Sulla mia pelle, sulla nostra pelle

| La redazione di Ism ha visto il film dedicato alla tragica morte di Stefano Cucchi. Una ricostruzione sobria e severa. Il ruolo della sorella Ilaria e della famiglia. E dei carabinieri che hanno detto la verità

+ Miei preferiti

di Massimo Numa

I sacerdoti cattolici nel mondo sono oltre 35 mila, in maggioranza in Italia e poi dispersi nel mondo. Ebbene, una piccolissima percentuale ha infangato la veste talare entrando in contatto con la pedofilia. Giudicare la Chiesa per i tanti, troppi, scandali che negli ultimi tempi divampano in Europa e ovunque, sarebbe il peggior torto nei confronti dei preti che ogni giorno, tra mille difficoltà, in ambienti ostili, quando non uccisi o rapiti come accade in Africa o in Medio Oriente, hanno offerto anche la propria vita in nome della fede, oltre ad assistere tantissime persone in difficoltà. Ebbene, il rischio che si corre nell’affrontare i casi di poliziotti, carabinieri, magistrati autori di gravi reati, finanche di uccisioni, è lo stesso che colpisce ingiustamente la Chiesa di Roma. Fare di ogni erba un fascio. I carabinieri in Italia sono oltre 130 mila. Coinvolgere l’Arma, tutta l'Arma, nella tragica morte di Stefano Cucchi, è la peggiore ingiustizia nei confronti delle migliaia di militari che ogni giorno fanno il proprio dovere e anche oltre, spesso andando incontro a una morte che invece di essere eroica è solo compendio del medesimo dovere, umile e semplice com’è. 

La redazione di Ism ha appena finito di vedere il film Sulla mia pelle, una fedele ed emozionante ricostruzione degli eventi che hanno portato alla scomparsa di Stefano Cucchi, 31enne romano con un passato e un presente legato al consumo di droga. Aveva dosi di fumo e di altro al momento dell’arresto e la famiglia consegnò ai carabinieri altro stupefacente che nascondeva in un alloggio. Nel 2018 Netflix ha prodotto la pellicola, diretta da Alessio Cremonini, selezionata come film d'apertura della sezione "Orizzonti" alla 75ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ispirata ai fatti della morte di Stefano, interpretato da Alessandro Borghi (nella foto).

Intanto un abbraccio ai genitori che hanno perso un figlio e alla sorella Ilaria perché senza il suo impegno e la sua battaglia, la verità sui responsabili di uno stupido, inutile e feroce pestaggio, avvenuto in una caserma della Repubblica, non sarebbe mai emersa. Un carabiniere scrive persino sul suo profilo Facebook che “qualcuno sta cercando di fare soldi” su questa vicenda ma anche questo fa parte del corredo d’odio, lo stesso che avrebbe mosso i due militari in borghese a divertirsi una notte qualunque, con quel “drogato di m…”. La violenza ha più volti, e il film lo spiega bene. Ha il volto indifferente degli uomini e delle donne, medici, infermieri, agenti, magistrati, che si imbatterono in Stefano nelle ore e nei giorni del suo calvario, tra una cella e un letto d’ospedale, senza fare nulla, senza accorgersi di nulla. Aveva un occhio rientrato, due fratture  vertebrali, la vescica sfondata con un calcio, in uno stato di sofferenza e di denutrizione. Lividi ed ecchimosi in tutto il corpo. I carabinieri che lo avrebbero massacrato di botte lo hanno fatto perché faceva resistenza al foto-segnalamento, con la silente complicità di alcuni colleghi. Come se picchiare chi non si può difendere fosse una prassi consolidata, un gesto di cui vantarsi, un gesto di spavalda prepotenza da raccontare e condividere. Ma non lo è, noi lo sappiamo bene, è solo il riflesso di una sub-cultura e di una umana miseria morale. Stefano morì in un letto, senza potere vedere i suoi familiari; videro solo il suo corpo martoriato sul tavolo di un obitorio. Ora, se Stefano fosse stato nostro fratello o nostro figlio, cosa avremmo fatto? Probabilmente, anche in modi o forme diverse, quello che ha fatto Ilaria. Riversando odio, ironie e insinuazioni sulla famiglia, anche per il difficile passato del giovane, è solo il segno di una profonda e ottusa malvagità, dove si dimentica l’humana pietas, un valore anche nella Roma imperiale di duemila anni fa. 

