Oscar 2019, le ultime ore

| La notte fra il 24 ed il 25 febbraio, al Dolby Theater di Los Angeles va in scena la 91esima edizione della notte degli Oscar. Fra i probabili vincitori Bohemian Rhapsody e Green Book

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Per tutti è “Oscar”, la statuetta più celebre del mondo, ma il suo vero nome è “Academy Award of Merit”, assegnato dalla “Academy of Motion Picuters Arts and Sciences”, organizzazione che raccoglie attori, registi, produttori e professionisti della settima arte.

Secondo la leggenda, a darle il nome di Oscar fu Margaret Herrick, impiegata e futura direttrice dell’Academy che quando la vide per la prima volta esclamò “Sembra mio zio Oscar”. Non si è mai saputo chi fosse zio Oscar e neanche dove fosse la somiglianza, visto che la statuetta riproduce un cavaliere dal fisico atletico che impugna una spada da crociato. In realtà, il suo valore è più che altro simbolico: l’Oscar è un pezzo di bronzo placcato oro 24 carati alto 35 centimetri e pesante 4 kg, con un valore commerciale di 295 dollari. Lo realizza ogni gennaio la “Polich Tallix”, una fonderia artistica di Walden, New York.

Ad oggi sono state consegnate 3.140 statuette: la prima finì nelle mani di Emil Jannings nel 1929, premiato per “The last command” (Crepuscolo di gloria). Ma nel tempo, sono stati tanti quelli che l’hanno rifiutata. Un’usanza un po’ radical chic non più in voga da decenni, anche se ogni volta ha fatto piuttosto rumore. Paul Newman, in odore di statuetta nel 1987, dichiarò ben prima della cerimonia che non sarebbe andato: “È come una donna che desideri per 80 anni e ti rifiuta, ma quando decide di concedersi capisci che sei stanco e non hai più voglia”. Prima di lui Kathrin Hepburn, che in carriera ne ha vinti quattro senza mai ritirarne uno, mentre Anna Magnani, candidata per “La rosa tatuata”, aveva troppa paura di volare. Elizabeth Taylor, sicura vincitrice, diserta la premiazione perché suo marito Richard Burton, al contrario, era certo di non vincerla: la scusa fu la paura del volo. Politici e polemici i motivi del rifiuto di Marlon Brando, che premiato per “Il Padrino” scelse di mandare un’attivista dei native americans che anni dopo si sarebbe scoperto essere un'attrice. Diversa la posizione di Woody Allen e George C. Scott, da sempre dichiaratamente allergici ai premi.

Tanti invece i momenti memorabili, come il pianto a dirotto di John Wayne nel 1970, la commovente consegna dell’Oscar alla carriera a Charlie Chaplin del 1972, Federico Fellini che nel 1993 chiede alla moglie, Giulietta Masina, di non piangere, e Roberto Benigni, che nel 1999 decide di passare sopra le teste del pubblico per salire sul palco. Fra le gaffe più clamorose quella del 2017 Warren Beatty e Faye Dunaway, che aprono la busta per il miglior film e leggono “La La Land” mentre dietro le quintesi scatena l’inferno: il cast sale sul palco per ringraziare ma sono costretti a tornare indietro perché il vero film vincitore è “Moonlight”.

L’edizione 2019

Non accadeva da almeno trent’anni, ma per la prima volta non ci sarà un presentatore ufficiale, saranno diversi ospiti ad alternarsi sul palco annunciando le statuette. Ad aprire la cerimonia di consegna saranno i “Queen”.

Cinema
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