FCA e PSA verso la fusione?

| L’entusiasmo del gruppo francese (e il silenzio degli italiani), porta comunque bene al gruppo italiano, che fa un balzo in avanti in borsa. Insieme darebbero vita al quarto colosso mondiale

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Piace a Piazza Affari la notizia del momento, quella che vuole in rotta di avvicinamento gli italiani di “FCA Group” e i francesi di “PSA”. È bastata la notizia perché le azioni Fiat-Chrysler salissero del 5%. In ballo c’è una fusione che potrebbe portare alla creazione di un player automobilistico automobilistico da 8,5 milioni di auto all’anno, mettendo insieme i 4,7 milioni degli italiani e i 3,9 milioni francesi. Sulla fusione, fra l’altro, è arrivato il placet di Carlos Tavares, CEO del gruppo “PSA”, e quello di Robert Peugeot, discendente dei fondatori e amministratore delegato della “FFP”, la holding di famiglia: “Abbiamo appoggiato il progetto Opel nel 2017, e se si presentasse un’altra occasione, non saremo certo noi a frenare. Certo, serve sempre un ‘allineamento degli astri’ perché un sogno si concretizzi”. Allineamento che, secondo gli analisti, ha senz’altro FCA sulla cima dei desideri, ma che al momento non esclude Jaguar-Land Rover e/o General Motors.

Un via libera confortante, visto che gli eredi della dinastia Peugeot, insieme allo Stato detengono il 12,23% le quote di maggioranza del PSA Group, con una percentuale uguale nelle mani dei cinesi “Dongfeng”. E non basta ancora, perché in un comunicato della “Societé Generale”, lo stato non avrebbe nulla da eccepire alla fusione fra FCA e PSA, così come ha fatto per “Renault-Nissan-Mitsubishi”.

I francesi navigano in ottime acque: il 2018 si è chiuso con un utile netto da record: 2,83 miliardi di euro, che significa +47% rispetto all’anno precedente. Aumento anche dei ricavi, saliti 74,03 miliardi di euro (+18,9%) grazie anche alla sinergia con i marchi Opel e Vauxhall: in totale, 3,88 milioni di veicoli messi al caldo, malgrado un forte calo di vendite registrato in Cina.

A Tavares piace molto il posizionamento nell’area “Nafta” di FCA (l’accordo nordamericano di libero scambio commerciale), che aprirebbe nuovi scenari internazionali a PSA, mentre agli italiani, al contrario, fa gola la fetta di mercato europea conquistata dai transalpini. C’è anche di mezzo il rischio che corre FCA di incappare in sanzioni europee per le emissioni inquinanti, superato d’un balzo grazie alle tecnologie dei francesi su ibrido ed elettrico.

Insieme, rappresenterebbero il quarto gruppo mondiale, dietro Renault-Nissan-Mitsubishi, Volkswagen e Toyota.

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