Dubai, l’equilibrio fra salute ed economia?

| Il Paese ha riaperto al turismo attirando migliaia di europei, ma i casi di Covid sono in aumento. Eppure, le autorità non hanno intenzione di chiudere, cercando di raggiungere un difficile compromesso

+ Miei preferiti
Basta un minimo di allentamento delle misure che limitano la libertà, e le città tornano a riempirsi di gente. C’è nell’aria una comprensibile voglia di svago e leggerezza, e ogni occasione diventa una boccata di ossigeno.

Chi si spinge più in là, e guarda in rete, si sarà accorto che a Dubai la vita sembra tornata alla normalità: nelle ultime settimane, la vivace città è diventata un’attrazione irresistibile per i turisti europei in cerca di una fuga dalla fetida combinazione di un inverno freddo, come dei blocchi imposti dal coronavirus. Per chi è chiuso in casa e non può neanche pensare di avvicinarsi ad un aeroporto, sono immagini che provocano costernazione e proteste.

Ma nel momento stesso in cui decine di migliaia di visitatori sono sbarcati a Dubai, il virus li ha inevitabilmente accompagnati, malgrado le precauzioni: a Dubai, i casi hanno cominciato ad aumentare, e oggi sono quadruplicati rispetto a novembre. Ma malgrado tutto, l’emirato è determinato a mantenere alta la propria offerta turistica, da cui dipende buona parte della sua economia, con le autorità locali addirittura indifferenti di fronte alle inchieste giornalistiche che raccontano di un’apertura al turismo troppo anticipata, e di un ritorno in forza del virus.

“La nostra scelta è di continuare a lavorare attraversando la pandemia al meglio delle possibilità – ha raccontato Helal Saeed Al Marri, direttore generale del Dubai Department of Tourism and Commerce Marketing - abbiamo chiesto alle persone di modificare il loro comportamento, di imparare a vivere in una nuova normalità, e la gente l’ha accettato. Camminando per strada a Dubai si incontra soltanto gente indossa maschere, e se qualcuno non lo fa non serve che intervenga la polizia, sono gli altri a dirgli di metterla”.

Il mese scorso, gli Emirati Arabi Uniti hanno visto passare i casi da 80.000 a più di 290.000, con oltre 4.000 nuove segnalazioni al giorno, ma il dato era del tutto previsto: la popolazione cittadina è composta per l’85% da stranieri, molti dei quali lo scorso dicembre sono tornati nei loro paesi d’origine. Secondo Celia Antony, medico della “Aster Clinics” a Sharjah, i casi di Covid negli Emirati ad agosto erano bassissimi, poi hanno cominciato ad aumentare fra settembre e ottobre, livellandosi a novembre prima di aumentare bruscamente dalla fine dell’anno.

Tuttravia, per Ahmed Mohamed Abdelhameed, medico presso il “Medcare Women and Childrenìs Hospital” di Dubai, il picco ci sarebbe stato lo stesso, con i confini chiusi o aperti: “Guardate all’estero: la maggior parte dei paesi soffre di un nuovo aumento di casi e molti di loro sono stati molto guardinghi nelle riaperture, ma io continuo a credere che l’unico modo per superare questa situazione sia attenersi alle misure di controllo e farsi vaccinare. Chiudere le porte può impedire alle persone di entrare, ma non al virus”.

Il direttore dell’Autorità del Turismo Al Marri si dice convinto che Dubai sia preparata a rispondere a qualsiasi situazione: nei primi giorni della pandemia, la chiusura della città è scattata fra le prime al mondo ed era tra le più dure. Durante l’isolamento, i residenti non potevano uscire di casa senza un’autorizzazione da richiedere attraverso un’app, per un massimo di tre ore e solo per emergenze mediche, acquisti di cibo o lavori essenziali. Ora, le nuove misure saranno monitorate sforzandosi di mantenere l’economia della città in movimento. Abbiamo chiuso quando era necessario e riaperto quando lo ritenevamo giusto: seguiamo i dati con attenzione, e per adesso non abbiamo intenzione di stringere”.

Ma qualcosa, in effetti, sta cambiando: dallo scorso martedì beach club, hotel e centri commerciali sono limitati al 70% della capacità e i cinema al 50%. Bar e pub sono stati temporaneamente chiusi, con sanzioni più severe per i trasgressori.

