Chicago, sulle tracce del serial killer invisibile

| La polizia è convinta che fra gli anni ’70 e’80, Bruce Lindah abbia ucciso decine di giovani donne, ma nel tempo nessuno l’ha mai sospettato di nulla. Come è stato possibile?

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La polizia di Chicago ammette le proprie colpe, ma continua a non capire come un uomo sospettato di aver ucciso una dozzina di giovani donne tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80, sia riuscito a sfuggire a qualsiasi indagine o sospetto.

Il collegamento fra i casi, per la prima volta, è scattato nella mente di un detective la settimana scorsa: un uomo sospettato di aver strangolato un’adolescente alla periferia di Chicago nel 1976 potrebbe avere ucciso molte altre volte. Nella sua mente una sola domanda, al momento ancora senza risposta: come è possibile che nessuno se ne sia mai accorto?

Chris Loudon, detective della polizia di Lisle, insieme ai colleghi di altre città dove ha vissuto il sospetto, Bruce Lindahl, sono al lavoro per ricostruire la sua vita e gli spostamenti, confrontandoli con le date di diversi omicidi insoluti. Ma quello che emerge con forza è il terrificante segreto di un uomo descritto come un feroce serial killer, un mostro tanto spietato quanto abile a nascondersi.

Ma non sarà mai lui a svelare il mistero: il corpo senza vita di Bruce Lindahl, morto per una pugnalata che non gli ha lasciato scampo, fu scoperto all’interno di un appartamento di Naperville nel 1981. Era quasi sconosciuto dal dipartimento di polizia: risultava più volte fermato per controlli e futili motivi, ma senza precedenti penali. Come molti serial killer era un solitario, non aveva molti amici e si muoveva spesso. Però era “chiacchierone”, racconta il detective: “Abbiamo sentito alcune donne che l’hanno conosciuto, individuate attraverso alcune foto di nudo ritrovate nel suo appartamento, e tutte affermano che era abilissimo nell’arte della persuasione”. Era anche capace di far scomparire con grande attenzione i segni dei suoi omicidi: c’è più di un sospetto che Lindahl abbia rapito e ucciso diverse donne, ma sono stati ritrovati solo due corpi. Il primo era di Pamela Maurer, una sedicenne ritrovata senza vita in una strada secondaria di Lisle nel 1976. Era morta da poche ore, e sul suo corpo sono rimaste tracce di DNA che gli investigatori hanno usato solo adesso per collegare la sua morte a Bruce Lindahl, il cui corpo è stato riesumato l’anno scorso. L’omicida aveva creato una messinscena, per far credere che la ragazza fosse stata investita da un’auto. L’altra vittima si chiamava Debra Colliander, scomparsa giorni prima del processo in cui avrebbe dovuto testimoniare proprio contro Lindhal, accusato di averla rapita e violentata. Quando il suo corpo fu trovato in una fossa poco profonda, due anni dopo, ogni prova del DNA era ormai svanita.

Negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, la polizia non potevano contare sui sofisticati sistemi informatici odierni. Non esistevano banche dati nazionali che collegassero gli omicidi irrisolti o i resti non identificati: il Centro nazionale per i bambini scomparsi è stato creato tre anni dopo la morte di Lindahl.

Loudon e la squadra di investigatori hanno dovuto cercare negli archivi i rapporti scritti a macchina di quel periodo. Da quelli, si capisce che spesso i dipartimenti di polizia sono venuti a conoscenza per caso di crimini simili avvenuti nelle comunità vicine.

Per quanto riguarda le prove del DNA, dal punto di vista genetico-forense gli anni Settanta sono l’età della pietra, i progressi della scienza forense sono arrivati molto lentamente. Nel 1993, quando i corpi di sette persone senza vita sono stati trovati in un refrigeratore all’interno di un ristorante alla periferia di Chicago, la polizia ha catalogato un pezzo di pollo mangiucchiato nella speranza che un giorno nuove analisi potessero trasformarlo in un indizio. Quel pollo si è rivelato cruciale nella condanna di Juan Luna, uno dei due sospettati degli omicidi.

Ma c’era anche un’altra abitudine, che allora era prassi comune nelle stazioni di polizia: attendere almeno 72 ore prima di diramare l’allarme. “Gli anni ‘60 e ‘70, con il sesso, la droga e gli autostop, voleva dire un sacco di ragazzi scomparsi che a volte ricomparivano dopo un week end di euforia. I casi non ricevevano l’attenzione che meritavano”. Oggi, le forze di polizia sono obbligate ad accettare immediatamente la segnalazione di una persona scomparsa, ma in modo agghiacciante, tutto questo ha creato un ambiente perfetto per Lindahl: “A causa della cultura, della società, della droga e dei deboli legami familiari, per i serial killer quel periodo era davvero semplice individuare le proprie vittime”.

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