A Wuhan non è ancora finita

| Un aumento incontrollato dei prezzi degli alimentari, l’obbligo di tacere e acclamare i leader in visita e una preoccupante crescita di problemi psicologici. Sono i danni collaterali che i cittadini di Wuhan iniziano a pagare

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La settimana scorsa il presidente cinese Xi Jinping è passato davanti a un complesso di appartamenti durante il suo tour a Wuhan, punto nevralgico della pandemia globale del coronavirus: ha alzato lo sguardo e salutato con la mano i residenti che - ancora in isolamento - hanno risposto da dietro le finestre.

Il video, trasmesso la sera stessa in milioni di case in tutta la Cina, voleva essere un messaggio di fiducia sul fatto che, sotto la guida sicura di Xi, il Paese ha voltato pagina.

Ma per molti abitanti di Wuhan, le immagini dei media statali non corrispondono alla realtà. “Quello che è certo è che a Xi Jinping non arriva tutta la verità”, ha commentato uno dei tanti residenti che sono stati isolati dal mondo esterno dalla fine dello scorso gennaio, quando la metropoli di 11 milioni di abitanti è stata posta in lockdown per impedire l’ulteriore diffusione del coronavirus.

Quando l’epidemia ha raggiunto la sua massima gravità, molti pazienti di Wuhan hanno denunciato di non poter essere curati a causa dell’estrema carenza di letti negli ospedali e di risorse mediche. Ora, dato che il numero di nuovi casi segnalati in Cina rallenta fino a raggiungere il minimo, milioni di residenti sono ancora blindati nelle loro case, senza neanche il permesso di uscire a fare la spesa. Si affidano a comitati di quartiere designati a raccogliere ordini di gruppo per le necessità quotidiane, ma obbligati a pagare prezzi molto più alti.

Mentre i media statali hanno raddoppiato l’impegno per raccontare la nuova vita di Wuhan, la rabbia, l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e i fallimenti del governo locale stanno iniziando a intaccare la facciata propagandistica.

Il coronavirus si è diffuso in oltre 140 paesi in tutto il mondo, e un numero crescente di governi - come quelli italiano, spagnolo e filippino - hanno imposto blocchi simili a quello introdotto per la prima volta a Wuhan. Alle severe misure adottate nella città cinese è attribuito il merito di aver rallentato l’epidemia: negli ultimi tre giorni, Wuhan ha segnalato nuovi casi a una sola cifra rispetto ai quasi 4.000 al giorno di un mese fa. Tuttavia, l’isolamento ha avuto un costo altissimo per milioni di persone.

Il crescente malcontento è diventato evidente durante quella che avrebbe dovuto essere una visita del vice premier Sun Chunlan. Durante la sua passeggiata, Sun è stato bombardato da urla e slogan da parte di cittadini che urlavano dalle finestre dei loro appartamenti. I residenti hanno accusato il comitato di quartiere di aver inscenato la consegna di generi alimentari gratuiti e a prezzo ridotto per la visita di Sun quando la realtà è totalmente diversa. Il vice premier ha ordinato un’indagine immediata.

Gli eventi a cui partecipano funzionari cinesi di alto livello tendono ad essere altamente coreografati e preparati, e l’indignazione è eccezionalmente rara: non sorprende che le autorità di Wuhan abbiano fatto di tutto per evitare che si ripetesse durante il tour di Xi. I post dei social media e le foto dei gruppi di WeChat del quartiere indicano che la polizia era di stanza sui balconi dei residenti in tute protettive per scoraggiare qualsiasi potenziale urlo o insulto.

Il tour di Xi - che comprendeva una visita a un centro comunitario di quartiere e una videoconferenza con gli operatori sanitari e un paziente – si è concluso senza problemi e senza drammi, ma la rabbia e la frustrazione a Wuhan restano.

La città ha sopportato il peso dell’epidemia, con la maggior parte dei casi e decessi di tutta la Cina. Ma anche chi non è stato colpito dalla malattia ha avuto l’esistenza sconvolta da misure di quarantena senza precedenti.

Li Hong, una studentessa universitaria che ha chiesto di usare uno pseudonimo per paura di essere punita, è stata confinata a casa sua con suo padre e sua nonna per sette settimane. Vive in costante ansia, preoccupata di cosa significa per la sua famiglia l’aumento vertiginoso dei prezzi quando i soldi finiranno. Suo padre, un fattorino, era l’unico che lavorava, ma non guadagna più nulla da settimane. L’unico reddito che sostiene la famiglia è la povera pensione statale della nonna.

Diversi cittadini di Wuhan hanno pubblicato sui social media gli scontrini della spesa che indicano un aumento spaventoso dei prezzi. “Se continua così, non saremo in grado di proseguire a lungo”, racconta Li mostrando una manciata di patate, due cavoli, qualche peperone e un cestino di mele e pere. Ma oltre al peso finanziario, la vita sotto chiave ha anche richiesto un tributo mentale: “Vivendo così a lungo in una condizione di isolamento, la gente si trova costantemente in ansia”.

Gli scienziati hanno già iniziato a studiare il pedaggio psicologico dell’epidemia e le misure di quarantena. Uno studio pubblicato questo mese sulla rivista cinese “General Psychiatry” ha rilevato che quasi il 35% dei 52.730 intervistati in tutta la Cina soffre di disagio psicologico accusando ansia, depressione, fobie, cambiamenti cognitivi e altri sintomi.

Secondo Li, la colpa della sofferenza degli abitanti di Wuhan dovrebbe ricadere sul governo: “Se avessero reso pubblica la situazione dell’epidemia prima, e messo in quarantena i pazienti che avevano già mostrato i sintomi, non saremmo arrivati a questo”. Ciò che ha ulteriormente alimentato la rabbia nei confronti del governo è la discrepanza tra ciò che è stato promesso dai funzionari statali e la realtà. 

Il governo di Wuhan ha risposto alle lamentele sull’impennata di prezzi dei prodotti alimentari nel corso di la conferenza stampa. Xu Honglan, vicesindaco di Wuhan, ha spiegato che durante l’epidemia i costi sono stati tre volte superiori al solito, facendo salire i prezzi dei prodotti alimentari. Ha anche detto che il governo avrebbe varato misure per risolvere il problema, tra cui lo svincolo di una riserva governativa di carne congelata immessa sul mercato con un costo al di sotto del 15% rispetto al prezzo di mercato.

All’inizio di questo mese, il nuovo capo del partito della città, Wang Zhonglin, ha affermato che i residenti di Wuhan non esprimevano abbastanza apprezzamento verso gli sforzi del governo. Commenti che hanno scatenato una tempesta di critiche online, tutte cancellate dalla censura.

“Sono tutti indignati - ha detto Zhang, un residente di Wuhan – com’è possibile che abbiano mandato un funzionario così ignorante a Wuhan?”. Con sua madre ancora in ospedale, Zhang è determinato a segnalare i passi falsi del governo locale, anche se la polizia gli ha fatto visita mercoledì, avvertendolo di stare zitto. “Qualcuno deve uscire e parlare. Non voglio essere uno di quelli che hanno perso la famiglia e sono rimasti in silenzio ad applaudire quando passato i burocrati”.

CORONAVIRUS
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