Rosa e Olindo, assassini da talk show

| In Italia, secondo Antonella Boralevi, divampa la "febbre da revisione". Si allarga il fronte di chi crede nell'innocenza dei coniugi di Erba, di Bossetti e altri condannati per efferati omicidi. Ma ha senso?

+ Miei preferiti

di MARIA LOPEZ E ALBERTO C. FERRO

Dunque Olindo Romano e Rosa Bazzi non hanno ucciso Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la madre, la vicina di casa e non hanno mai ferito il marito di quest’ultimo, Mario Frigerio. Massimo Bossetti, il cui Dna fu trovato sugli slip e sui leggins di Yara Gambirasio non ne fu l’assassino ed è quindi in carcere innocente; così l’assassino di Elena Ceste, Michele Buoninconti, condannato a 30 anni in tre gradi giudizio, sarebbe un’altra vittima della giustizia. La moglie è morta, sostengono gli innocentisti, per un incidente in seguito a una crisi nervosa. Il gruppo Facebook “io sto con Massimo Bossetti” conta migliaia di followers, Olindo e Rosa prima rei confessi e poi protagonisti di una clamorosa retromarcia, sono star anche della tv, intervistati a "Porta a Porta", protagonisti di un interminabile processo mediatico che segna un’incolmabile distanza dal dolore dei familiari delle vittime, quelle vere.

La scrittrice Antonella Boralevi, in un servizio su La Stampa, parla di “febbre di revisione” da parte di improvvisati investigatori, improbabili criminologi, psicologi dell’ultima ora. Con il risultato di creare un clima di dubbio e sfiducia nei confronti degli inquirenti che per anni hanno indagato su quei delitti. Quando non sono riusciti a fare bene il proprio lavoro, come nel caso del delitto di Meredith Kercher, avvenuto il 1 novembre 2007 a Perugia, hanno trasformato in star dei media gli allora presunti assassini poi prosciolti. Come lo fu e lo è tuttora per Amanda Knox, il cui annuncio di matrimonio, negli Usa, proprio in queste ore, è diventato uno spettacolo nello spettacolo.

Il caso più recente è quello di Rosa e Olindo. I due sono stati condannati all’ergastolo con sentenza in giudicato. Ora la difesa è riuscita ad ottenere dalla Cassazione di potere riesaminare alcuni aspetti di una vicenda che di misteri, almeno secondo logica, non dovrebbe averne più. La sera dell’11 dicembre 2006, nel cortile di una cascina ristrutturata di Erba, vengono uccisi con coltelli e spranghe Raffaella Castagna, 30 anni, il figlio Youssef, 2, la madre Paola Galli, 60; la vicina di casa Valeria Cherubini, 55, e ferito gravemente il marito di quest’ultima Mario Frigerio, unico sopravvissuto e poi morto pochi anni dopo per malattia. I due erano accorsi per tentare di spegnere le fiamme di un incendio nell’appartamento dei Castagna. Ebbene, una traccia di sangue di Valeria Cherubini, fu trovata sull’auto di Romano, 60 anni, netturbino con precedenti per rissa e autore di un numero sterminato di denunce contro i vicini di casa, soprattutto contro le vittime. Lui e Rosa, 59 anni, domestica a ore, ce l’hanno soprattutto con il marito di Raffaella, il tunisino Azouz Marzouk, con precedenti per spaccio, che però la sera della strage non era in casa. Costui, dopo avere invocato la pena di morte per i coniugi, oggi li ritiene innocenti e pensa a un delitto nato, come vendetta nei suoi confronti, mai accettato dai congiunti della moglie, in un contesto familiare. Ma le prove e gli indizi contro la coppia, legata da un rapporto morboso e tale da isolarli completamente da familiari e amici, sono schiaccianti. La loro confessione fu precisa nei minimi dettagli, nonostante la difesa conti 243 errori nella ricostruzione. Ma solo gli assassini potevano sapere dove, quando, a chi e come erano state inferte le coltellate e dove fu invece usata la spranga. Frigerio poi, nella sua testimonianza, ha riconosciuto come suo aggressore Olindo Romano e come sua complice Rosa Bazzi. C’è un movente preciso e credibile: Olindo e Rosa odiavano quella famiglia fastidiosa per il pianto del bambino, le rumorose liti tra Raffaella (figlia di noti imprenditori) e Azouz, arrogante e violento, gli andirivieni notturni e i continui sgarbi reciproci. Tra loro denunce, processi, risarcimenti, dispetti, pedinamenti e minacce. Quella sera i coniugi decisero di riconquistare un un colpo solo dignità e tranquillità. Il piano poi non era così sgangherato. Dopo il delitto, avevano incendiato l’appartamento così le fiamme avrebbero incenerito i corpi, cancellando le tracce della strage. Traditi dall’unico errore: Frigerio aveva una malformazione alla carotide che, nonostante l’intenzione di sgozzarlo, miracolosamente lo salvò, anche fingendosi morto.

