Elvis e quel che resta dell’America

| Un road movie attraverso gli States sulla Rolls-Royce del Re del rock’n’roll. La metafora del sogno americano, del tutto identica all’esistenza folgorante e poi distrutta di Elvis Presley

+ Miei preferiti
Di Germano Longo
L’America si stava preparando a scegliere chi mandare alla Casa Bianca: Hillary Clinton, la favorita dai sondaggi malgrado un cognome che sapeva troppo di establishment, oppure Donald Trump, il tycoon, affarista e palazzinaro privo di scrupoli, l’uomo del “Make America great again”.

Come sia andata lo sanno tutti. Ma in quegli stessi giorni, nel bilico di un paese immenso e indeciso, o forse soltanto costretto a turarsi il naso per l’ennesima volta, il regista Eugene Jarecki parte per un “on the road” suggestivo attraverso l’America più autentica, quella delle campagne a perdita d’occhio, dove essere neri è ancora un problema, anche se il nuovo millennio è scattato da un po’.

Non è un viaggio qualsiasi, sulla solita Nissan a noleggio, ma a bordo di una Rolls-Royce Phantom V del 1963 realmente appartenuta al Re, Elvis in persona, la leggenda. È un errore madornale, il primo: con tutte le americanissime Cadillac del garage di Elvis, Jareck sceglie un’auto che per quanto lussuosa e iconica, è pur sempre inglese. Come girare alla scoperta della Liverpool dei Beatles con un’Alfa Romeo.

Nel suo lungo viaggio, da cui nascerà il documentario “The King”, su quei sedili si siedono in tanti: qualcuno canta, altri si commuovono, altri ancora ne approfittano per dire la propria sulle ormai prossime elezioni. Qualcuno ama ancora Elvis come fosse vivo, altri non lo sopportano più. In fondo non importa: ne viene fuori un piccolo e straordinario puzzle di quell’America che “great” forse non si è mai sentita per davvero. Il regista e i suoi ospiti, anche celebri come Alec Baldwin, Rosanna Cash, Billie Holiday, Ethan Hawke, Ashton Kutcher e Lana Del Rey, inframezzano discorsi sul futuro del paese, quanto mai incerto, ad altri su Martin Luther, anche lui “King”, che parlava alle folle usando una musicalità propria. Ad un certo punto del viaggio, Jarecki finisce in una città dove è previsto un comizio di Trump: qualcuno gli mormora che il candidato repubblicano sarebbe disponibile per un breve tratto di strada a bordo della Rolls di Elvis. “Ci ho pensato a lungo, poi ho rinunciato: non potevo permettere che Trump toccasse l’auto di Elvis, rappresentano i due opposti nel significato più profondo dell’America”.

Perché Elvis è stato tutto: il soldato, l’ambasciatore, il portavalori dell’America che allora sapeva far sognare il mondo, il padre del rock’n’roll che ha cambiato i giri a questo pianeta, fino al momento in cui ha staccato la spina, con una morte che probabilmente ha cercato e accolto come una liberazione. “C’è stato un periodo in cui lo facevo uscire dai concerti su un’auto coperto da un lenzuolo, perché le ragazze gli saltavano addosso. Ho continuato a fare lo stesso anche alla fine, perché non vedesse che le ragazze non c’erano più”, ricorda amaro uno dei manager del re.

Un road movie che trasforma Elvis nell’efficace metafora di un paese che il 16 agosto 1977, giorno della morte del re, forse ha definitivamente smarrito la strada, il simbolo dell’ascesa e della rovinosa caduta del sogno americano: da Tupelo, il sobborgo del Mississippi dove Elvis nasce, l’8 gennaio del 1935, a Memphis, la città dove incrocia il suo destino con quello dei “Sun Studios”, il posto in cui incide un 45 giri per fare un regalo a mamma Gladys e papà Vernon. Posti dove migliaia di schiavi si spezzavano la schiena nelle piantagioni di cotone, e che senza saperlo avrebbero fatto la propria parte anche nella costruzione di Elvis, imprimendogli nel Dna i suoni del loro blues. Da lì su attraverso il Midwest, verso New York e poi di nuovo verso il basso, con destinazione Los Angeles e poi Las Vegas, la luminaria d’America. In mezzo le piaghe e le ferite nella pancia di quel che resta dell’impero, fiaccato da scandali, guerre e dal simbolo del dollaro sopra ogni cosa.

