GB, l’allarme che non c’è

| In molti si chiedono se la Gran Bretagna abbia informazioni sul coronavirus che il resto d’Europa non ha. Non si spiega in altro modo, la risposta delicata e per nulla allarmistica

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Affiancato dai principali consulenti scientifici e medici del Regno Unito, il premier Boris Johnson ha annunciato che il suo governo sta superando la fase di “ritardo” del piano per affrontare l’epidemia, e ha avvertito i britannici che stanno affrontare la “peggiore crisi di salute pubblica da una generazione” e che dovrebbero essere pronti “a perdere i loro cari prima del loro tempo”.

Eppure, di fronte a prospettive così gravi, il Regno Unito ha preso le stesse rigorose precauzioni degli altri Paesi colpiti? La risposta è no, almeno non per il momento.

Il governo britannico ha ripetutamente affermato di non credere che vietare i raduni su larga scala e chiudere le scuole - come hanno fatto Italia, Francia, Germania e Spagna - sia efficace nel prevenire la diffusione della malattia. Questo malgrado alcune parti delle isole britanniche, tra cui la Repubblica d’Irlanda e la Scozia (che ha un sistema sanitario separato), stiano ora emulando i loro vicini continentali.

Il motivo per cui il Regno Unito ha tenuto a freno le misure più severe di “distanziamento sociale” sembra essere radicato nella previsione del governo che l’epidemia potrebbe non raggiungere il picco delle 14 settimane e che comunque la gente non sarà disposta a modificare drasticamente il proprio stile di vita attenendosi alle nuove regole per oltre tre mesi. Quindi per il momento non ha senso imporre ulteriori restrizioni.

L’ultima raccomandazione per i britannici è di autoisolarsi per sette giorni se iniziano a soffrire di tosse persistente o di febbre, e di continuare con un’igiene rigorosa come lavarsi spesso le mani e disinfettare le superfici. Alle critiche che piovono da più parti, i ministri sostengono che le loro decisioni sono guidate esclusivamente dalla scienza. Secondo le loro convinzioni, le autorità vorrebbero che alcuni britannici prendessero il virus, visto molti i suoi sintomi non saranno particolarmente debilitanti. Un approccio inconsueto che ha diviso la comunità medica. Alcuni esperti hanno accusato Johnson di non aver compreso la gravità della situazione, mentre altri elogiano il governo per aver rifiutato di piegarsi alle pressioni del resto d’Europa.

A partire da venerdì, il numero di casi confermati nel Regno Unito è stato di 798, con 10 decessi. Tuttavia, il principale consulente scientifico del governo, Patrick Vallance, ha ammesso che è possibile che fra 5.000 e 10.000 persone siano già state contagiate. E con la capacità di test che sta per essere aumentata, i numeri aumenteranno quasi certamente.

Gli scienziati hanno detto di aver notato che il virus in genere si traduce in una lieve infezione per i pazienti senza condizioni di salute compromesse, che dura circa cinque giorni, ma su anziani e infermi l’agente patogeno entra in una seconda fase in seguito, provocando una risposta immunitaria che causa gran parte dei danni che portano alla morte.

La speranza degli esperti è che il nuovo piano del Regno Unito spinga il picco della malattia oltre la tradizionale fine della stagione influenzale, quando gli ospedali del Paese saranno meno sotto pressione. Ma molti membri di spicco della comunità medica non sono convinti: i medici in prima linea nelle unità di terapia intensiva hanno messo in guardia contro la potenziale mancanza di respiratori, come si è visto in Italia e in Cina quando i casi hanno raggiunto il loro picco, e hanno detto che se il personale si ammala, potrebbe diventare un grave problema.

Il caporedattore di “The Lancet” ha criticato la risposta del Regno Unito alla crisi: “Per evitare una catastrofe ingestibile dobbiamo essere onesti su ciò che sembra possa accadere nelle prossime settimane. Abbiamo bisogno di un’urgente capacità di ripresa in terapia intensiva", e il servizio sanitario nazionale non è preparato. Non sono allarmista. Quello che sta succedendo in Italia è reale e sta accadendo ora. Il nostro governo non ci sta preparando a questa realtà. Abbiamo bisogno di politiche di distanziamento sociale immediato e deciso e di politiche di chiusura. Dobbiamo preparare il servizio sanitario nazionale. Questo è un appello serio”.

Per un Paese che fino a poco tempo fa imponeva regolarmente quarantene agli animali domestici, è ironico che la “mentalità isolana” di Johnson - resa famosa dal suo entusiastico sostegno all’uscita dall’UE - non sembri estendersi alla salute pubblica, perché i ministri hanno respinto il suggerimento che la Gran Bretagna potrebbe chiudere i suoi confini come ha ordinato questa settimana il presidente americano Donald Trump.

Ma altri scienziati hanno offerto parole di sostegno alle misure del Regno Unito: “Sono il primo ad ammettere di non essere il più grande fan di Boris Johnson. Ma sono relativamente impressionato dal fatto che, a differenza di altri leader politici che si sono piegati alla pressione reciproca per attuare la chiusura delle scuole - cosa che non abbiamo abbastanza prove per sapere se farà la differenza o meno - Johnson sta ascoltando delle teorie diverse - ha commentato Clare Wenham, assistente di politica sanitaria globale alla London School of Economics - non sta chiudendo i confini, che sappiamo non avrebbe alcun effetto, ma sta adottando un approccio piuttosto misurato che però, va detto, è un azzardo. Perché se tutti i paesi che hanno imposto la chiusura delle scuole e vietato viaggi ed eventi vedono riduzioni dei contagi, mentre nel Regno Unito stanno salendo vertiginosamente, allora è un azzardo enorme che si gioca sulla vita della gente. Sappiamo ad esempio che la chiusura delle scuole funziona per l’influenza, ma non è ancora chiaro se questo valga per il coronavirus. Credo che il governo stia pensando, se non abbiamo certezze, perché sconvolgere la vita della gente?”.

Keith Neal, professore emerito di epidemiologia delle malattie infettive all’Università di Nottingham, ha appoggiato le iniziative per contenere l’epidemia: “I piani sono ragionevoli, ed è molto facile dire che bisogna fare di più, ma ci sono poche prove per prendere una decisione”.

Ma l’ex segretario alla sanità Jeremy Hunt ha ammesso che molti “saranno sorpresi e preoccupati” dalla mancanza di azione nel controllo dei movimenti: “Penso che sia sorprendente e preoccupante che non stiamo facendo nulla quando abbiamo solo quattro settimane prima di arrivare alla situazione in cui si trova l’Italia”.

Dove il governo inglese si è trovato più a suo agio a fare passi decisivi è sull’economia. Il nuovo Cancelliere Rishi Sunak questa settimana ha messo sul tavolo i fondi per le emergenze, non solo per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale in un momento di emergenza, ma anche per proteggere le piccole e medie imprese e la “gig economy”, piena di freelance. In un approccio coordinato, la Banca d’Inghilterra ha tagliato i tassi e annunciato stimoli all’economia.

E qui sta l’indizio: Downing Street sembra pensare che il panico causato dal nuovo ceppo del virus potrebbe essere più pericoloso a lungo termine della malattia stessa. Se la scommessa di “mantenere la calma e andare avanti” di fronte al coronavirus è l’approccio appropriato, solo il tempo saprà dirlo.

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