Il mistero dell’uomo di Somerton

| Sta forse per essere risolto un giallo inestricabile lungo 70 anni: un uomo ritrovato senza vita su una spiaggia nel 1948 a cui non è mai stato possibile dare un nome

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Il 1° gennaio del 1948, sulla spiaggia di Somerton, un sobborgo di Adelaide, in Australia, viene ritrovato il corpo senza vita di un uomo: vestito in modo elegante, giacca, cravatta e scarpe lucide,  il corpo era disteso sulla sabbia appoggiato con la schiena ad uno scoglio. Dietro l’orecchio viene rinvenuta una sigaretta intera, mentre il mozzicone di un’altra era sul colletto della giacca. Nelle tasche un biglietto dell’autobus e uno del treno, un pettine, delle gomme da masticare, sigarette e fiammiferi. Nessun documento, nulla che fosse in grado di dargli un nome: non c’erano segni di violenza e quasi tutte le etichette dei vestiti erano state tagliate. Gli unici testimoni, una coppia, afferma di averlo notato sulla spiaggia la sera prima: sembrava si muovesse, ma temendo fosse un ubriaco non si erano avvicinati. “Dove giaceva non era un luogo appartato, non è il tipo di posto che qualcuno sceglierebbe se volesse suicidarsi”, aveva testimoniato Olive Neill nel 1949.

Secondo il parere di un patologo presentava tratti britannici, un’età compresa fra 40 e 45 anni e condizioni fisiche perfette. Il mistero si infittisce quando l’autopsia parla di morte non naturale e rivela nell’organismo la presenza di una quantità di veleno, anche se non sufficiente a ucciderlo. “Riteniamo che la causa della morte sia attribuibile ad un’insufficienza cardiaca, ma non siamo in grado di dire quale fattore l’abbia causata”, aveva scritto sul referto l’analista chimico Robert Cowan.

I muscoli del polpaccio erano particolarmente sviluppati, annota ai tempi Paul Lawson, il tassidermista a cui è stato chiesto di imbalsamare il corpo: “I piedi avevano caratteristiche particolari, come se avesse l’abitudine di indossare scarpe con il tacco alto e a punta”. Spuntano le ipotesi più disparate: era un ballerino o una spia, ma di certo era stato in America o forse no, aveva solo comprato i vestiti da qualcuno che c’era stato.

Nel tentativo di dargli un nome viene fatta circolare la foto, mentre le impronte digitali finiscono sui tavoli delle polizie di mezzo mondo, ma nessuno si fa avanti. Vista l’impossibilità di identificarlo, la polizia decide di imbalsamare l’uomo, sperando che prima o poi qualcuno risolva il mistero.

Nel tempo si scopre che il giorno prima di morire aveva preso il treno per Adelaide partendo da una località sconosciuta, e depositato una valigia nel deposito bagagli della stazione, dove aveva anche comprato un biglietto del treno per Henley Beach, ma non l’aveva usato e si era invece diretto verso la spiaggia in autobus. La polizia ha ritrovato la valigia, ma all’interno non c’era nulla che potesse portare all’identificazione.

Poi, una piccola svolta: riesaminando i vestiti, il patologo trova una tasca nascosta che conteneva un pezzo di carta arrotolato con le parole “Tamam Shud”, la fine in lingua persiana.

Oggi, ad oltre 70 anni di distanza, alcuni scienziati australiani potrebbero essere vicini a risolvere uno dei casi più complicati mai accaduti in Australia. Derek Abbott, professore all’Università di Adelaide, ha sentito parlare per la prima volta dell'uomo di Somerton nel 1995, e ha trascorso anni chiedendo la riesumazione per poter prelevare il DNA e dargli finalmente un nome. Dopo anni di richieste, l’operazione è avvenuta il mese scorso nel West Terrace Cemetery della città, dove l’uomo è stato sepolto nel 1949, sotto una lapide con la scritta “The unknown man”, l’uomo sconosciuto.

 “È importante che tutti ricordino che l’uomo di Somerton non è solo una curiosità o un mistero da risolvere – ha commentato Des Bray, sovrintendente della polizia - era il padre, il figlio, forse il nonno, lo zio o il fratello di qualcuno, ed è per questo che stiamo cercando di identificarlo. Ci sono alcune persone che ritengono di essere collegate all’uomo, e meritano di avere una risposta definitiva”.

I resti sono stati trasportati nel laboratorio Forensic Science SA di Adelaide, dove gli scienziati stanno determinando il modo migliore per analizzarli. “I prodotti chimici utilizzati per l'imbalsamazione sono progettati per preservare i resti, ma lo fanno abbattendo le proteine all’interno del corpo in modo che non ci sia nulla di appetibile per i batteri. Purtroppo però ha un effetto molto dannoso sul DNA”.

Se gli scienziati saranno in grado di estrarre un codice genetico, questo sarà inserito nel database del “National Criminal Investigation DNA Database” (NCIDD) che contiene più di 1,2 milioni di profili. E finalmente risolvere il mistero dell’uomo di Somerton.

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