La seconda vita del medico dell'Onu

| Torna libero Jean Claude Romand. Aveva finto per 6 anni di essere un ricercatore Oms accumulando debiti per sostenere gli agi borghesi. Nel '93, scoperto, uccise moglie, due figli, i nonni e il cane e fu condannato all'ergastolo

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La mattina del 9 gennaio 1993, il 38enne medico Jean-Claude Romand, originario dello Jura, si alzò nella sua bella villa circondata da un parco: elegante come al solito, la valigetta, la Volvo station wagon scura, il cane scodinzolante e festoso in un elegante sobborgo di Parigi, Prèvessin-Moens. La moglie Florence e i due figli di 5 e 7 anni si sarebbero svegliati di lì a poco per andare a scuola. Il dottor Romand era una persona stimata, un uomo apprezzato per le sue doti umane e professionali. Una famiglia perfetta, una vita da veri benestanti. Ma fondata su una finzione sorprendente: Romand non era un medico, non aveva mai lavorato in vita sua e le giornate le trascorreva bighellonando senza meta o perdendo tempo nella sala d’attesa del Organizzazione mondiale della Sanità Onu di Parigi. Poi, a sera, tornava a casa, come se niente fosse. Nessun sospetto. Aveva allora 38 anni e un prestigioso futuro. Ma lentamente, giorno dopo, giorno, anno dopo anno, il castello di menzogne iniziò a traballare. Questione di soldi, di ingenti debiti. C’erano le rate da pagare del mutuo, dell’auto, le spese per mantenere la famiglia su un alto livello sociale.



Pare che la moglie, conosciuta ancora da studente, una donne intelligente, sportiva preveniente da una famiglia-bene, avesse iniziato a nutrire qualche sospetto, e fosse andata negli uffici dell’Onu per cercare il marito che, ovviamente, non risultava in organico. La soluzione di Romand fu semplice. Una mattina, invece di iniziare la solita commedia, sparò in testa alla moglie, quindi uccise i figli e l'indomani i nonni, infine il cane. L’ex amante si salvò per miracolo. Non era in casa quando lui andò a bussare, armato.



Il piano prevedeva il suicidio e l’incendio della casa dei sogni. Invece i sonniferi che aveva ingurgitato erano scaduti e fu salvato dalle fiamme dalla polizia e dai vigili del fuoco. All’inizio in molti pensarono a un terribile incidente ma quando si scoprì che i cadaveri presentavano ferite d’arma da fuoco, tutto fu chiaro. Il falso medico, intossicato e ustionato, fu arrestato e condannato all'ergastolo, ma ora la Corte d'Appello di Bourges ha accolto l'istanza di libertà presentata dai suoi avvocati e la decisione, secondo quanto scrive "Le Figarò", dovrà essere effettiva entro il prossimo 28 giugno. Uscirà in libertà vigilata e per due anni dovrà indossare il braccialetto elettronico.

La storia del “ricercatore presso l’Oms" ha ispirato "L'avversario", il primo libro di Emmanuel Carrére, uscito nel 2000, e da cui è stato tratto l'omonimo film con un eccezionale Daniel Auteuil.



Romand aveva veramente tentato di laurearsi in medicina ma non riusciva a superare gli esami del secondo anno. Si iscrisse per 12 volte consecutive, dal 1975 al 1986 al secondo anno di medicina per ottenere il certificato che gli avrebbe consentito di dimostrare che stava continuando gli studi, in modo da eternare il ruolo di aspirante medico. Nel 1986 organizzò per amici e parenti una finta festa di laurea e annunciò trionfalmente di aver vinto un concorso all’Oms. La farsa durò 6 anni, sino a quando stava per essere travolto dai debiti. L'amante gli aveva prestato 150.000 euro, ma quei soldi avevano solo rinviato di qualche tempo il disastro finale.

“Non volevo che la mia famiglia fosse disonorata, che i miei bambini crescessero nella povertà”, disse per giustificare una strage attentamente pianificata.

Romand, nella sua comunità, giocava a fare il progressista. Difese a spada tratta il preside della scuola locale messo sotto accusa per una relazione extraconiugale, rilasciando interviste ai giornali locali. Intanto, per farsi prestare denaro, inventò di essere malato di cancro e di voler proteggere la moglie da “questa questa orribile notizia”. Alla fine aveva accumulato oltre 2 milioni di euro di debiti. 

Disse di essersi pentito però, poco prima, aveva venduto per migliaia di franchi a un malato terminale una medicina che non sortì alcun effetto: l’uomo morì e fu incriminato anche per questo. Resta lo stupore di amici e familiari. Nessuno, per anni, aveva sospettato nulla.

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