centro Studi Promotor tendono a gettare acqua sul fuoco, parlando di una contrazione fisiologica che dovrebbe normalizzarsi nel quarto trimestre, assorbendo lo stock di vetture immatricolate Euro 6B, e di un moderato ottimismo dei concessionari per i prossimi mesi.

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