Eugene Jarecki non è nuovo a questo genere di operazioni: per due volte ha conquistato il “Grand Jury Prize” al Sundance con altrettanti documentari, “The House I Live In”, che racconta la campagna di proibizione delle droghe e “Why We Flight”, che prende di mira l’apparato militare-industriale statunitense.

“Quando ho raccontato l’idea alla mia famiglia, erano certi che fossi all’inizio di una crisi di mezza età. Ancora oggi, dopo le proiezioni a cui prendo parte, la gente mi chiede: perché usare Elvis come metafora dell’America? Che diamine, Elvis è molto più, è l'America su grande scala, per questo rispondo sempre: “Come potete pensare che fossero separabili?”. Elvis è la rappresentazione del campionario completo delle ossessioni americane: l’amore, il fascino, l’ambizione, il denaro, il successo. Tutto inizia dall’idea che Presley un tempo era giovane, bello e viziato, come lo siamo stati tutti, e la parabola della sua esistenza ha finito per riflettere la vita stessa dell’America. Inizia nelle campagne del Tennessee, poi diventa un fenomeno mediatico, nell’esatto momento in cui l’America diventa un impero militare, poi si sfalda non regge al tempo, sbiadisce”.

Prodotto da Steven Soderbergh, presentato al Festival di Cannes 2017 e al “Sundance Film Festival”, “The King” è arrivato nelle sale americane alla fine dello scorso giugno.

Articoli correlati
Video
Galleria fotografica
Elvis e quel che resta dell’America - immagine 1
Elvis e quel che resta dell’America - immagine 2
Elvis e quel che resta dell’America - immagine 3
Elvis e quel che resta dell’America - immagine 4
Elvis e quel che resta dell’America - immagine 5
Elvis e quel che resta dell’America - immagine 6
Cinema
Muore un attore di «Twilight»
Muore un attore di «Twilight»
Il corpo di Gregory Tyree Boyce trovato insieme alla fidanzata Natalie Adepoju nel loro appartamento di Las Vegas. Secondo alcune indiscrezioni, la polizia avrebbe rinvenuto la presenza di “polvere bianca”
Polanski trionfa ai César fra le proteste
Polanski trionfa ai César fra le proteste
Il regista polacco premiato per il film “J’accuse”, ma la cerimonia guastata da fischi e violente proteste all’esterno della sala
Tom Cruise evacuato da Venezia
Tom Cruise evacuato da Venezia
L’attore era arrivato in città insieme a tutto il cast per girare alcune scene del nuovo capitolo di “Mission: Impossibile”, ma ha preferito ripartire per il Regno Unito
È morto Kirk Douglas
È morto Kirk Douglas
A 103 anni, si è spento l’ultimo di una generazione di grandi attori del “golden age” di Hollywood
Addio all’attore Stan Kirsch
Addio all’attore Stan Kirsch
Conosciuto per il telefilm "Highlander", si è impiccato nella sua casa di Los Angeles. Sconosciuti i motivi del gesto, ma da oltre 10 anni non riusciva più a trovare lavoro
Axel Foley sta tornando
Axel Foley sta tornando
Per il simpatico agente di polizia che ha dato la notorietà a Eddie Murphy è pronto il quarto capitolo, questa volta diffuso da Netflix
Catherine Deneuve in gravi condizioni
Catherine Deneuve in gravi condizioni
La grande diva francese ricoverata d’urgenza a Parigi: per la famiglia la causa è un momento di forte stress dovuto al super-lavoro. Cautela dei medici
L’America dolente di Bruce
L’America dolente di Bruce
Western Stars, prima pellicola che Springsteen firma da regista, raccoglie i brani del suo album omonimo e immagini della West Coast, dove il sogno americano è più vero, ma fa anche più male
Demi Moore, un ritratto intimo
Demi Moore, un ritratto intimo
È in uscita “Inside Out”, l’autobiografia di un’attrice che per lunghi anni è stata una delle regine di Hollywood. Un racconto che parte dall’infanzia, dal tentativo di suicidio della mamma e da uno stupro subito a 15 anni
È morto Carlo Delle Piane
È morto Carlo Delle Piane
L’attore romano, 83 anni, si è spento a Roma: una carriera iniziata per caso, con 110 film interpretati al fianco dei più grandi attori e registi