"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..."

| Un pedofilo in carcere ha scritto a un amico per confessare il delitto della reginetta di bellezza di 6 anni, uccisa in Colorado nel Natale 1996. "E caduta e ha battuto la testa, non volevo ucciderla". Riparte l'inchiesta

+ Miei preferiti

MICHAEL O' BRIEN

JonBenet Ramsey, reginetta di bellezza di appena 6 anni e star della tv Usa, fu uccisa nella sua casa di Boulder, in Colorado, il giorno del Natale 1996, con un colpo alla testa inferto forse con una pistola stordente dei tipo usato per abbattere gli animali e infine strangolata con un nastro. Il pedofilo Gary Oliva, oggi 54enne, ha scritto in una lettera inviata a un ex compagno di scuola di essere lui l’assassino. All’epoca abitava a Boulder, in Colorado, a pochi isolati di distanza dalla villa della vittima, anche se non spiega come avrebbe entrare  nella villa dei Ramsey. Ha inviato le lettere-confessione a Michael Vail, 55 anni, agente pubblicitario di Ventura (California) dalla sua cella del Limon Correctional Facility, Colorado, dove è detenuto da tempo per detenzione e diffusione di immagini pedopornografiche. Deve scontare 10 anni. Nel suo archivio erano state trovate anche 335 immagini di JonBenet, comprese quella dell’autopsia del cadavere della bambina: ”Ho ucciso JonBenét Ramsey ma è stato un incidente. L’avevo in braccio, mi è sfuggita, ha battuto la testa e l'ho vista morire”. Le lettere sono state poi affidate al Daily Mail-

Gary Oliva, 54 anni


APERTA UNA NUOVA INCHIESTA

 Vail, secondo il Mail, ha esortato la polizia a aprire un’indagine su Oliva per la morte di JonBenét, poiché nel 2020 potrebbe fruire della libertà vigilata e far così perdere le sue  tracce. Ha rivelato a DailyMailTV che proprio il 26 dicembre 1996 Oliva gli disse: "Ho ferito una bambina”, quando la notizia della sua morte era sta appena diffusa. Le lettere sono state acquisite dalla polizia di Boulder e gli investigatori - che non hanno mai smesso di cercare gli assassini della bimba - stanno ora valutando le nuove informazioni. In un'altra lettera, il presunto  killer ha scritto: "JonBenét mi ha completamente cambiato e mi ha liberato da ogni male. Basta uno sguardo al suo bel viso, alla sua bella pelle splendente e al suo divino corpo, mi sono reso conto che ho sbagliato a uccidere altri bambini. Ma è morta ed è stata colpa mia".  Il portavoce della polizia Laurie Ogden ha confermato la notizia: ”Il dipartimento di polizia di Boulder è a conoscenza del potenziale coinvolgimento del signor Oliva in questo caso. Non commenteremo nessuna azione o lo stato di questa indagine”. Descrivendo la morte di JonBenét Ramsey, il perdonino aggiunto: "Ho lasciato che la piccola morisse tra le mie braccia, mentre la vita scorreva via via via via e la luce si spegneva".  In questo momento non c’è nessun indagato per la morte di JonBenét da quando il padre, John Ramsey, nel seminterrato della casa di famiglia a Boulder, Colorado, il 26 dicembre 1996, scoprì il corpo senza vita della figlia. 

“HO FERITO UNA BAMBINA…”

Vail è certo che sia lui l’assassino: "I miei sospetti iniziarono quando Gary mi chiamò a tarda notte del 26 dicembre 1996. Singhiozzando mi disse: ‘Ho ferito una bambina’. Ho conosciuto Gary al tempo del liceo e ci siamo tenuti in contatto. Quando disse che aveva fatto del male a una bambina, cercai di ottenere maggiori informazioni da lui. L'unica altra cosa che mi disse fu che si trovava a Boulder, in Colorado”. Il dipartimento di polizia di Boulder è stato al centro per anni di pesanti critiche per non aver mai consegnato l’assassino  della bambina alla giustizia . “Il 27 dicembre avevo letto sulla prima pagina del giornale locale "Bambina, 6, uccisa a Boulder, Colorado". Sapevo che dovevo avvertire la polizia. Chiamai immediatamente il dipartimento di polizia di Boulder e dissi loro quello che sapevo di Gary e quello che mi aveva detto pochi giorni prima. Non mi hanno risposto. Tre mesi dopo ho chiamato di nuovo la polizia per scoprire come stavano procedendo le indagini su Gary, ma invece sono stato dirottato ad una segreteria telefonica della polizia predisposta per ricevere suggerimenti sul caso JonBenét”. Gary aveva tentato di strangolare la madre con un cavo telefonico ma era stato arrestato dalla polizia, egli fu trovata una pistola stordente. ”Avevo lasciato un messaggio registrato e ancora una volta no fu mai contattato dagli investigatori. Ho continuato mantenere i contatti con per decenni,m anche quando era già in prigione. Ora ho inviato queste lettere alla polizia di Boulder nella speranza che gli investigatori possano convincere Gary a fornire loro prove certe e a indicare chi altro potrebbe essere stato coinvolto nella morte di JonBenét. Spero che contribuisca a portare giustizia per JonBenét e pace per la sua famiglia. Il pensiero che potrebbe essere rilasciato l'anno prossimo in libertà vigilata mi fa venire i brividi. È un pericolo per la società”.

