La dolce vita del paparazzo

| Tazio Secchiaroli ispira Federico Fellini per il personaggio del fotografo che insegue Mastroianni ne “La dolce vita”. Discordi le teorie sull’origine del nome scelto dal regista che diventa sinonimo di fastidioso fotoreporter

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Di Marco Belletti
Quando all’inizio del 1959 il grande regista Federico Fellini inizia a pensare alla trama e ai protagonisti di uno dei suoi tanti capolavori, “La dolce vita”, si trova con Tullio Pinelli ed Ennio Flaiano. Con loro lavora alla sceneggiatura del film – che Dino De Laurentiis trova troppo caotica e rinuncerà a finanziare la produzione del film, lasciandolo ad Angelo Rizzoli – che narra sette giorni e sette notti della vita di Marcello Rubini (un giornalista che scrive per riviste di gossip, interpretato da Marcello Mastroianni), in un viaggio attraverso la “dolce vita” di Roma, alla ricerca senza successo di amore e felicità.

Fellini presta come al solito grande attenzione ai dettagli, ad esempio nella scelta dei nomi dei personaggi. Uno di questi, interpretato dall’attore Walter Santesso, è il fotografo Paparazzo la cui figura diventa subito una sorta di icona, a rappresentare (a volte in modo dispregiativo) un’intera categoria: quella dei reporter specializzati nel riprendere personalità famose in occasioni pubbliche o nella loro sfera privata, quasi sempre cercando le situazioni più particolari, più rare, più compromettenti, per cogliere gli aspetti più segreti e pruriginosi delle loro vite, in modo da poterne ricavare più denaro.

E così un po’ come 007 e James Bond oggi sono utilizzati come sinonimo di spia, Jeep di fuoristrada, Scottex di panno di carta, vandalo di devastatore e Kleenex di fazzoletto, così paparazzo diventa presto fotografo di gossip per antonomasia, andando ad aggiungersi ad altri nomignoli come Don Giovanni, Adone, Anfitrione o al manzoniano Perpetua.

Per il nome del fastidioso reporter, Fellini e Flaiano si ispirano al personaggio di un libro di George Gissing che il regista sta leggendo durante la stesura della sceneggiatura. Si tratta di Coriolano Paparazzo, il proprietario di un albergo di Catanzaro in cui lo scrittore inglese pernotta durante un viaggio in Italia nel 1897 raccontato nel romanzo “Sulla riva dello Jonio”.

Un nome, una garanzia

In realtà sono numerose e differenti le versioni sull’origine di questo nome. Sembra che Giulietta Masina, moglie di Fellini, abbia inventato e suggerito Paparazzo al marito, mettendo insieme i termini pappataci e ragazzi, a definire giovani fastidiosi.

Un’altra versione racconta che sia stato l’abruzzese Flaiano a inventare il cognome, paragonando l’apertura delle valve delle vongole (chiamate paparazze nel suo dialetto) a quella dell’apertura dell’otturatore di una macchina fotografica.

Mentre ci sono dubbi sulla reale origine del nome, non ne esistono invece per quanto riguarda chi ha ispirato il personaggio. Infatti, Fellini prende molti spunti per il suo film dai servizi del reporter Tazio Secchiaroli, nato a Roma il 26 novembre 1925 che inizia a lavorare molto giovane in alcune agenzie di cronaca della capitale, tra cui la “VEDO” (Visioni Editoriali Diffuse Ovunque), fondata nel 1908 da Adolfo Porry-Pastorel, padre del fotogiornalismo italiano e vero precursore dei paparazzi, autore di istantanee divenute celebri e specchio del loro tempo, come quelle con Mussolini durante la raccolta del grano o nell’intimità del proprio studio a palazzo Venezia.

Secchiaroli impara molto da Porry-Pastorel e nel 1955 fonda l’agenzia “Roma Press Photo” per la quale fotografa per decenni la vita politica e sociale realizzando veri e propri scoop, come il servizio in cui ritrae insieme Piero Piccioni e Ugo Montagna, utilizzato come prova durante il processo Montesi.

È a Secchiaroli che si deve la nascita dello stile aggressivo dei paparazzi, inventando un nuovo genere, quello della fotografia d’assalto: con lui le celebrità vengono per la prima volta fotografate contro la loro volontà, meglio se in atteggiamenti compromettenti. Secchiaroli immortala lo spogliarello di Aïché Nana al “Rugantino”, i litigi tra Anita Ekberg e Antony Steel, gli eccessi di rabbia di Walter Chiari e di Mickey Hargitay, ex Mister Universo, marito di Jayne Mansfield e futuro padre dell’attrice Mariska Hargitay, divenuta celebre per la serie TV “Law & Order: Special Victims Unit”.

