Estate 2020, il caos in spiaggia

| Qualcuno continua a vietarle, altri provano ad aprirle e tornano a impedirne l’accesso, altre ancora propongono soluzioni nel tentativo disperato di salvare la stagione e accontentare i turisti. Ma non sarà facile

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Se da gennaio in poi convincere la gente a stare chiusa in casa è stato relativamente semplice, con l’arrivo del caldo e della stagione estiva la situazione diventa ogni giorno più complessa. È vero che la maggior parte dei Paesi europei sta allentando le misure di contenimento, ma il timore di una seconda ondata figlia di un’eccessiva sensazione di fiducia è strisciante ovunque.

La scorsa settimana, l’Unione Europea ha presentato un piano per “offrire alle persone la possibilità di riposarsi, rilassarsi e prendere un po’ d’aria”, che comprendeva raccomandazioni per aprire le frontiere interne, rilanciare i collegamenti ferroviari, stradali, aerei e marittimi e rinvigorire il settore dell’ospitalità per dare impulso al turismo, finito in affanno ovunque. Per contro, le autorità stanno già lottando per far fronte all’afflusso di gente nei punti più ambiti di ogni estate: le spiagge.

Mercoledì, pochi giorni dopo che la Francia ha allentato i divieti e riaperto centinaia di arenili, la prefettura della Bretagna, nel Morbihan, è stata costretta a chiuderne cinque per “comportamenti inaccettabili” e mancato rispetto delle misure di distanziamento sociale.

Nel frattempo, le autorità della Zelanda, provincia costiera olandese, hanno chiuso per tutti i fine settimana fino al 1° giugno le strade a causa di previsioni di bel tempo e soprattutto dal timore che le misure possano essere violate. A Barcellona, in Spagna, i funzionari hanno avvertito i cittadini di attenersi a precise fasce orarie per andare in spiaggia e nel Regno Unito, le autorità hanno lanciato un appello affinché i gitanti rispettino l’ordine perentorio di stare lontani.

Secondo Tony Johnston, capo del dipartimento di ospitalità, turismo e tempo libero dell’Athlone Institute of Technology, con l’avvicinarsi della stagione estiva sempre più gente si sposterà verso luoghi di villeggiatura, che solitamente sono centri più piccoli dove il distanziamento sociale è un problema. A suo parere, le autorità devono preparare strategie chiare per affrontare l’afflusso di turisti e il sovraffollamento. “Che si palesi questo fine settimana o a metà luglio, è certo che il problema si presenterà. E allora tanto vale prendere la questione di petto: invece di vietare il turismo in modo drastico, le autorità farebbero meglio a incoraggiare e vigilare sui comportamenti corretti in spiaggia e fuori. E questo vale per tutta l’Europa, perché ogni chiusura non farà altro che spostare il problema altrove”.

In effetti, le autorità di alcuni paesi hanno già iniziato a definire le linee guida: il ministro del turismo spagnolo Reyes Maroto ha riferito che il paese ha allo studio “diversi scenari” per i turisti: “Dobbiamo essere certi che chi viene in Spagna sia una persona sana”. I funzionari di Canet d’en Berenguer, a nord di Valencia, permetteranno l’accesso a 5.000 bagnanti al giorno alle spiagge, circa la metà della capienza. A Sanxenxo, in Galizia, macchinari per la sanificazione saranno una caratteristica regolare degli arenili, insieme a bagni pubblici e aree delle docce disinfettate di continuo. Le autorità di alcune prefetture francesi, come le Landes, nella Nouvelle Aquitaine, hanno concesso le spiagge solo per “attività fisiche individuali”. 

“In Europa circa 330 milioni di persone lavorano nel turismo, e l’estate sarà una sfida che si gioca su tre fronti: soddisfazione dei turisti, impatto economico e minaccia del virus”. Gli unici che difficilmente saranno contenti sono gli esperti, che in modo compatto considerano l’estate un rischio, vedendo che il tanto invocato distanziamento sembra scivolare lentamente ovunque. Secondo uno studio dei ricercatori dell’University College di Londra, meno del 50% degli intervistati sotto i 30 anni afferma di rispettare “completamente” le norme. Per Susan Michie, professore di psicologia della salute all’UCL, la lunga quarantena ha causato ovunque noia, frustrazione, depressione e ansia. “La trasmissione del virus avviene soprattutto negli spazi chiusi, non all’esterno. Quindi, in realtà, stare fuori è relativamente sicuro, il vero problema è per le persone che sceglieranno di riunirsi”.

A confortare gli spostamenti il calo progressivo delle morti, a cui si contrappone il timore degli esperti: senza le dovute cautele si rischia una seconda ondata, perfino peggiore della prima.

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