Ha un nome il cadavere della grotta dell’Idaho

| Il corpo fatto a pezzi, ritrovato nel 1979, è quello di Joseph Henry Loveless, condannato per l’omicidio della moglie. L’identificazione grazie alle nuove tecniche forensi

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Nel 1979, la “Buffalo Cave”, una sperduta grotta dell’Idaho, aveva restituito i resti di un corpo. Allora, non c’era nessuna speranza di identificarlo, e quel che restava di quell’uomo, o donna – nessuno lo sapeva – è rimasto conservato nelle celle frigorifere di un istituto di medicina legale dell’Idaho, archiviate con il solito nome che in America danno ai cadaveri senza nome: “John Doe”.

Ora, grazie alle nuove e sempre rivoluzionarie tecniche forensi, quel corpo ha finalmente un nome, e una storia che è stata parzialmente ricostruita. Si chiamava Joseph Henry Loveless, e più di un secolo fa era evaso di prigione dopo essere stato condannato per l’omicidio della moglie.

L’identificazione, confermata dall’ufficio dello sceriffo della contea di Clark martedì, è stata fatta inizialmente dall’organizzazione non-profit “DNA Doe Project”, che attraverso un post su Facebook ha annunciato che “i resti conservati nella per ben 63 anni hanno finalmente un nome”.

Loveless morì probabilmente intorno al 1916, all’età di 46 anni: sembra sia stato ucciso e poi smembrato. Prima della morte, era stato arrestato almeno due volte per contrabbando di alcolici ed era evaso segando le sbarre della prigione. Mart May, lo sceriffo della contea di Clark, ha confermato che Loveless aveva ucciso la moglie con un’ascia ed era stato incarcerato nella prigione di quella che allora era la contea di Freemont. Dopo l’evasione, di lui non si era saputo più nulla.

“Nel 1916, quassù c’era il selvaggio West e molto probabilmente la gente del posto si era occupata del problema. Sarà molto difficile risolvere l’omicidio, ma invitiamo comunque chiunque abbia sentito delle storie a contattare il nostro ufficio, non si sa mai qualche informazione possa risultare utile”.

Il DNA Doe Project ha dovuto superare numerosi ostacoli prima di poter effettuare un’identificazione certa: in vita Loveless aveva utilizzato diversi pseudonimi, non aveva parenti stretti ed era classificato come un fuorilegge. I volontari hanno setacciato più di 31.730 individui cercando di trovare un collegamento con il DNA dell’uomo.

La scoperta del corpo, come accennato, risale all’agosto del 1979, quando un torace avvolto in un sacco di iuta è stato scoperto da una famiglia in una grotta non distante da Dubois, nell’Idaho. “Indossava pantaloni di colore scuro, una camicia bianca a righe blu e un maglione marrone, il torso è stato sepolto in una tomba poco profonda”.

Circa 12 anni dopo, la grotta aveva restituito una mano, un braccio e due gambe avvolte in un sacco di iuta. Dopo la nuova scoperta, i volontari e gli studenti dell’università dell’Idaho avevano continuato a setacciare la grotta, senza mai ritrovare altri resti.

I professori di antropologia dell’università e gli studenti hanno lavorato a stretto contatto con l’organizzazione per arrivare a una prima identificazione, che è stata inviata all’ufficio dello sceriffo nel novembre del 2019.

Lo sceriffo May ha raccontato che il suo ufficio ha rintracciato un nipote ottantasettenne di Loveless che vive in California e ha accettato di fornire un campione di DNA. I risultati sono risultati coerenti al 100% con i poveri resti della grotta.

“Il nipote ricordava di aveva sentito strane storie su suo nonno”, ha confermato lo sceriffo, ma non corrispondono a quanto ricostruito attraverso documenti originali e articoli di giornale. Risultato, la morte di Loveless rimane un caso aperto: “Sappiamo che è stato assassinato, ma manca il nome del colpevole”.

Galleria fotografica
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