GB, la risposta al virus si complica

| Scelte cervellotiche, indecisioni e incongruenze: il governo Johnson accusato di avventatezza dai tre Paesi che compongono il Regno Unito

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La travagliata risposta del Regno Unito alla pandemia si è fatta di colpo ancora più confusa nelle scorse ore, quando il governo - apparentemente in contrasto con se stesso – ha emanato delle nuove norme che stanno spingendo le quattro nazioni che formano il Regno Unito ad allontanarsi ulteriormente.

Da lunedì, i datori di lavoro possono chiedere ai propri dipendenti di tornare al loro posto se ritengono di essere al sicuro dal Covid-19. Una decisione annunciata il mese scorso dal premier Boris Johnson, immediatamente accusato di “scaricare la responsabilità della decisione sui datori di lavoro” dal Trade Union Congress (TUC) del Regno Unito. Il TUC ha criticato il governo per aver annunciato il via libera mentre i test e il tracciamento in atto nel paese, ampiamente criticati, soano “ancora frammentarie”.

Come se non bastasse, in concomitanza è stato lanciato un accattivante programma governativo, “Eat Out to Help Out”, che mira a rimettere in piedi il settore della ristorazione. Per tutto il mese di agosto, a chi decide di cenare fuori dal lunedì al mercoledì sarà offerto uno sconto del 50% (limitato a 10 sterline) a persona, senza includere le bevande alcoliche.

Entrambe le politiche fanno parte di un piano più ampio per muovere l’economia del Regno Unito dopo mesi di stagnazione e isolamento che hanno tenuto molti britannici bloccati in casa, mentre le aziende del settore alberghiero chiudevano una dopo l’altra.

Ma le decisioni per ammorbidire le misure di prevenzione dal coronavirus, arrivano disgraziatamente in concomitanza con l’aumento dei casi in Europa. La settimana scorsa, lo stesso Johnson ha avvertito che “il rischio nel vecchio continente sta ricominciando a salire. Temo che in diverse parti si comincino a vedere i segni di una seconda ondata della pandemia”.

Nel Regno Unito sono stati decretati diversi mini-lockdown localizzati, mentre i timori della seconda ondata passano da possibili a probabili. Misure di contenimento localizzate che hanno creato una situazione particolarmente grave in zone come Manchester, dove è contro le regole incontrare familiari in casa ma è curiosamente permesso andare al ristorante.

La mossa segna un significativo spostamento verso la priorità della ripresa economica rispetto ad altre questioni, tra cui la salute pubblica, e questo stride con le tesi di Chris Whitty, medico consulente del governo, convinto che i compromessi su ciò che si possa o meno aprire abbiano “probabilmente raggiunto il limite”. Graham Medley, membro dello Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE) del governo britannico, ha suggerito che uno dei compromessi potrebbe riguardare le scuole: dopo mesi di lezioni a distanza, molti genitori vogliono disperatamente rimandare i loro figli in classe il mese prossimo, e un portavoce del governo ha assicurato che tutte le scuole saranno riaperte a partire da settembre, sottolineando tuttavia che la risposta del Regno Unito continuerà ad essere localizzata: “Si valuterà la situazione sul posto e si prenderanno tutte le misure necessarie per rallentare la diffusione del virus”.

Misure che si applicano solo all’Inghilterra, in quanto la gestione della sanità pubblica è una questione che riguarda direttamente i governi di Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Durante tutta la pandemia, il governo di Johnson è stato criticato dai politici e dai leader delle altre tre nazioni per la sua avventatezza, in particolare dal primo ministro scozzese Nicola Sturgeon.

La percezione che l’Inghilterra abbia gestito molto male la crisi ha portato a un’improvvisa ondata di sostegno all’indipendenza scozzese, anche se i numeri della pandemia in Scozia non sono molto migliori di quelli dell’Inghilterra: 77 morti ogni 100mila persone in Scozia, contro gli 86 decessi dell’Inghilterra.

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