Tarantino e Manson, immagini sovrapposte

| Il regista alle prese con la strage di Bel Air. Le prime indiscrezioni sul copione rivelano un forte imprinting ideologico, con un cast di attori semplicemente eccezionale. Mancherà Burt Reynolds, scomparso a settembre

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Qualcosa di importante sta accadendo a Hollywood, nel tempi non felicissimi del post-Weistein. L’ex punta di diamante del mogol finito in disgrazia, Quentin Tarantino, sta lavorando sul film dedicato alla strage di Bel Hair commessa dagli adepti di Charles Manson. Il titolo definitivo è “Once upon a time in Hollywood”, sulle vicende di Los Angeles nel 1969 quando la "family", la comune fondata da Manson, uccise in modo rituale Sharon Stone, la moglie di Roman Polansky, incinta di 8 mesi, e due cittadini americani che vivevano non distante dalla villa del regista polacco. A interpretare la figura del suo fondatore sarà Damon Herriman, 48 anni, attore australiano noto per i suoi ruoli televisivi in serie come Justified e Breaking Bad.  Una scelta non da tutti condivisa, intanto per l’età che non corrisponde a quella di Manson ai tempi dei delitti. Notevolmente più anziano. Ha recitano nel film J. Edgar di Clint Eastwood accanto a Leonardo DiCaprio, che sarà con lui nel set più atteso dell’anno. Herriman interpreterà Charles Manson nella seconda stagione di Mindhunter,  firmata Netflix a cura di David Fincher, in arrivo nel 2019.

“Once upon a time in Hollywood” dovrebbe essere nelle sale nel giugno del 2019. Grande cast con Leonardo DiCaprio nel ruolo di Rick Dalton, attore vicino di casa di Sharon Tate, Brad Pitt è il suo amico Cliff Booth, l'attrice compagna di Roman Polanski uccisa dalla Family sarà interpretata da Margot Robbie, Emile Hirsch, Dakota Fanning, Damien Lewis, Lena Dunham e Al Pacino. Non ci sarà, purtroppo, Burt Reynolds, scomparso il 6 settembre scorso.

Il copione, conoscendo Tarantino, non risparmia momenti molto splatter ma lo scavo prisicologico di Manson è al cento del film. La sua teoria sul caos “Helter Skelter”, lo slogan che fa base agli omicidi, viene letto quasi in modo profetico, anticipando la stagione degli omicidi di massa, prima nelle scuole americane, poi ocunque, con assassini armati sino ai denti che uccidono innocenti scelti a caso (ma non fu così per Sharon Stone, colpevole di abitare nella villa di un produttore che rifiutò un contratto per un disco a Manson), per le più strambe e contorte ragioni. Harriman è un attore solido, molto esperto; sarà complicato restituire le sfumature di un assassino sì, ma carismatico e molto intelligente ed abile a catturare le anime dei suoi seguaci, pronti a sventrare e uccidere le vittime prescelte, in nome di un complotto volto a restituire alla razza bianca la centralità nella nazione americana, minacciata dall’estremismo politico degli afro-americani di Malcolm X e Stokely Carmichael. Sarà un’analisi crudele, c’è da esserne sicuri, delle contraddizioni politiche, sociali, etiche di un grande e complicato Paese. Oggi per dire e scrivere la parola “negro”, bisogna usare una formula grafica che lo richiama e basta. Allora la protesta radicale aveva creato una forma di odio razziale contro i seguaci della protesta. Manson non è solo un assassino la l’esorcista di un diffuso atteggiamento e sentimenti razzisti e fuori controllo. Vedremo cosa tirerà fuori dal cilindro un regista ideologico come Tarantino, solito usare metafore non semplicissime, per spiegare il senso profondo di un’epoca e di una società in continua trasformazione. [mas.n.]

 
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