Nicole Brown Simpson, diario una morte annunciata

| Un documentario che presto arriverà in tutto il mondo ha scelto di basarsi sui diari segreti della moglie di OJ Simpson, mai utilizzati durante il processo. Una sequenza infinita di violenze e minacce

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Di Germano Longo
Nicole se lo sentiva: prima o poi suo marito OJ Simpson le avrebbe fatto più male del solito, era solo questione di tempo. Quel tempo è arrivato la sera del 12 giugno del 1994, quando Nicole rientra a casa in compagnia di Ron Goldman, un amico, cameriere nel ristorante dove aveva appena cenato con la madre. La polizia parla di una scena orribile che dà il voltastomaco anche a chi è abituato al sangue e alla violenza: Nicole è stata colpita con 12 coltellate sferrate con una furia cieca, fin quasi a staccarle la testa dal corpo. Ron, il suo amico, ne riceve altre 20.

Non c’è prova, nel raggio di centinaia di km dall’875 di South Bundy Drive, a Los Angeles, che non porti dritta a OJ, ex stella del football americano con cui era sposata da nove anni. Ma la giustizia non è una scienza esatta, e malgrado tutto dica il contrario OJ viene assolto, lasciando all’America l’amaro in bocca dei pesi e delle misure diverse che anche da quelle parti fanno la differenza.

Quello fra Nicole e OJ è un matrimonio travagliato e difficile fin dall’inizio: in pubblico sono una coppia perfetta da jetset internazionale, belli, levigati, eleganti e sorridenti. Ma in casa, è l’inferno.

Nicole se lo sentiva, prima o poi suo marito OJ Simpson le avrebbe fatto più male del solito, e da tempo aveva preso l’abitudine di annotare su un diario tutto quello che accadeva in casa quando i riflettori si spegnevano. I diari della donna, per la giustizia morta per mano di chissà chi, sono l’agghiacciante esclusiva di “OJ and Nicole: An American Tragedy”, un documentario che andrà in onda sugli schermi americani il 3 ottobre, 25esimo anniversario della controversa e assurda assoluzione di OJ Simpson.

Tanya, la sorella di Nicole, ne è certa: “Sapeva che questo sarebbe stato il suo destino e forse immaginava anche come sarebbe andato il processo. Voleva lasciarne traccia per qualcuno che potesse vendicarla”. I diari, ritrovati nella cassetta di sicurezza di Nicole insieme alle foto del suo viso pieno di lividi e delle tante lettere di scuse di OJ, non sono mai stati ammessi come prova durante il processo a Simpson: il giudice li ha considerati influenti basandosi sul giudizio di altri, senza mai visionarli di persona. Da allora sono stati dimenticati.

Nicole racconta di almeno 60 occasioni in cui OJ avrebbe abusato di lei e minacciata di morte. Con una calligrafia sicura annota la prima dose di botte, nel 1978, un anno dopo aver conosciuto il campione di football mentre lavorava come cameriera al “The Daisy”, un nightclub di Los Angeles. Era troppo bella, troppo bionda e troppo tutto perché OJ non se ne accorgesse.

Quella volta, la prima, Nicole incassa per ore calci e pugni: OJ inizia sulla 5th Avenue di New York più o meno alle 9 di sera, e prosegue prima in albergo poi nei garage, dove con una mazza da baseball demolisce la macchine dell’allora fidanzata. Nicola cercando invano di fuggire, senza sapere ancora che non ci sarebbe riuscita per i 16 anni successivi, in un crescendo di abusi, legnate e scenate di gelosia che si chiudevano sempre allo stesso modo, fra lividi, lacrime e poi scuse, in un copione perfetto e uguale a milioni di altre storie di violenza come questa, in tutto il mondo.

Un altro brutto episodio è datato 10 gennaio 1988: Nicole era incinta di due mesi di Justin, il loro primo figlio, e OJ le chiede di abortire puntandole una pistola contro il viso. Nel suo diario, annota: “Era perennemente ubriaco, e più volte l’ho sbattuto fuori casa. Dieci minuti dopo suonava al campanello e sussurrava “devo proprio andarmene stasera?”, dai, aprimi e facciamo pace”.

Più volte, OJ passa quel limite che in realtà non sapeva cosa fosse: Nicole ricorda di essere stata picchiata così forte da strapparle perfino i vestiti che aveva addosso, e più volte racconta di anche di una pistola fra le mani di suo marito, col viso stravolto dalla rabbia mentre le urlava di scegliere: andarsene o beccarsi una pallottola in mezzo agli occhi. Un crescendo, un lungo imbuto di violenze e silenzi che si è chiuso nel modo più tragico – ma al tempo stesso previsto – possibile, la sera del 12 giugno 1994, a Los Angeles.

Nel documentario, l’ex ufficiale della polizia John Edwards racconta di essere intervenuto più volte presso la casa dei Simpson: “Ricordo una donna alta e bionda uscire di corsa di casa mentre urlava “vuole uccidermi”. Durante la sua testimonianza al processo Simpson, l’agente racconta che Nicole “tremava, era insanguinata e terrorizzata: aveva un profondo taglio sul labbro superiore e l’occhio destro iniziava a gonfiarsi. Era stata picchiata con violenza”. Almeno quella volta, Simpson viene arrestato per aggressione e violenza privata, senza contestare le accuse. Nicole chiede il divorzio nel 1992, ma scrive una lettera in cui dice di voler ancora credere e riconquistare l’uomo della sua vita per il bene della famiglia. Nel documentario, sua sorella Tanya legge la lettera fra le lacrime: “Dimostra solo che lei lo amava troppo”.

Il 25 ottobre 1993, Nicole chiama ancora una volta il 911 e urla “È tornato”. Quando le viene detto di restare in linea, aggiunge “Fate in fretta, mi picchierà a sangue”.

Tanya scoppia di nuovo a piangere quando legge un’altra pagina del diario di Nicole, scritta un mese prima di morire. “Ci siamo ufficialmente lasciati. Ho detto a OJ che terremo i bambini a weekend alterni. Il resto non mi serve più”.

Una giuria ha stabilito 33,5 milioni di dollari di danni per la famiglia Brown, ma da OJ non hanno mai ricevuto nulla. Nel 2008 Simpson è finito in galera con una condanna 33 anni per rapina a mano armata: è stato rilasciato all’inizio del 2017, dopo aver scontato quasi nove anni.

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