La scuola violenta è una fake news

| I gravi episodi di questi giorni non incidono nella vita di milioni di alunni e studenti ma danno l'idea di come si creano tendenze e orientamento delle opinioni, sfruttando ignoranza e paure. Gli slogan di Goebbels

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di Alberto Cosimo Ferro e L’Ateniese*

Cosa sta succedendo nella scuola italiana? Uno studente minorenne insulta e minaccia un professore, con tre compagni che lo imitano; un altro promette a un'insegnante di scioglierla nell’acido, secondo un classico sistema mafioso; un’altra insegnante viene legata a una sedia derisa e umiliata; poi c’è un professore ipo-vedente picchiato, e picchiata anche un’altra insegnante ma questa volta da genitori infastiditi da un voto negativo. Poi c’è la maestra che di sera va alle manifestazioni antifasciste per urlare ai poliziotti “dovete morire” salvo poi tornare in classe a insegnare come se nulla fosse, insegnare cosa non si sa. C’è l’insegnante della Val Susa che è contro le linee ferroviarie ad Alta Velocità e pubblica su Facebook gli ingenui disegni dei suoi scolari che la rappresentano a una protesta contro la Tav; c’è un maestro di Asti che è felicemente pacifista, e meno male che lo è, ma che non si perita di indottrinare i bambini a lui affidati in primis dallo Stato e poi dalle famiglie senza alcun ritegno, tra la soddisfazione dei gruppi estremisti di sinistra a cui appartiene e la passività delle famiglie.

CACCIATORI DI TENDENZE

C’è un algoritmo che gira sui social a caccia di tendenze, senza scomodare i ladri di vite di "Cambridge Analytica". Raccoglie un tot di fake news sui vaccini, li rispalma attraverso la rete di un movimento politico, li posiziona sui profili di un numero elevato di propri sostenitori, iscritti e anche politici già evidenza, per vedere l’effetto che fa. E il gioco tragico della strisciante opposizione e ostilità ai vaccini è fatto e costerà delle vite, oltre a ingenti risorse pubbliche per curare i malati “volontari”. Giustamente i genitori si preoccupano della salute dei figli e dunque passano le più incredibili fake news, sfruttando ignoranza e timori irrazionali. Basta mettere in coda una firma, un “dottor” che precede un nome e l’effetto palla di neve che rotola diventando valanga è quasi certo. Così capita che una coppia di laureati, ripeto laureati, mediti di non vaccinare più il bambino perché teme diventi autistico o che si porti per tutta la vita tare genetiche. L’opposizione ai vaccini non è un dettaglio da poco. Vale una percentuale di voti per quella forza politica che monitora da anni le tendenza e poi le crea, anche con l’aiuto di consulenti, spesso russi ma non solo (li abbiamo anche noi), che hanno fatto proprio lo slogan tanto caro al ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Sommando con intelligenza quanto emerge dall’analisi delle tendenze - vedi i guru di Trump - si può costruire un programma politico vincente, drenando le paure inconsce o reali, che la gente manifesta sui social-sfogatoi, gli odi ancestrali contro i diversi, gli stranieri, rispolverando così i fantasmi del passato, come le aberranti tesi sul razzismo, dove l’individuo viene giudicato non come è o per cosa fa, ma in base al colore degli occhi o dei capelli. 

IL TEST SULLE FAKE NEWS

Chiunque può fare un auto-test, un gioco, per scoprire come si influenza l’opinione pubblica attraverso i nuovi strumenti di diffusione del pensiero. Esempio. La guerra alle grandi infrastrutture ha i suoi validi perché, in passato le opere pubbliche sono state il bancomat dei politici e di forze oscure. Bene. Un governo serio sa che autostrade e ferrovie servono e vanno comunque fatte. E le farà eliminando (non cercando di eliminare) gli scenari corruttivi, gli sprechi e quant’altro. Ma in questi anni è stata costruita una storia dove le infrastrutture sono la quintessenza del male; dove è passata l’idea che investire nelle grondaie delle scuole e nelle piccole ristrutturazioni sia al contrario l’unico investimento virtuoso e tale da sostituire la cura di un Paese verso le sue linee di comunicazione. Ma le merci non passano nelle grondaie, le gallerie dell’800, per forza di cose, non vanno bene e ce ne vogliono, logicamente, di nuove. E il Pil di un Paese non sale con le aiuole fiorite e una mano di bianco sui muri. La fase due è una sorta di cinico sciacallaggio: se diluvia, se c’è un’alluvione con danni rilevanti e peggio ancora con vittime, se c’è un terremoto, i teorici del "No" scrivono lettere accorate di denuncia, promuovono battaglie in Parlamento e sui media amici con un assunto comune: “L’Italia soffre di immensi problemi idro-geologici e si sprecano denari per le infrastrutture….” e i governi promotori diventano tout court “assassini”. Poco importa che i cambiamenti climatici abbiano conseguenze imprevedibili, che i volumi di acqua si siano moltiplicati, che i terremoti non siano di fatto prevedibili. La costruzione della tendenza colpisce dritto al bersaglio.

COSA E’ SUCCESSO? NIENTE

Adesso torniamo alla domanda iniziale. Che succede alla scuola italiana? Niente. Gli indici statistici considerano totalmente fisiologiche le comunque gravi anomalie di questi giorni. Solo un po’ di numeri: per l’anno scolastico 2016/2017, gli alunni che nell’anno scolastico 2016/2017 che hanno frequentano le scuole statali sono stati 7.816.408, per un totale di 370.597 classi. Altrettanti nelle medie e superiori. A proposito: gli studenti stranieri erano 815.000 con un aumento di 653 unità rispetto al 2014/2015 (+0,1%). Alla faccia dell’invasione di stranieri che alcune forze politiche (e non solo la Lega, sia chiaro) si ostina a denunciare, con la tetra complicità anche dei media commerciali.

I gravissimi episodi accaduti, in una società normale e non "trollata" ogni minuto, vanno puniti con esemplare severità. Gli studenti violenti e deficienti fuori dalla scuola; gli insegnanti che vogliono i poliziotti morti licenziati immediatamente; alla maestra No Tav va spiegato che è libera di manifestare fuori dalla scuola come e quando vuole, possibilmente senza violenza, ma che lasci fuori dalle aule le sue idee, giuste o sbagliate che siano, idem il maestro pacifista (e altro) di Asti. Quei bambini hanno il diritto di formare le proprie idee e di sviluppare i propri talenti senza i condizionamenti ideologici, se non le manie, degli insegnanti.

*Analista e sociologo

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