Demi Moore, un ritratto intimo

| È in uscita “Inside Out”, l’autobiografia di un’attrice che per lunghi anni è stata una delle regine di Hollywood. Un racconto che parte dall’infanzia, dal tentativo di suicidio della mamma e da uno stupro subito a 15 anni

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Di Germano Longo
Non è la prima volta che Demi Moore si mette a nudo: l’ha fatto nel 1991, in una celebre e discussa copertina di “Vanity Fair”, e l’ha rifatto in queste settimane, a 56 anni suonati e con un fisico invidiabile, per la cover di “Harper’s Bazar”. Ma è il 24 settembre prossimo, che Demi si mostrerà per quello che è: senza filtri, senza vergogna, senza timore.

Quella è la data di uscita di “Inside Out”, un’autobiografia che si annuncia come un caso, in cui Demi ha deciso di tracciare la sua carriera raccontando anche e soprattutto quello che i film e le biografie ufficiali non hanno mai detto: un’esistenza difficile e disseminata di dolori che è lontana anni luce dai film di enorme successo e dai privilegi che poteva accampare chi era arrivata a mettere Hollywood ai propri piedi.

Un’anticipazione, Demi ha voluto darla in una lunga intervista concessa al “New York Times”, svelando che nel libro si parlerà delle tre figlie e dei suoi tre matrimoni, due dei quali con Bruce Willis e Ashton Kutcher, ma quella è roba vista e rivista dalle cronache che bene o male tutti conoscono. Quello che non si sa sono un’infanzia triste e per molti tratti drammatica, ed il tunnel della droga che ha rischiato di distruggerla definitivamente, da cui è uscita solo di recente attraverso un complicato percorso mentale, fisico ed emotivo.

“La vita da attrice è emozionante, eppure mi sento molto vulnerabile. Non è come interpretare un personaggio di un film: non c’è qualcun altro che interpreta me”. E la vita che Demi ha deciso di raccontare inizia dalla sua infanzia a Roswell, in New Mexico, la cittadina resa celebre dal presunto incidente di un UFO del 1947: da quando era ancora la piccola Demetria Gene Guynes, nata l’11 novembre 1962. Uno dei primi ricordi, un incubo, risale a quegli anni, quando aveva salvato sua mamma Ginny dal suicidio: “Ricordo le mie piccole dita di bambina che cercavano di tirare via dalla bocca le pillole che aveva cercato di ingoiare, mentre mio padre le teneva la bocca aperta e mi diceva cosa fare. In quel momento, qualcosa di profondo si è rotto dentro di me: la mia infanzia era finita”.

A 15 anni la conferma che anche agli occhi degli altri, Demi non è più una bambina: è vittima di uno stupro. Un anno dopo lascia la casa di famiglia per andare a vivere con Freddy Moore, un musicista che sposa convinta di aver trovato l’amore, ma destinato a naufragare quattro anni dopo fra i continui tradimenti di lui. Debutta al cinema nel 1981 con una piccola parte in “Choices”, quattro anni dopo è nel cast di “St. Elmo’s Fire”, di Joel Schumacher, ma è con “Ghost”, nel 1990, che Demi Moore diventa una stella di Hollywood: bella, intensa e profonda, l’ex ragazzina di Roswell si trasforma in una delle attrici più amate e meglio pagate. Nell’ambiente è soprannominata “Gimme Moore”, un gioco di parole con il suo cognome che significa “dammi di più”. Nulla che non fosse nei suoi diritti: il nome di Demi Moore sulla locandina è sinonimo di successo e incassi sicuri.

Tre anni prima aveva sposato Bruce Willis, un altro pezzo da novanta del cinema: il matrimonio dura appena tre anni, costellati dalle tre figlie, Rumer, Scout e Tullulah Belle.

Cinque anni dopo Willis, Demi sale per la terza volta sull’altare al fianco di Ashton Kutcher. È un matrimonio chiacchierato, com’era stato dall’inizio della loro storia: fra i due ci sono 15 anni di differenza. “Era come se potessi tornare indietro nel tempo e sperimentare ciò che si prova quando si è giovani, molto più di quanto fosse riuscito di fare a me quando avevo 20 anni”. In quel periodo Demi si sottopone a cure per la fertilità, ma l’alcol e gli oppioidi diventano i compagni delle sue giornate. Rimane anche incinta: doveva essere una bambina e lei e Ashton avevano deciso di chiamarla Chaplin Ray, ma un aborto spontaneo cancella ogni cosa.

Divorziano nel 2013, un anno dopo un collasso che l’aveva colpita nella sua residenza di Los Angeles: la ricoverano per disordini alimentari e generici “problemi di dipendenza”, ma è chiaro a tutti che Demi vacilla, è diventata fragile e la sua vita ha raggiunto l’ultimo bivio possibile, quello fra la morte e la voglia di restare ancora qui. “Non avevo più una carriera, nessuna relazione, ero al fondo del tunnel”, racconta al NYT.

“Questo libro è una storia di sopravvivenza, di successo e di resa: è il ritratto onesto e straziante di una donna dalla vita ordinaria e iconica al tempo stesso”, si legge nelle note di presentazione dell’editore di “Inside Out”.

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