“Dubai è un caso unico al mondo, è la scelta consapevole di un approccio diverso che cerca l’equilibrio tra il prendersi cura tanto della salute pubblica quanto delle imprese che devono sopravvivere”. Un dilemma fin troppo familiare per i governi di tutto il mondo che secondo Adil Ghazzawi, co-proprietario del “Cove Beach”, solo a Dubai ha trovato il giusto equilibrio: “Penso che il governo abbia sentito il grido di dolore levarsi durante il primo lockdown. L’idea ora non è quella di chiudere, ma di essere metodici su come aiutare i locali a rimanere aperti in un modo che sia sicuro per gli avventori”.

Nell’equazione degli Emirati Arabi Uniti i vaccini sono una parte significativa: al momento, il Paese ha uno dei più alti tassi di vaccinazione al mondo, con più di quattro milioni di dosi somministrate a una popolazione di 10 milioni di abitanti, e un piano del governo per vaccinare la metà dei residenti entro la fine di marzo.

Per Dubai, il 2021 è un grande anno, sia dal punto di vista economico che turistico: la città è pronta a ospitare l’Esposizione Universale di ottobre, dopo averla ritardata di un anno a causa della pandemia, ed è vitale che i servizi rimangano aperti. “È un’apertura graduale, ma potrebbe anche diventare una chiusura drastica in base a ciò che accade, ma questo manda all’esterno un messaggio ben preciso: Dubai è sicura perché le decisioni da queste parti sono tempestive”.

Galleria fotografica
Dubai, l’equilibrio fra salute ed economia? - immagine 1
CORONAVIRUS
Origine del Covid: scienza VS intelligence
Origine del Covid: scienza VS intelligence
Per la comunità scientifica è sempre più probabile che il virus sia passato all’uomo da un animale. Per gli analisti, al contrario, non c’è alcuna prova che scagioni i laboratori cinesi
Un terzo dei sopravvissuti al Covid accusa disturbi mentali
Un terzo dei sopravvissuti al Covid accusa disturbi mentali
Lo svela il più grande studio mai realizzato finora, che ha riscontrato numerosi casi di stress post-trumatico, ansia, disturbi dell’umore e, nelle forme più gravi, il rischio di ictus ischemici
Il Brasile ordina le riesumazioni
Il Brasile ordina le riesumazioni
Non c’è più posto per le salme, mentre il Paese diventa l’epicentro mondiale del virus con 12 milioni di contagi e 325mila morti. L’appello alle Nazioni Unite: “Aiutateci”
Serve una cooperazione mondiale contro i prossimi virus
Serve una cooperazione mondiale contro i prossimi virus
L’hanno chiesta Tedros, direttore generale dell’OMS, e Michel, presidente del Consiglio UE: finora, alla carta dei diritti e dei doveri hanno aderito 25 Paesi, ma mancano ancora le potenze mondiali
Il rapporto dell’OMS: il virus non è uscito da un laboratorio
Il rapporto dell’OMS: il virus non è uscito da un laboratorio
Arriva il documento finale dell’indagine condotta a Wuhan da 17 scienziati occidentali e altrettanti cinesi: poche le certezze e molte più delusioni. La Casa Bianca assai scettica
GB, da settembre via alla terza dose di vaccino
GB, da settembre via alla terza dose di vaccino
Già programmato un “richiamo” che dovrebbe garantire un periodo di immunizzazione ancora maggiore. Da lunedì scattano le prime concessioni di ritorno graduale alla normalità, che proseguiranno spedite
In 5.000 ad un concerto, l’esperimento di Barcellona
In 5.000 ad un concerto, l’esperimento di Barcellona
Un concerto dei “Love of Lesbian” è servito come esperimento: tracciamento e tampone all’ingresso, poi via libera a canti e balli con l’obbligo della mascherina. Se tutto va come nelle speranze, potrebbe aprirsi una nuova stagione
GB: decessi al minimo, la curva scende ancora
GB: decessi al minimo, la curva scende ancora
I primi effetti di una delle migliori campagne vaccinali del mondo si traducono in un calo dei decessi, dei casi e della pressione sui reparti di terapia intensiva del Paese
La terza ondata piega l’Europa
La terza ondata piega l’Europa
È la variante inglese, ormai la più diffusa, a riportare cifre di nuovi casi e decessi perfino più alti di un anno fa. E i Paesi europei si blindano, a cominciare dalla Francia
Il Brasile sprofonda nella seconda ondata
Il Brasile sprofonda nella seconda ondata
Una nuova variante accertata ai almeno sei stati travolge gli ospedali, sull’orlo del collasso. Bolsonaro incita a “non fare le femminucce” e le autorità sanitarie si disperano: “è una combinazione devastante”