In un docufilm le trame oscure dell’omicidio Khashoggi

| Presentato al Sundance Festival “The Dissident”, un documentario che svela gli accordi sottobanco fra l’Arabia Saudita e diversi Paesi, aziende e colossi finanziari. Roba troppo pesante per barattarla con la vita di un giornalista

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È un documentario destinato a far discutere, quello che è stato presentato nelle scorse ore all’edizione 2020 del “Sundance Film Festival”, l’appuntamento dedicato al cinema indipendente di Park City, nello Utah, creato da Robert Redford nel 1981.

Se un anno fa l’attenzione del mondo si era concentrata su “Leaving Neverland”, lo shoccante docufilm che accusava pesantemente di pedofilia Michael Jackson, quest’anno gli occhi di tutti sono su “The Dissident”, un altro documentario pesante da digerire, dedicato al feroce omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, svelando i risultati un’indagine dettagliata e profonda sul vero volto dell’Arabia Saudita, sulle società e i governi disposti a chiudere i propri occhi di fronte a qualsiasi sopruso nel nome di business miliardari.

“The Dissident” è diretto da Bryan Fogel, regista che nel 2017 aveva già fatto discutere con “Icarus”, un’indagine sul doping nel mondo dello sport che si concentrava sul caso della Russia, paese che lo scorso dicembre è stato escluso per 4 anni dall’agenzia mondiale antidoping per aver falsificato i controlli dei propri atleti, svelando questa volta una complicata verità fatta di giochi di potere per uno dei più grandi e sconcertanti scandali sportivi, in massima parte messo a tacere dai media.

Il nuovo docufilm è un’altra denuncia che parte dalle esplosive conclusioni degli ispettori delle Nazioni Unite sulle continue violazioni dei diritti umani in atto nel Regno saudita, citando anche il recente caso del telefono di Jeff Bezos, il padrone di “Amazon”, violato da un file inviato dall’account personale WhatsApp del principe ereditario Mohammed bin Salman.

In sala, per assistere alla prima di “The Dissident” Hillary Clinton e Alec Baldwin, al fianco di Hatice Cengiz, la fidanzata di Khashoggi. La donna con cui il giornalista intendeva sposarsi quando è stato assassinato all’interno del consolato saudita di Istanbul, nell’ottobre 2018. Secondo la CIA non ci sono dubbi: a ordinare l’uccisione è stato il principe MbS, che inizialmente ha negato fosse implicata l’Arabia Saudita, salvo poi rettificare, affermando che nell’omicidio il governo saudita c’entrava, ma la morte non era partita da un suo ordine, piuttosto da schegge deviate dei servizi segreti.

In un’intervista rilasciata dopo la premiere, Fogel ha dichiarato di sperare che il docufilm costringa la comunità internazionale a rivedere i propri rapporti con il paese mediorientale. I titoli di coda del film racchiudono un elenco di società con profondi legami commerciali con l’Arabia Saudita. Anche gli Stati Uniti finiscono sotto esame per una stretta alleanza che comprende un accordo sulle armi, autorizzato dopo che Trump ha posto il veto sul disegno di legge che intendeva bloccare la vendita.

Al termine dell’anteprima, The Dissident è stato salutato da una lunga standing ovation: Variety l’ha definito “un thriller che apre gli occhi, una dirompente miscela di corruzione, insabbiamento e coraggio”. E Fogel ha esortato i distributori a non farsi spaventare dall’Arabia Saudita, assicurando la visione del film una platea mondiale. Il riferimento è al caso dello scorso anno, quando Netflix ha rimosso un episodio del “Patriot Act” di Hasan Minhaj che trattava dell’uccisione di Khashoggi dopo una denuncia saudita. 

Poco prima della proiezione del film, finanziato in modo indipendente dalla “Human Rights Foundation”, ha preso la parola Hatice Cengiz, la donna che Khashoggi voleva sposare, che non ha mai smesso di chiedere e pretendere giustizia. “Sono felice, perché questo film manterrà viva la storia e mi aiuta a continuare la battaglia come persona, come donna e come vittima”. Lei stessa, dopo la morte del fidanzato, sa di essere in pericolo: “Non sono più al sicuro neanche in casa mia”.

“The Dissident” include interviste ai funzionari turchi che hanno scoperto l’omicidio e approfondisce anche la storia di Omar Abdulaziz, un attivista saudita che oggi vive sotto asilo a Montreal dopo essere fuggito dal Paese per lanciare un sito web apertamente critico al regime saudita.

“C’è tanto dolore da questa storia, ma c’è anche molto potere occulto. Spero che se mai Jamal guardasse in basso, possa capire che non è morto invano”.

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