Dopo poco tempo, i due dissero che la confessione gli era stata estorta dai carabinieri in cambio della promessa di tornare presto liberi. Prima Olindo e poi Rosa. I giudici non gli hanno creduto e li hanno condannati. All’inizio avevano detto di aver confessato per “liberarsi la coscienza”, dispiaciuti soprattutto per il bimbo, sgozzato con un solo fendente, trovato morto sul divano in un lago di sangue. Nessuna pietà invece per la povera Valeria, trafitta da 34 coltellate e colpita 8 volte con la spranga. La testimonianza di Frigerio non lasciò loro scampo.

Ma perché si vuole la revisione del processo? Per una confusa storia di intercettazioni ambientali (di Frigerio) che, durante il suo lungo ricovero, non furono trascritte e le cui tracce digitali sembrerebbero sparite. Cosa potrebbe avere detto il sopravvissuto in quelle conversazioni con familiari e operatori sanitari? Di avere avuto dubbi sull’identificazione degli assassini, o di nascondere qualche dettaglio importante. Rosa e Olindo, non ancora sospettati di nulla, presentarono subito ai carabinieri che stavano sentendo come testi i vicini di casa degli uccisi, uno scontrino di un MacDonald's di Como. Peccato però che l’orario risaliva a due ore prima del delitto. Strano che avessero cercato subito di discolparsi di qualcosa che nessuno gli aveva contestato: due giorni prima della strage, Raffaella Castagna aveva raccontato a un’amica che Rosa la pedinava; Azouz non solo prendeva in giro Rosa in modo pesante, ma aveva minacciato i coniugi, costretti a risarcirlo per le liti giudiziarie di mesi prima. Entrambi avevano ferite d’arma da taglio sulle mani e le braccia; Rosa sanguinava da un dito. Insomma, è pur vero che la storia giudiziaria, non solo in Italia, conta un numero elevato di persone innocenti condannate e poi, scoperta la verità, liberate e risarcite. Ma il caso di Erba non sembra nascondere zone d’ombra. Ovviamente, sino a prova contraria.

Cold Case
«So dov’è sepolta Maddie»
«So dov’è sepolta Maddie»
Michael Schneider, il sensitivo tedesco che ha indicato i punti in cui la polizia ha ritrovato i corpi dei coniugi Neumair, afferma di aver fornito le coordinate del luogo in cui sarebbe stata sepolta la piccola inglese scomparsa nel 2007
Il mistero dell’uomo di Somerton
Il mistero dell’uomo di Somerton
Sta forse per essere risolto un giallo inestricabile lungo 70 anni: un uomo ritrovato senza vita su una spiaggia nel 1948 a cui non è mai stato possibile dare un nome
Il prete assassino (che non sconterà nessuna pena)
Il prete assassino (che non sconterà nessuna pena)
Nuove prove hanno permesso alla polizia di inchiodare l’ex sacerdote Richard R. Lavigne, accusato di aver ucciso mezzo secolo fa il 13enne Daniel Croteau
Svolta nel caso della piccola Maddie
Svolta nel caso della piccola Maddie
La polizia tedesca sarebbe riuscita a provare la presenza di Christain Brueckner in Portogallo negli stessi giorni in cui la piccola è scomparsa. Ma non basta ancora per accusarlo formalmente
L’assassino di Evelyn, uccisa nel 1979
L’assassino di Evelyn, uccisa nel 1979
Un uomo di 64 anni individuato grazie alle nuove tecniche forensi: una traccia del Dna lasciato su una manica del cappotto della vittima ha permesso di dare un nome all’omicida
Nuove prove sulla morte di Khashoggi
Nuove prove sulla morte di Khashoggi
Diversi documenti “Top Secret” dimostrano che la squadra assassini del giornalista hanno utilizzato aerei di una compagnia che apparteneva al principe saudita MBS
È morto Samuel Litte, il serial killer più prolifico d’America
È morto Samuel Litte, il serial killer più prolifico d’America
Aveva 80 anni e dal 2014 stava scontando 3 ergastoli, ma si era autoaccusato dell’omicidio di 93 donne. Attraverso le sue confessioni l’FBI ha risolto oltre 50 casi insoluti
Risolto il cifrario del Killer dello Zodiaco
Risolto il cifrario del Killer dello Zodiaco
Dopo 51 anni, tre codebreaker amatoriali sono riusciti a venire a capo di uno dei messaggi più oscuri del serial killer californiano, il “cifrario 340”. Purtroppo, non conteneva indicazioni utili per svelarne l’identità
Il più celebre serial killer sudcoreano confessa
Il più celebre serial killer sudcoreano confessa
Al suo posto era stato accusato un innocente che ha scontato 20 anni di galera. Lee Chung-jae ha ammesso i 14 omicidi di donne e si è detto sorpreso: era convinto che la polizia l’avrebbe fermato molto prima
Dopo 36 anni risolto il cold case di Jonelle Matthews
Dopo 36 anni risolto il cold case di Jonelle Matthews
Un anno fa il ritrovamento dei resti della ragazzina scomparsa in Colorado pochi giorni prima del Natele del 1984. Gli esami e la comparazione dei dati hanno portato all’arresto dell’ex pastore della chiesa che la famiglia frequentava