Quel morso su un seno, la firma dell'assassino

| Caso Cesaroni. Un perito scopri che l'arcata dentaria inferiore del killer era molto irregolare. La procura non lo ritenne un'indizio valido, nonostante un calco. Ma se l'inchiesta dovesse riaprirsi, sarà il punto di partenza

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Di Maria Lopez

Un morso sul seno, dai contorni precisi. Lasciato da un uomo con una strana dentatura, cioè molto irregolare, in particolare sella parte inferiore dell’arcata dentaria, con una simmetria evidente e forse unica. Un perito della parte civile prese un calco, ricostruendo la dentatura in base ai segni lasciati dall’assassino il giorno del delitto. Non sappiamo con quali motivazione, cioè se un altro perito confutò quell’indizio, o la prova, che portava dritto all’assassino o altro. Ma la procura, nonostante i segni sembravano corrispondere a uno dei sospettati decise di non tenerne conto o oggi la morte di Simonetta Casaroni, avvenuta il 7 agosto del 1990, quasi 30 anni fa, è ancora avvolta dal più fitto mistero. Erano circa le 10 quando la 21enne Simonetta entrò per l' ultima vota nel portone di via Carlo Poma 2 a Roma. Il suo cadavere venne scoperto solo a tarda seraa negli uffici dell' “Aiag” dove lavorava come segretaria. Sul suo corpo ventinove coltellate inferte da un assassino tuttora impunito, che prima di uccidere le ferì anche un seno, in preda al raptus omicida. Con un morso rimasto indelebile sulla pelle della vittima. Abitava con la famiglia a Cinecittà, una ragazza molto carina, come tante, con alle spalle una vita normale. Gli studi e poi il lavoro. Altro non c’era.

Il primo sospettato fu Pietrino Vanacore, portiere dello stabile di via Poma. Seguono:  Salvatore Volponi, il titolare dell’Aiag; Federico Valle, figlio di un professionista della zonaa e Raniero Busco, fidanzato (ma la relazione era in crisi) della ragazza. Tutti scagionati. L'ultimo contatto telefonico Simonetta alle 17.30 del 7 agosto. Poi l’appuntamento con l’assasino. Era molto diffidente e lo fece entrare, segno che si fidava, che lo conosceva molto bene. Prima una discussione, una lite, uno scontro fisico con lei che fugge e tenta di chiudersi in una stanza. Poi il massacro, feroce e senza scampo. Stordita con un colpo in testa, pugnalata con un tagliacarte (delitto premeditato, l'arma era lì) ventinove volte, sei  al viso, sul sopracciglio e nell'occhio destro e poi al sinistro. Vibra altre otto coltellate su tutto il corpo, sul seno e sull’addome. Le ultime quattordici ferite nel basso ventre. Spariti i vestiti, gli orecchini, un anello, un bracciale, un girocollo. Sulla scena del crimine, ripulita con cura il cadavere con il reggiseno allacciato, ma abbassato, i seni scoperti. Le chiavi di Simonetta non furono mi ritrovate. L’assassino, andandosene, si chiuse ala porta alle spalle, con il solo scatto della serratura.

Vanacore, venne arrestato dalla polizia il 10 agosto e scarcerato dopo venti giorni. Nel 1991 le accuse contro Vanacore ed altri cinque indagati vennero archiviate. Si suicidò il 9 marzo del 2010 a Maruggio, località balneare in provincia di Taranto, gettandosi in acqua legato alla scogliera in modo da non potersi liberare. Prima, aveva bevuto  un diserbante. Raniero Busco, ex fidanzato della Cesaroni fu assolto in Cassazione. Idem tutti gli altri.

Se mai qualcuno riuscirà a trovare quanti nuovi indizi basterebbero a riaprire l’indagine, il punto di partenza sarà anche quel morso sul seno. Bisognerà confrontare il calco dei denti con quelli dei sospettati di allora e, forse, Simonetta e la sua famiglia potranno avere finalmente giustizia.

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