Giappone: dopo il rinvio olimpico, esplodono i contagi

| Ad un giorno di distanza dall’annuncio, le autorità avvertono di un improvviso aumento del numero dei contagi, e crescono i sospetti di insabbiamento

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Alla fine, il Giappone ed il Comitato Olimpico Internazionale si sono arresi: le Olimpiadi di Tokyo 2020 slittano al prossimo anno. “Abbiamo seguito con trepidazione la lotta che il Giappone ha fatto contro il virus, ma con il passare del tempo il problema si è esteso al resto del mondo e la questione è diventata: il mondo può viaggiare verso il Giappone? E il Giappone è può permettersi di invitare davvero il mondo?”. La risposta è no, ovvio. Ma quello che insospettisce i giapponesi, a poche ore di distanza dall’annuncio del clamoroso rinvio olimpico, è una “misteriosa esplosione di infezioni da coronavirus” che arriva dopo aver sempre dichiarato un basso numero di contagi. Un dettaglio che ha lasciato dubbi e perplessità fin dall’inizio, se si considera la vicinanza con la Cina e ufficialmente dovuti al numero relativamente basso di test.

Ma il sospetto, sempre più fondato, è che il governo abbia nascosto ad arte la verità per poter mettere in scena i prestigiosi Giochi, assecondando il desiderio del primo ministro giapponese Shinzo Abe di trasformare le Olimpiadi nella vetrina della rinascita del Giappone sotto la sua guida dopo il disastro nucleare di Fukushima del 2011 e i cosiddetti “decenni perduti” di stagnazione economica.

Non si spiega altrimenti, l’annuncio pubblico che Tokyo potrebbe essere colpita da un “aumento esplosivo” delle infezioni dopo 41 nuovi casi segnalati in un solo giorno, portando il totale nella capitale a quota 221. Alla luce dell’improvviso picco, il governatore Yuriko Koike ha chiesto ai residenti di limitare le uscite non essenziali fino al 12 aprile per evitare di diffondere ulteriore del virus.

Secondo Koichi Nakano, analista politico all’Università Sophia di Tokyo, malgrado la capacità di effettuare 6.000 test diagnostici al giorno, il Giappone ne ha fatti finora solo circa 14.000: una cifra 20 volte inferiore rispetto alla vicina Corea del Sud, con 9.241 casi rispetto ai 1.307 del Giappone, che in compenso ha più del doppio della popolazione.

Barbara Holthus, sociologa dell’Istituto tedesco di studi giapponesi di Tokyo, ha commentato che “Dopo il disastro nucleare di Fukushima, il governo si era inizialmente rifiutato di ammettere la fusione del reattore e oggi resta una grande diffidenza nei confronti delle dichiarazioni ufficiali”. Un fondo apparso sull’edizione giapponese del “Times” ha parlato di teorie di cospirazione sull’insabbiamento, quando in realtà la gente continua a morire nelle proprie case senza aver ricevuto una diagnosi e neanche assistenza, completati dal rilascio di falsi certificati di morte. Ma l’articolo aggiunge: “È tuttavia difficile credere nel silenzio di migliaia di medici, se il numero di morti fosse simile a quello a cui si assiste in Italia e in Spagna”. Il Ministero della Salute giapponese ha negato con forza ogni accusa di insabbiamento.

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