Prove tecniche di Apartheid climatico

| È la fosca previsione di un esperto delle Nazioni Unite: nel 2030 i ricchi potranno pagare per difendersi dai cambiamenti climatici, mentre i poveri sono destinati a soccombere, pagando il conto per tutti

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Nulla di nuovo sotto il sole, è così da che mondo è mondo: i ricchi stanno meglio e sono fra i primi a salvarsi, mentre per i poveri il destino è segnato, scritto, deciso. Una storia vecchia che diventa ugualmente un pugno nello stomaco, questa volta raccontata sul palco dell’Human Rights Council dell’Onu dalla voce autorevole di Philip Alston, avvocato australiano ma soprattutto esperto di diritti umani delle Nazioni Unite.

Alston ha parlato senza filtri della situazione climatica che stringe in una tenaglia il nostro pianeta: entro il 2030, il riscaldamento globale con cui tutti facciamo i conti già adesso spingerà verso la denutrizione e povertà assoluta oltre 120 milioni di persone in tutto il mondo, privandole dei diritti fondamentali alla vita come l’acqua e il cibo. Un popolo immenso che farà di tutto per sfuggire al proprio destino trovandosi di fronte sempre più muri, divieti, leggi e barriere. “Rischiamo uno scenario inquietante di apartheid climatico, con i ricchi che potranno permettersi di fuggire dagli effetti del riscaldamento globale e il resto del mondo condannato a subirlo”. Un paradosso, per Alston, visto che proprio gli abitanti dei paesi più poveri del pianeta sono fra i minori responsabili delle emissioni di gas serra, al contrario prodotta a piene mani dall’Occidente: eppure, saranno loro a doversi sobbarcare il 75% del costo della crisi climatica, pagando sulla propria pelle il conto per qualcosa fatto e voluto da altri, quelli ricchi.

Alston cita un esempio, lampante: nel 2012, quando l’uragano Sandy ha colpito New York, la sede centrale della Goldman Sachs fu protetta con migliaia sacchi di sabbia, mentre i poveri furono costretti ad arrangiarsi, trovando chiuse le porte delle strutture sanitarie. È facile immaginare esodi biblici e crisi alimentari per intere zone del pianeta: “Stiamo distruggendo mezzo secolo di sforzi e progressi nello sviluppo, nella salute globale e nella riduzione della povertà: e chi deve decidere cosa fa? Organizza convegni e si limita a diffondere rapporti che nessuno legge mai”.

Alla fine Alston fa nomi e cognomi, condannando apertamente il presidente Trump per aver deliberatamente “messo a tacere le questioni climatiche sistemando lobbisti in ruoli di supervisione”, ma anche il presidente brasiliano Jair Bolsonaro per aver promesso di aprire le foreste pluviali amazzoniche allo sfruttamento delle miniere. 

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Clima
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