Le fotografie di Secchiaroli sono pubblicate con grande risalto, spesso in esclusiva, sui rotocalchi di tutto il mondo. Una volta che Fellini si ispira a lui per Paparazzo, Secchiaroli raggiunge la fama e inizia a lavorare con il regista, abbandonando la carriera di strada per diventare fotografo di cinema, in una sorta di nemesi, con gli attori che prima lo evitavano come la peste e che ora sono contenti dei suoi ritratti di scena. Nel 1963 Secchiaroli diventa fotografo personale di Sophia Loren: segue l’attrice fino al 1985 quando, 60enne, si ritira.

Il re dei paparazzi

Il suo erede è Rino Barillari, definito il re dei paparazzi, che nasce nei pressi di Lamezia Terme l’8 febbraio 1945. Come Peryy-Pastorel si trasferisce a Roma giovanissimo e inizia a lavorare immortalando decine di celebrità: da Liz Taylor a Ingrid Bergman, da Jacqueline Kennedy a Barbra Streisand, da Brigitte Bardot ad Ava Gardner… A farlo diventare famoso è una rissa con Peter O’Toole in via Veneto. Con un pugno l’attore lo ferisce a un orecchio e il padre di Barillari lo denuncia in quanto il figlio è ancora minorenne. 

Le sue paparazzate sono infinite e non guardano in faccia nessuno, indispone addirittura l’astronauta Buzz Aldrin, sorpreso in un’osteria romana. In 54 anni di carriera Barillari è stato costretto a 162 ricoveri al pronto soccorso, ha rimediato 11 costole rotte, 1 coltellata, 76 macchine fotografiche fracassate, 40 flash divelti, oltre a un numero imprecisato di manganellate durante tumulti di piazza e a numerosi coinvolgimenti in sparatorie.

Anche lui, come Secchiaroli, nella seconda parte della carriera abbandona il ruolo di paparazzo e si dedica al cinema e alla cronaca nera, collaborando per i quotidiani “Il Tempo” e “Il Messaggero”.

Il pugno di Brando

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, quello dei paparazzi non è un fenomeno esclusivamente italiano, anzi. Uno dei più celebri fotografi di questo genere al mondo è Ronald (Ron) Edward Galella, nato il 10 gennaio 1931 a New York e soprannominato “paparazzi extraordinaire” (in inglese anche per definirne solo uno si usa paparazzi), giudicato da “Harper’s Bazaar” il fotografo più controverso di tutti i tempi.

La sua bravura e le sue capacità tecniche sono indiscutibili, ma Galella è diventato famoso soprattutto per le infinite polemiche e i litigi che hanno costellato la sua lunga carriera, come quelle con Jacqueline Onassis e Marlon Brando, finite entrambe in tribunale. Contro la moglie del miliardario greco la diatriba finisce nel 1972 con il fotografo che riceve un ordine restrittivo che lo costringe a restare ad almeno 50 metri di distanza dalla signora Onassis. In seguito viene accusato di avere violato l’ordine quattro volte ed è condannato a sette anni di carcere e a pagare una multa di 120 mila dollari, in seguito ridotta a 10 mila con la rinuncia per sempre a fotografare Jackie e i suoi figli.

Il 12 giugno 1973 Galella segue Marlon Brando in un ristorante e l’attore infastidito gli sferra un pugno sul volto quando il fotografo insiste nel scattargli fotografie e a tormentarlo. Risultato: Galella finisce in ospedale con la mascella rotta e cinque denti persi. L’avvocato Stuart Schlesinger assunto da Galella fa causa a Brando (“Non voglio che nessuno pensi di poter andare in giro a prendermi a pugni se gli faccio una foto”), giungendo a un accordo risacitorio pari a 40 mila dollari. In realtà il fotografo ne riceverà solamente 25 mila.

Un altro dente di Galella vola via in seguito al cazzotto di una guardia del corpo di Richard Burton, mentre la moglie Elizabeth Taylor lo vedrebbe volentieri morto, nonostante la sua riconosciuta tolleranza nei confronti dei paparazzi. La security di Elvis Presley gli squarcia le gomme dell’auto, quella di Brigitte Bardot lo malmena, Sean Penn gli sputa addosso e lo prende a pugni una volta che viene immortalato di sorpresa con l’allora moglie Madonna.

Ma non tutti ce l’hanno con Galella, qualcuno lo apprezza. “La mia idea di un buon quadro – dice di lui Andy Warhol – è quella il buon ritratto a fuoco di una persona famosa che fa qualcosa di poco conosciuto. È essere nel posto giusto al momento sbagliato. Ecco perché il mio fotografo preferito è Ron Galella”.

Galleria fotografica
La dolce vita del paparazzo - immagine 1
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