Gli hacker a caccia del vaccino

| Gli Stati Uniti denunciano continui attacchi informatici da parte di gruppi riconducibili a Cina e Russia: “Stanno cercando di rubare tutto”

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Un’ondata improvvisa di attacchi cibernetici diretti ad agenzie governative e istituzioni mediche e scientifiche statunitensi che guidano la risposta alla pandemia ha portato l’amministrazione Trump e i servizi segreti a denunciare pubblicamente il tentativo esterno di carpire i risultati delle ricerche sul coronavirus. Ospedali, laboratori e aziende farmaceutiche hanno denunciato intrusioni informatiche nelle loro reti.

Le dimensioni e la potenza degli attacchi concentra gli indizi verso la Russia e la Cina, paesi citati dopo qualche esitazione per timore di ripercussioni diplomatiche e per mancanza di certezze assolute.

“registriamo un aumento delle intrusioni informatiche nei centri medici, nei centri di ricerca, nelle università e verso chiunque stia facendo ricerca in questo settore – ha ammesso John Demers, capo della divisione di Sicurezza Nazionale del Dipartimento di Giustizia – oggi non c’è niente di più prezioso oggi della ricerca biomedica relativa ai vaccini per il trattamento del coronavirus. È di grande importanza non solo per il valore commerciale, ma per la vita stessa di qualsiasi paese: la prima azienda o laboratorio che sarà in grado di centrare l’obiettivo avrà un enorme successo geopolitico”.

Lo spionaggio informatico dalla Cina contro gli Stati Uniti è aumentato nei mesi successivi allo scoppio del virus. Il mese scorso, il principale gruppo di sicurezza informatica “FireEye” ha riferito che il gruppo cinese “APT41” ha realizzato “una delle più ampie campagne di spionaggio informatico a cui abbiamo assistito negli ultimi anni”.

Nel corso di un’intervista con Fox News, il Segretario di Stato Mike Pompeo - che ha costantemente attaccato la Cina durante la pandemia - ha ammesso: “La minaccia più grande non è la nostra capacità di lavorare sul cyberspionaggio, ma di assicurarci di avere la capacità di proteggerci dagli attacchi cibernetici cinesi”.

L’aumento dell’attività di pirateria informatica fa parte di una più ampia campagna condotta da gruppi legati a diversi paesi oltre alla Cina, tra cui Russia, Iran e Corea del Nord. Un quartetto regolarmente accusato dalla comunità della sicurezza nazionale statunitense di essere fra i più attivi contro gli Stati Uniti.

Durante la crisi della pandemia, gli attacchi si sono presentati in una moltitudine di forme e con obiettivi diversi: spacciarsi per agenzia o autorità statunitense con e-mail di phishing per rubare dati e informazioni, o ancora attacchi ransomware e disinformazione. Il direttore del National Counterintelligence and Security Center, Bill Evanina, che ha guidato la battaglia della comunità di intelligence statunitense contro lo spionaggio industriale e accademico cinese e il furto di proprietà intellettuale, ha anche avvertito che la ricerca dei vaccini contro il Covid-19 rischia di essere rubata e replicata all’estero. “Le organizzazioni di ricerca medica dovrebbero essere molto vigili contro chi cerca di sottrarre dati sensibili relativi alla risposta dell’America alla pandemia: stanno cercando di rubare tutto”.

Per far fronte alla nuova ondata di minacce è nata la “Cyber Threat Intelligence League”, un gruppo globale di oltre 1.400 esperti di sicurezza informatica che si sono offerti volontari per tracciare ed eliminare le minacce. La CTI League, che sta lavorando con le autorità statunitensi e ha pubblicato il suo primo rapporto questa settimana, afferma che i protagonisti della minaccia provenienti dai quattro stati nazionali che tradizionalmente prendono di mira gli Stati Uniti sono concentrati sulla pandemia. “Una notevole campagna ha tentato di colpire i conti personali dei dipendenti del governo statunitense utilizzando i fast food: alcuni offrivano pasti e coupon gratuiti, altri suggerivano di visitare siti camuffati da delivery”.

Anche l’OMS ha dichiarato di aver assistito “ad un drammatico aumento del numero di attacchi informatici diretti al suo personale” dall’inizio dell'epidemia. “Circa 450 indirizzi e-mail e password attivi dell’OMS sono trapelati online insieme a migliaia di persone che lavorano intorno all’emergenza coronavirus – ha ammesso l’organizzazione in un comunicato stampa - i sistemi informatici dell’OMS non sono stati messi a rischio, ma l’attacco ha avuto un impatto su un sistema extranet più vecchio ancora utilizzato dal personale”.

“Disinformazione, computer disabilitati, intrusioni e comunicazioni interrotte a causa di attacchi informatici significano perdite di tempo e di risorse dirottate -  hanno scritto i senatori Tom Cotton, Richard Blumenthal, Mark Warner, David Perdue e Edward Markey in una lettera – e in questo momento di crisi nazionale, la sicurezza informatica e la resilienza digitale nella sanità, nella sanità pubblica e nella ricerca sono letteralmente questioni di vita o di morte”.

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