Event 201: qualcuno sapeva?

| Un’esercitazione con simulazione per pochi top manager organizzata in ottobre a New York per fronteggiare un’ipotetica pandemia che causerebbe la morte di 65 milioni di persone. I molti punti in comune con COVID-19 fanno riflettere

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Di Marco Belletti

Risale al 18 ottobre “Event 201”, un forum internazionale organizzato a New York e passato sotto silenzio: solo oggi – in tempi di pandemia – torna di pressante attualità.

Organizzato dal “Johns Hopkins Center for Health Security” in collaborazione con il “World Economic Forum” e la “Bill and Melinda Gates Foundation”, Event 201 è stata un’esercitazione su un’ipotetica pandemia, destinata a 15 top manager provenienti dal mondo degli affari, da governi e dalla sanità pubblica. Nel forum sono state messe in evidenza le aree di intervento che necessiteranno una stretta collaborazione tra pubblico e privato in caso di una grave pandemia. Obiettivo: ridurre le conseguenze economiche e sociali che coinvolgerebbero tutta l’umanità.

Secondo gli organizzatori, il mondo ha subito negli ultimi anni un sempre crescente numero di eventi epidemici – circa 200 all’anno – che danneggiano la salute delle persone, l’economia e la stessa società. Gestire questi eventi non è semplice per la comunità, a maggior ragione nel caso di una minaccia pandemica. Partendo dal presupposto che sarebbe stata solo questione di tempo prima che una di queste epidemie diventasse globale, il team organizzatore ha ipotizzato una pandemia con conseguenze catastrofiche (Event 201, appunto) che richiederebbe la cooperazione concreta tra diversi settori, come governi nazionali e trans-nazionali o istituzioni internazionali. E così i 15 partecipanti hanno dovuto prendere decisioni, anche drammatiche, dopo aver ascoltato news, briefing in diretta da presunti “staff” sul campo, discussioni su argomenti specifici.

Quanto mai credibile lo scenario costruito per l’esercitazione, in quanto Event 201 simulava lo scoppio di un nuovo coronavirus zoonotico [vedi qui l’articolo di ItaliaStarMagazine dedicato alla zoonosi] trasmesso dai pipistrelli ai maiali e quindi alle persone, portando a una grave pandemia. L’agente patogeno e la conseguente malattia sono stati modellati sulla Sars, ma con un livello più elevato di trasmissibilità da parte delle persone con sintomi lievi.

Secondo la simulazione, la malattia inizia negli allevamenti di suini in Brasile, dapprima lentamente e senza rilievo, per poi diffondersi più rapida e quando inizia a farlo nei quartieri a basso reddito e densamente affollati di alcune delle megalopoli del Sud America, l’epidemia esplode. Viene “esportata” per via aerea in Portogallo, negli Stati Uniti, in Cina e in seguito in quasi tutti gli altri Paesi del mondo. All’inizio molti governi si ritengono in grado di controllarlo, ma il virus continua a diffondersi e a essere reintrodotto, e alla fine nessuna nazione è più in grado di mantenere il controllo. La simulazione prevedeva che non ci fosse un vaccino nel primo anno, soltanto un farmaco antivirale in grado di aiutare gli infetti senza tuttavia limitare in modo significativo la diffusione della malattia.

Durante i primi mesi della pandemia il numero di casi aumenta esponenzialmente, raddoppiando ogni settimana e di conseguenza le ripercussioni economiche e sociali diventano sempre più gravi e ingestibili. Lo scenario dell’esercitazione termina al diciottesimo mese, con oltre 65 milioni di morti e un rallentamento della pandemia a causa della diminuzione delle persone infettabili. Ma - spiegano gli organizzatori - la pandemia sarebbe continuata fino alla scoperta di un vaccino efficace, o quando l’80 o il 90% della popolazione mondiale sarebbe stata infettata. Da quel momento, con ogni probabilità sarebbe diventata una malattia endemica dell’infanzia.

Dall’evento sono emerse alcune considerazioni che gli organizzatori hanno in seguito pubblicato come punti d’attenzione da valutare nel caso di una reale pandemia. Il Johns Hopkins Center for Health Security, il World Economic Forum e la Bill & Melinda Gates Foundation proponevano che governi, organizzazioni internazionali e aziende globali seguissero queste considerazioni in modo da ridurre il potenziale impatto e la conseguenza di un’ipotetica pandemia.

Nel dettaglio: governi, organizzazioni internazionali e aziende dovrebbero pianificare come utilizzare le capacità aziendali prima, e non a pandemia in corso; l’industria, i governi nazionali e le organizzazioni internazionali dovrebbero collaborare per migliorare le scorte mediche a livello internazionale per consentire una distribuzione rapida ed equa durante la crisi; Paesi, organizzazioni internazionali e società di trasporto globale dovrebbero collaborare per mantenere in funzione viaggi e commercio durante la pandemia, in quanto essenziali per l’economia mondiale; i governi dovrebbero fornire più risorse e supporto per lo sviluppo dei vaccini, la terapie e le diagnosi che saranno necessari; le imprese globali dovrebbero riconoscere l’onere economico delle pandemie, mentre le organizzazioni internazionali dovrebbero dare la priorità alla riduzione degli impatti economici di epidemie e pandemie; infine, i governi e il settore privato dovrebbero assegnare una priorità maggiore allo sviluppo di metodi per combattere le fake news e la disinformazione.

Per maggiori dettagli è sufficiente collegarsi al sito dell’Event 201, cliccando qui.

Quando da ipotetica la pandemia è divenuta reale, gli organizzatori hanno diffuso un comunicato stampa con cui hanno chiarito - sembra dietro esplicita richiesta del Center for Health Security - che la loro non era una previsione, ma la semplice simulazione di una pandemia di un immaginario coronavirus, solo per mettere in evidenza le difficoltà nel preparare e rispondere a una reale pandemia molto grave. Hanno inoltre dichiarato di non aver ufficializzato che COVID-19 ucciderà 65 milioni di persone ma che i dati di partenza per dare vita all’esercizio si riferivano a un finto nuovo coronavirus.

Difficile valutare ora se quanto affermato nel comunicato stampa (che sa un po’ di scusa non richiesta) è vero. Se non lo fosse - cioè se gli organizzatori hanno dato vita a Event 201 sapendo che si sarebbe poi sviluppata una reale pandemia - farebbe credere ai complottisti di trovarsi di fronte alla prova che il virus potrebbe essere stato realizzato in laboratorio o comunque manipolato con secondi fini. E forse gli organizzatori informarono anche Donald Trump, in questo caso senza troppo successo, vista l’iniziale superficialità con cui il presidente degli Stati Uniti ha valutato la situazione.

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