DAL 2012 NELLA LISTA DEI SOSPETTI

Il detective Lou Smit ha detto al programma CBS '48 Hours Investigates' che nell'ottobre 2002 Gary Oliva era già nella lista dei sospetti. Gli investigatori pensano che diversi uomini, tra cui Oliva, possono essere stati coinvolti nel tentativo di rapire la bambina. Un foglio di carta con la richiesta di un riscatto di 118.000 dollari fu trovato sulla scala della cucina della casa di Ramsey poco prima del ritrovamento del suo corpo. La scrittura non corrisponde a quella di Oliva nelle sue lettere a Vail. Ma è possibile che il biglietto sia stato scritto da un complice. Smit ha poi rivelato che Oliva era stato schedato dalla polizia come molestatore sessuale, con il suo indirizzo di casa era vicino a casa Ramsey. Si era presentato alla veglia funebre della bambina con una candela in mano. Il detective ha sottolineato Oliva era stato arrestato il 12 dicembre 2000, nel campus dell'Università del Colorado, per presunta violazione di legge, possesso di marijuana e possesso di un’arma stordente. Particolare importante, perché è plausibile che JonBenet sia stata tramortita da una pistola di quel tipo. Aveva anche scritto una poesia “Ode to JonBenét”, quando fu arrestato. Ma dopo l'arresto del 2000, la polizia ha preso il DNA di Oliva e non c'era una corrispondenza con quello trovato sulla scena del crimine. 

“ALTERATA LA SCENA DEL DELITTO”

Tuttavia, nel 2015 l'ex capo della polizia di Boulder Mark Beckner ha ammesso che le prove sulla scena del crimine potrebbero essere state alterate: “La scena del crimine non è stata gestita correttamente e ha influenzato negativamente l'indagine'.  In una recente lettera a Vail, Oliva ha affermato: "Mi sono dichiarato colpevole dell'omicidio di JonBenét, così come di innumerevoli accuse di aggressioni e abusi sessuali contro molti bambini”. La foto scattate dalla polizia il 26 dicembre 1996 mostrano la finestra aperta del seminterrato da cui potrebbe essere entrato l'assassino di JonBenét. Il suo corpo era stato trovato nascosto sotto una coperta. "Sono un serial killer. Ho un disturbo mentale che non può essere curato. Ho detto ai detective tutti gli omicidi che ricordo”. Conclude Vail: "Gary è un pericolo per tutti. Da quella telefonata in cui mi ha detto che aveva fatto del male a una bambina, ho sempre saputo che aveva qualcosa a che fare con il delitto”.

Galleria fotografica
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 1
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 2
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 3
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 4
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 5
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 6
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 7
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 8
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 9
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 10
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 11
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 12
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 13
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 14
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 15
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 16
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 17
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 18
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 19
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 20
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 21
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 22
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 23
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 24
"Ho assassinato JonBenet ma fu un incidente..." - immagine 25
Cold Case
Caso Maddie, la polizia scava in un giardino ad Hannover
Caso Maddie, la polizia scava in un giardino ad Hannover
Si trova all’interno di un’ex residenza di Christian Brueckner, il principale sospettato. Sul posto ruspe, cani poliziotto e agenti della scientifica
Quasi risolto il caso di Maddie McCann
Quasi risolto il caso di Maddie McCann
Lo dice il padre dell’ex fidanzata del principale sospettato Christian Brueckner, interrogato per capire il coinvolgimento della donna nel sequestro e la probabile morte della bimba inglese
Maddie, avviate le ricerche del corpo
Maddie, avviate le ricerche del corpo
La polizia sta passando la setaccio diversi pozzi nella zona dell'Algarve dove si sospetta potrebbe trovarsi il corpicino della bimba inglese scomparsa nel nulla 13 anni fa
Caso Maddie: trovato il rifugio segreto di Brueckner
Caso Maddie: trovato il rifugio segreto di Brueckner
Sepolti in una fabbrica abbandonata hard disk e chiavette usb che contengono oltre 8000 immagini foto e video. Cautela degli inquirenti, anche se la speranza è di essere vicini alla svolta del caso
Scomparsa di Maddie: l’ora delle polemiche
Scomparsa di Maddie: l’ora delle polemiche
L’ex capo della polizia portoghese che per primo aveva indagato sulla scomparsa della bimba inglese torna ad accusare la famiglia. Ma un ex compagno di cella inguaia sempre di più Brueckner
Altri 18 casi per il pedofilo accusato di aver rapito Maddie
Altri 18 casi per il pedofilo accusato di aver rapito Maddie
Sono avvenuti nell’arco di sei anni nella zona dell’Algarve, la stessa da dove è scomparsa la piccola inglese. Polemiche per la polizia, accusata di aver impiegato 13 anni a trovare la pista giusta
Le prove sul killer di Maddie non sono sufficienti
Le prove sul killer di Maddie non sono sufficienti
Lo dice la procura tedesca, aggiungendo che la giustizia un processo per omicidio può avvenire solo in presenza di prove inconfutabili
Maddie caduta nelle mani di un serial killer
Maddie caduta nelle mani di un serial killer
Come per il caso della piccola Maelys, spunta lentamente il passato dell’uomo sospettato di aver rapito e ucciso la bimba inglese. Dovrà rispondere di altre due sparizioni di bambini, ma si teme sia solo l’inizio
Ha un nome il rapitore di Maddie
Ha un nome il rapitore di Maddie
Christian Brueckner, 17 condanne per pedofilia, viveva a pochi km dal resort in Portogallo da dove è sparita la bimba, ma il suo nome è entrato da poco nei fascicoli d’indagine
Svolta nella scomparsa di Maddie
Svolta nella scomparsa di Maddie
Dopo anni di lungo lavoro, le autorità tedesche e portoghesi hanno individuato un pedofilo residente in Germania, fortemente sospettato del sequestro e la morte della bimba inglese