Anni di destino oscuro

| COVID-19 lascerà il segno nei comportamenti e nelle abitudini dell’umanità. Ricercatori del MIT e dell’Imperial College di Londra delineano un futuro a tinte piuttosto fosche, che cambierà completamente il nostro modo di vivere

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Di Marco Belletti
Gordon Lichfield è il direttore della “MIT Technology Review”, la rivista dell’università statunitense che ha recentemente pubblicato un’analisi dedicata ai cambiamenti che affronteremo una volta che la pandemia sarà terminata, sia dal punto di vista personale sia sociale.

Lichfield afferma che per fermare il coronavirus è necessario modificare tutte le nostre attività: lavoro, esercizio fisico, socialità, shopping, gestire la salute, educare i figli… E aggiunge che la maggior parte di noi probabilmente non ha ancora capito che alcune cose non torneranno mai più alla normalità.

Il commento di Lichfield parte dalla constatazione che è fondamentale per tutte le nazioni comportarsi come l’Italia: appiattire la curva dei contagi per rallentare la diffusione del virus ed evitare il collasso del sistema sanitario. Solo in questo modo sarà possibile combattere la pandemia, con tutta l’umanità in rigorosa quarantena fino a quando non si raggiungerà l’immunità di gregge o si scoprirà un vaccino efficace. Il professore del MIT, tuttavia, non specifica quanto dovrebbe essere lungo questo periodo di totali restrizioni sociali.

A sentire Trump “con diverse settimane di azione mirata, possiamo svoltare l’angolo e capovolgere la situazione in fretta”: in Cina sono state necessarie sei settimane di isolamento totale e rigoroso per vedere i primi miglioramenti.

È evidente però che finché qualcuno sul pianeta avrà il virus, le epidemie torneranno a manifestarsi dopo periodi più o meno lunghi di inattività.

I ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno proposto come metodo di controllo l’imposizione di misure di ‘distanziamento sociale’ estreme quando i ricoveri nei reparti di terapia intensiva aumentano, meno severe al calare dei ricoveri. Nelle fasi di distanza sociale tutte le famiglie dovrebbero ridurre del 75% i contatti. Senza spiegare bene chi potrebbe restare dentro il 25%, i ricercatori aggiungono che questa misura, oltre alla chiusura di tutte le scuole, dovrebbe essere in vigore per due mesi seguiti da uno senza limitazioni, almeno fino a quando non sarà disponibile un vaccino. Per il quale le previsioni indicano che dovremmo attendere almeno 18 mesi…

Sembra essere un periodo eterno ma l’Imperial College non ha dubbi: senza il distanziamento sociale dell’intera popolazione, nessuna strategia di mitigazione alternativa (isolamento o quarantena dei malati, aumento degli impianti di rianimazione…) eviterebbe il provocarsi di pandemie, che supererebbero di una decina di volte il livello massimo sostenibile dai sistemi sanitari più avanzati del pianeta. Del resto, anche se triplicassimo letti, ventilatori e altri strumenti medici, aumenterebbe il bisogno di medici e infermieri.

E non sarebbe sufficiente neppure se i governi del mondo decidessero di bloccare tutto per un periodo più lungo e quindi tornare alla normalità. Anche in questo caso, affermano i ricercatori, la pandemia scoppierebbe nuovamente e quindi meglio ricorrere a periodi più corti alternati.

Anche se si decidesse di fissare un numero di ricoveri in terapia intensiva - lasciando in questo modo morire, a scelta dei differenti orientamenti politici, i più poveri o i più anziani - il problema non si risolverebbe: la pandemia seguirebbe il suo corso, tornando a galla più vigorosa di prima.

In seguito a queste affermazioni, sembra proprio che stiamo entrando in una fase in cui l’umanità dovrà affrontare di petto il problema, non come interruzione temporanea per poi tornare all’attività e alla socialità di prima, ma come stile di vita totalmente diverso. Parafrasando García Márquez: la sopravvivenza ai tempi della pandemia.

Nel breve termine questo nuovo approccio esistenziale sarà tragico per le imprese e per le attività che prevedono gruppi di persone. Niente più cinema, ristoranti, bar, discoteche, hotel, musei, centri commerciali, trasporti pubblici e privati, sport… e chi più ne ha più ne metta. Oltretutto, si paleserebbero situazioni di forte stress, provocato dalla convivenza forzata con genitori anziani o figli adolescenti, relazioni extraconiugali da nascondere, difficoltà nell’approvvigionamento del cibo, problemi economici se non si hanno sistemi per ridurre le variazioni del reddito…

La letteratura di fantascienza è piena di storie di contagi o di crisi economiche a livello planetario, ma raramente gli scrittori hanno affrontato il tema come ci troviamo oggi a fronteggiare. Più spesso a sopravvivere erano poche centinaia di fortunati (o sfortunati, a seconda del finale) che grazie alla eterogenea composizione del gruppo riuscivano a ricreare in piccolo il sistema sociale precedente.

Un punto in comune tra la nostra realtà e i racconti c’è: le nuove abitudini faranno crollare i livelli di inquinamento, con un minor impatto ambientale dei viaggi e della produzione industriale.

A breve termine le soluzioni sono quelle già viste: ingressi contingentati nei locali pubblici e mantenimento delle distanze minime di sicurezza, ma in prospettiva per Lichfield la soluzione per ridurre al minimo i disagi della situazione da lui paventata è agire in modo da identificare le epidemie prima che comincino a diffondersi. Per farlo propone di ristrutturare il concetto di assistenza medica, con strutture e attrezzature più numerose, in grado di circolare per scoprire tempestivamente ogni singulto del virus.

Ovviamente nessuno, neppure Lichfield, sa che cosa ci attende veramente e come sarà il nostro futuro. Probabilmente l’ingegno umano cercherà soluzioni che migliorino la nostra vita. Forse nasceranno app per segnalare tempestivamente la presenza di persone infette, un po’ come oggi ci guidano verso le colonnine di ricarica per le auto elettriche. Diventerà obbligatorio un chip sottocutaneo in grado di misurare la temperatura corporea e segnalarlo a chi ci sta di fronte. Qualche nazione autoritaria troverebbe il sistema di applicare questo sistema anche per scoprire l’orientamento sessuale di chi si ha di fronte, se è contrario alle politiche governative, ha commesso infrazioni, ha tradito il coniuge…

Ci si adatterà anche a queste misure, come ci siamo adattati ai controlli più severi dopo gli attentati terroristici, e la maggioranza di noi sarà contenta se – con una piccola invasione della nostra libertà – potrà tornare a vivere come un tempo. Anzi, credendo di farlo in un modo migliore.

Con un lieve ottimismo, Lichfield conclude il suo testo auspicando che la gravità del momento spinga tutti i Paesi a eliminare le ingiustizie sociali che rendono indifese ampie fasce della popolazione. Trump avrà letto questa analisi?

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