Con le pinne, il fucile ed il virus

| Le spiagge delle coste americane, complice un weekend di sole, prese d’assalto dai gitanti: dalla California alla Florida, migliaia di persone hanno ignorato il lockdown

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Ormai è chiaro: ovunque ci sia una spiaggia, la tentazione diventa più forte della paura. In tutto il mondo, dal litorale di Palermo all’Australia, complici i primi weekend di sole primaverile, gli arenili si sono riempiti di gente in cerca di tintarella, alla faccia dei divieti, delle restrizioni e dei decreti. Centinaia di persone che hanno mandato su tutte le furie sindaci e governatori, increduli di fronte all’incoscienza dei propri concittadini.

È successo anche nella ligia California, dove le spiagge sono state letteralmente prese d’assalto in barba al lockdown imposto in tutto lo Stato, accompagnato dai soliti consigli di mantenere una distanza vitale fra le persone. Il governatore Gavin Newsom ci aveva provato, ordinando ai quasi 40 milioni di residenti di rimanere a casa a partire dal 20 marzo per aiutare a fermare la diffusione del coronavirus. Ma è stato ascoltato fino ai primi raggi di sole combinati con il weekend, quanto basta perché le mascherine lasciassero il posto alle infradito.

Il resto l’hanno fatto i social: migliaia di foto e video a testimonianza di allegre gite fra amici, tutti felici, abbronzati, sorridenti e incoscienti. La risposta di Eric Garcetti, primo cittadino di Los Angeles, non si è fatta attendere molto: vietati sport e ogni attività ricreativa in tutti i parchi della città gli angeli, sbarrati anche i parcheggi delle spiagge. “Abbiamo visto troppe persone che riempiono spiagge, sentieri e parchi - ha twittato Garcetti – la gente dovrebbe restare chiusa in casa e uscire il meno possibile, ma questo non significa riunirsi altrove: vorrei passasse il messaggio che la situazione è seria e grave. Rimanete in casa, salvatevi e salvate delle vite”.

Qualcuno ha provato la fermare la fiumana: Santa Monica ha chiuso il parcheggio sulla spiaggia sperando di dissuadere la gente, e lo stesso è successo a Malibu, dove quando ha capito che fermare i gitanti sarebbe stato ormai impossibile, il comune ha almeno ricordato a chi stava per andare in spiaggia di mantenere la distanza di sicurezza. Più a sud, Robert Garcia, sindaco di Long Beach, ha annunciato la chiusura di giardini, aree per cani, zone picnic e campi da pallavolo, tennis e basket. “Ci sono più cartelli sulle spiagge che nei tribunali, cercheremo di far rispettare maggiormente le norme, ma le nostre squadre di sicurezza pubblica sono poche e oberate di lavoro. È necessario che i cittadini si assumano le proprie responsabilità e ricordino che medici, infermieri e personale medico contano su di noi”.

Ma le spiagge californiane non sono state le sole prese d’assalto: lo stesso è avvenuto in Florida, dove centinaia di persone hanno dato vita a party a bordo di yacht ormeggiati al largo di Biscayne, Miami e Boca Raton. Il sindaco della contea di Miami-Dade, Carlos Gimenez, ha chiuso i porticcioli e le rampe di accesso ai pontili, ma il divieto ha scoraggiato poca gente alla gita in barca. “Sono deluso nel vedere foto e video di grandi gruppi di persone che si riuniscono. Siamo in stato di emergenza e non potrò mai sottolineare abbastanza la necessità di una presa di coscienza per quello che rischiamo”.

Da altre parti d’America, la corsa al lockdown tocca ormai tutti i parchi nazionali, da costa a costa, chiusi dalle autorità locali nel tentativo di arginare la diffusione del coronavirus, e soprattutto di scoraggiare i gitanti.

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Con le pinne, il fucile ed il virus - immagine 1
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