Gli italiani e la pandemia

| Nei tweet, gli italiani cercano soprattutto informazioni su come combattere il virus. Poco ricercate le notizie su che cosa sta succedendo in Europa a livello politico. Eppure, un po’ più di attenzione sarebbe opportuna

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Di Marco Belletti
“Alkemy Lab” è il punto di incontro tra una rete di startup, aziende, università, coworking, hub innovativi e agenzie focalizzato sullo sviluppo di progetti di ricerca e sviluppo e sulla creazione di servizi, prodotti e modelli che esplorano nuovi orizzonti nell’ambito delle tecnologie.

“Topic Modeling Italia Covid-19 basata su Twitter Listening” è il titolo di una ricerca recentemente condotta da Alkemy Lab per scoprire quali sono gli argomenti cui sono più interessati gli italiani in questo periodo. La mappa che è emersa dallo studio è particolarmente interessante, perché per esempio mette in evidenza che un terzo di chi cerca informazioni sul social è stato sensibile al tema “resto a casa”, più al Sud che al Nord. Alkemy Lab ha disegnato con precisione i temi più trattati nelle regioni e nelle città con la selezione speciale degli hashtag #covid19, #coronavirus, #coronavirusitalia.

Dai dati diffusi emerge che quasi la metà dei tweet è concentrata in due regioni: il Lazio è primo con il 28,1% dei tweet seguito dalla Lombardia con il 21. Molto distanziate tutte le altre regioni: terza l’Emilia Romagna con il 6,7% e quarta la Campania, al 6,3. Per quanto riguarda le città prima è Roma con il 27% dei tweet del totale nazionale, seconda Milano con il 15,2.

I ricercatori hanno quindi selezionato alcuni argomenti – definiti topic – abbinati alla parola COVID-19. Gli hashtag più numerosi sono #coronavirus e #coronavirusitalia e il topic “ricerca informazioni” rappresenta il 61,8% dei tweet. Da ciò emerge che in questo ultimo mese gli italiani si sono molto concentrati sull’informazione, cercando e chiedendo spiegazioni soprattutto per quanto riguarda decreti e sanità.

Secondo tema è “stare a casa”, con il 33,3% dei tweet. Sembrerebbe quindi che gli italiani siano sensibili a saperne di più e soprattutto a capire quali siano le regole comportamentali necessarie per combattere la pandemia.

Sempre a proposito del topic “stare a casa”, è interessante notare che è più seguito al Sud: in Sardegna con il 43,7% del totale di tweet regionali, in Campania con il 42,8% e in Calabria con il 41,3%.

Per quanto riguarda il topic più popolare a livello nazionale (“ricerca delle informazioni”), la regione più interessata è la valle d’Aosta con oltre il 70% dei tweet regionali, seguita da Trentino (64,9) e Sicilia (64,1).

Marginale sembra essere l’interesse verso le politiche europee, che hanno raccolto solamente il 4,9 per cento dei tweet a livello nazionale, mentre le regioni più interessate sono nel centro-Italia: Abruzzo con il 9,3%, Lazio con il 9,2 e Umbria con l’8,8.

Eppure, il destino della nostra nazione passa anche attraverso l’Unione Europea e le decisioni che prenderà per combattere il coronavirus e aiutare gli stati maggiormente colpiti dalla pandemia. È strano che non ci sia stata una presa di coscienza – almeno nella ricerca di informazioni sui tweet – di questo aspetto. 

All’affermazione “siamo tutti italiani” pronunciata da Ursula von der Leyen (presidente della commissione europea) nei primi giorni di chiusura generale delle attività nel nostro Paese, sembra che abbia più recentemente dichiarato che “non si lavora su coronabond, sono solo uno slogan”. 

In un’intervista a un’agenzia di stampa tedesca avrebbe confidato che “sui coronabond non c’è un piano. Dietro c’è la questione delle garanzie e su questo tema i dubbi della Germania e di altri Paesi sono giustificati”.

E ha proseguito: “L’Italia non ha responsabilità per la crisi esplosa col coronavirus ed è economicamente colpita in modo molto pesante. Le imprese vanno salvate e per questo motivo la commissione ha ricevuto il mandato dal consiglio di elaborare un piano di ricostruzione. Questo è il percorso su cui stiamo lavorando”.

E così mentre Italia, Spagna e Francia chiedono strumenti di intervento comuni e sembra che l’eurogruppo stia effettivamente lavorando verso soluzioni collettive alla crisi, Ursula von der Leyen sposta l’attenzione sul tema sulle garanzie, spiegando che ci saranno con ripercussioni pesanti per gli Stati che utilizzeranno i fondi, come successe alla Grecia e come se l’aiuto fosse richiesto per problemi nazionali specifici di finanza pubblica.

Senza dover ricorrere – come è stato fatto spesso in questi giorni sui media e sui social – al ricordo del doppio abbuono da parte dei Paesi vincitori per i debiti di guerra tedeschi negli anni Cinquanta e Sessanta, la domanda di oggi dovrebbe essere: ha davvero un senso creare di costruire un’unione europea dove a contare veramente è il rigore luterano o la forza economica capitalistica?

Al momento sembra ci siano poche speranze, anche se l’ago della bilancia potrebbe essere la Francia di Macron che forse sta pensando di appoggiare le posizioni di Italia e Spagna e mettere in minoranza la Germania. L’Europa ha bisogno dell’Unione Europea ma sembra che per i soliti interessi locali si perda di vista la visione d’insieme: che in questo caso è la sopravvivenza degli europei.

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