Hyundai scala FCA
Marchionne ha detto no

| Lo ha rivelato, per l’ennesima volta, un quotidiano economico asiatico. La condizione sarebbe una discesa del valore in borsa. Secca smentita di Hyundai, segue il "no" del Ceo Fca. Ma non è tutto chiaro

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Chiamarla indiscrezione è troppo poco, ma definirla una fake news anche: da tempo, dentro e fuori i corridoi di FCA, circola un rumors che vuole il marchio Fiat impacchettato e pronto ad essere ceduto al miglior offerente. Una notizia di cui ci siamo ampliamente occupati tempo fa (il nostro articolo al fondo, fra i pezzi correlati) e che per l’ennesima volta torna ad assumere i contorni di una svendita in atto.

Proprio in queste ore, alcuni quotidiani come “Asia Times” riportano la notizia di manovre di “Hyundai Motor Company”, colosso sudcoreano e quarto produttore al mondo di autoveicoli, pronto a rilevare quel che resta di Fiat-Chrysler. L’operazione sarebbe già pianificata, con tempi brevissimi, compresi fra l’estate e il maggio del prossimo anno, esattamente la data ultima della permanenza di Sergio Marchionne nel gruppo ex torinese. La sola condizione, una discesa del valore dei titoli che questa mattina, con il diffondersi della notizia, crescevano del 5,6%.

Nell’ombra dell’operazione, che porterebbe lo storico marchio della famiglia Agnelli in mani straniere sarebbe gestito dal fondo “Elliott Management Corporation”, società americana specializzata nella gestione di investimenti guidata dall’imprenditore newyorkese Paul Singer. Un fondo hedge fra i più grandi al mondo che gestisce i debiti di paesi in default come Perù, Argentina e Congo, oltre a possedere il Milan e risultare nell’elenco degli azionisti di Hyundai.

Una notizia che in fondo trova conferma nelle parole pronunciate da Marchionne il 1° giugno scorso a Balocco, per la presentazione del prossimo piano industriale. Filtrato con la prossima opa di Hyundai, salta all’occhio la cortina fumogena lanciata per spostare l’attenzione da Fiat e Chrysler ad altri marchi, considerati più redditizi. Anzi, per Fiat e Chrysler sarebbero pronta una delocalizzazione che porterebbe a limitarne il raggio d’azione nei due paesi d’elezione, l’Italia per Fiat e l’America per Chrysler. Inutile pensare di vendere auto troppo americane da queste parti e troppo italiane dall’altra parte dell’oceano.

A stretto giro di comunicati è arrivata la smentita di Hyundai, che ha liquidato la questione alla voce “priva di fondamento”.

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