Se il bianco non è il simbolo del candore

| Il tema tragico de "I segreti di Wind River", thriller ambientato in una riserva indiana immersa nella neve, dove non ci sono buoni o cattivi ma uomini perduti e un' agente intelligente e sensibile. Regia di Sheridan

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 BEATRICE FIDA

I segreti di Wind River conclude un’ideale trilogia di sceneggiature scritte da Taylor Sheridan, dopo Sicario e Hell or High Water, che affrontano il tema della nuova frontiera americana. In questo suo primo film da regista, Sheridan alterna sullo schermo tre generi che si contaminanano a vicenda e così si completano: il western, il noir e il thriller; indiani e cowboy sono immersi nel candore della neve che tuttavia non purifica l’aria né è semplice scenografia: è complice di un omicidio e per l’FBI sembra essere l’unica colpevole. Cory Lambert, agente di controllo della fauna selvatica nella riserva indiana di Wind River, scopre nella neve il cadavere di Natalie, una giovane ragazza. L’omicidio che si consuma non è iscrivibile come tale, in quanto la ragazza è fisicamente deceduta per il freddo, che ha causato un’emorragia polmonare. Jane Banner, l’agente dell’FBI mandata per seguire il caso, giovane e inesperta, dovrà infatti cavarsela da sola, senza poter contare su una squadra di supporto dell’FBI, mandata solo in caso di omicidio. Ma la neve non è la vera colpevole: Natalie stava fuggendo. Jane chiederà aiuto a Cory, che intraprenderà un percorso nella verità e anche nel dolore personale: ha infatti perduto tre anni prima, in circostanze analoghe, una figlia. E Natalie era la sua migliore amica. In un flashback viene sciolto il mistero e con un groppo in gola si giunge al finale violento e inevitabile.

 

Cody Lambert caccia predatori ma rivive con dolore un assunto che mai ha dimenticato: i veri predatori da cacciare in questa landa desolata ricoperta di gelo e neve sono gli uomini. Uomini soli, che curano il gelo con droga e alcol, che curano la solitudine isolandosi sempre di più, facendo e facendosi del male. I segreti di Wind River sono dolorissimi: sono dolorosi per chi li vive tutti i giorni e dolorosi per noi che assistiamo inermi seduti sulla sedia. Non è solo un film; I segreti di Wind River profuma di verità e viene supportato da dati statistici: nei titoli di coda leggiamo che le statistiche sulle persone scomparse vengono aggiornate per ogni gruppo demografico ad eccezione delle donne native americane, il cui numero rimane sconosciuto. Obbligati a una riflessione, scopriamo con dolore che le donne sono ultime in una scala in cui il più forte sopravvive, non il più adatto - per dirla alla Darwin - perché in tal caso la più adatta è proprio Natalie che riesce a percorrere chilometri prima di morire, quando il suo aguzzino farà solo qualche metro. Le donne native americane condividono la fragilità degli animali cacciati, e neanche i loro padri e compagni possono proteggerle in un mondo dominato dalla ferinità e della violenza.

 

Dal punto di vista della regia, spicca la differenza fra le lande innevate e la claustrofobia delle abitazioni, soprattutto del capanno dove viene consumato il delitto. Ma la neve non è una boccata d’aria fresca. Nemmeno la musica lenisce la pena; meravigliosa ma struggente la colonna sonora scritta da Nick Cave e Warren Ellis, che dice: “Lontano dai tuoi occhi amorevoli, attraverso il vento io corro. […] Costudisco ogni ricordo di te in un posto dove l’inverno non giunge mai”. Parole che vengono ripetute come una lettera o una preghiera, in un posto in cui l’inverno giunge puntuale.

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