Regista e sceneggiatori hanno evitato di ricostruire il pestaggio avvenuto nella cella di sicurezza della Caserma della Casilina; lo lasciano intuire, ne fanno vedere gli effetti sul volto e sul corpo. Tarantino lo avrebbe fatto, ma siamo d’accordo su questa scelta. E’ un film dal ritmo lento, con le cineprese puntate sui letti del carcere e degli ospedali, sui corridoi senza finestre dove passano le barelle, dove il fragile geometra trascorre le ore e i giorni della sua solitaria agonia. C’è un’attenzione sui dettagli più minuti, la coperta scura di lana pungente della cella di sicurezza, le lenzuola bianche abbaglianti, le luci al neon che scolpiscono le fisionomie di vittime e oppressori. Forse non c’era necessità neppure della sobria colonna sonora, e le steadycam vengono impiegate raramente. Ma Stefano lo prendiamo per mano anche noi, perdonandogli - da uomini veri, da consapevoli peccatori, da uomini che detestano il moralismo falso - la sua vita sbagliata, le sue ricadute, i suoi propositi di uscire fuori dalla droga falliti. E non c’è odio - che è la parola chiave - verso i carabinieri che lo hanno picchiato; loro compaiono in poche scene, come i centurioni che seguono la croce sul Golgotha. Perché la sofferenza e la morte di Cristo, per chi ha la fede, appartiene a tutti, e lo spiegano sino dal Catechismo che Lui lo ha fatto per noi. ll problema è di averlo capito o no. Noi siamo vicini ai carabinieri che hanno infranto il muro dell’omertà e hanno finalmente raccontato il vero su quella notte del 15 ottobre 2009 quando Stefano fu fermato per caso da una pattuglia. Un infermiere, il 22 ottobre, lo trovò morto nel suo letto. Sette giorni di indicibile dolore. Quanto accaduto non sfiora l’Arma dei carabinieri, la sua integrità, ma individua esclusivamente precise responsabilità di singoli militari. Forse la giustizia terrena arriverà troppo tardi, ma i conti con la propria coscienza, per chi ha picchiato e ferito senza ragione un ragazzo che pesava 37 chili, quelli si fanno ogni giorno, ogni minuto. Ogni volta che uno specchio rimanda l’immagine di chi ha tradito prima se stesso, poi la divisa, e infine lo Stato. 

 

 

 

 

Cinema
Black Panther è morto
Black Panther è morto
L’attore Chadwick Boseman se n’è andato a 43 anni per un cancro al colon. Il dolore di Hollywood per il primo afroamericano a entrare nella saga dei Marvel Studios
L’addio alle scene di Cameron Diaz
L’addio alle scene di Cameron Diaz
A due anni dall’annuncio della fine della carriera, l’attrice californiana parla della sua decisione: “Ho finalmente tempo per me”
Muore un attore di «Twilight»
Muore un attore di «Twilight»
Il corpo di Gregory Tyree Boyce trovato insieme alla fidanzata Natalie Adepoju nel loro appartamento di Las Vegas. Secondo alcune indiscrezioni, la polizia avrebbe rinvenuto la presenza di “polvere bianca”
Polanski trionfa ai César fra le proteste
Polanski trionfa ai César fra le proteste
Il regista polacco premiato per il film “J’accuse”, ma la cerimonia guastata da fischi e violente proteste all’esterno della sala
Tom Cruise evacuato da Venezia
Tom Cruise evacuato da Venezia
L’attore era arrivato in città insieme a tutto il cast per girare alcune scene del nuovo capitolo di “Mission: Impossibile”, ma ha preferito ripartire per il Regno Unito
È morto Kirk Douglas
È morto Kirk Douglas
A 103 anni, si è spento l’ultimo di una generazione di grandi attori del “golden age” di Hollywood
Addio all’attore Stan Kirsch
Addio all’attore Stan Kirsch
Conosciuto per il telefilm "Highlander", si è impiccato nella sua casa di Los Angeles. Sconosciuti i motivi del gesto, ma da oltre 10 anni non riusciva più a trovare lavoro
Axel Foley sta tornando
Axel Foley sta tornando
Per il simpatico agente di polizia che ha dato la notorietà a Eddie Murphy è pronto il quarto capitolo, questa volta diffuso da Netflix
Catherine Deneuve in gravi condizioni
Catherine Deneuve in gravi condizioni
La grande diva francese ricoverata d’urgenza a Parigi: per la famiglia la causa è un momento di forte stress dovuto al super-lavoro. Cautela dei medici
L’America dolente di Bruce
L’America dolente di Bruce
Western Stars, prima pellicola che Springsteen firma da regista, raccoglie i brani del suo album omonimo e immagini della West Coast, dove il sogno americano è più vero, ma fa anche più male