I 30 giorni che hanno cambiato il mondo

| Oltre alle migliaia di morti in tutto il mondo, a patire sono le economie e i mercati finanziari mondiali, messi sotto pressione dall’incertezza di sapere se e quando finirà la pandemia

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Il 32 dicembre dello scorso anno, la Cina rivela all’OMS una serie di casi di una malattia sconosciuta simile alla polmonite: il focolaio è individuato in un mercato della città di Wuhan. Il 7 gennaio, la commissione sanitaria cinese conferma di averlo isolato: è il “2019-nCOv”, un coronavirus della stessa famiglia della Sars.

Mercati ed economie non sembrano preoccuparsi, e l’indice Dow Jones schizza in alto, sulla spinta della più massiccia crescita economica statunitense della storia.

Quello che nessuno poteva sapere è che nei 30 giorni successivi, il coronavirus sarebbe esploso in tutto il mondo costringendo ogni attività ad uno stop improvviso che poco dopo ha mandato i mercati azionari in crisi e costretto le banche centrali a varare iniziative di emergenza ben peggiori di quelle della crisi del 2008.

Una recessione globale, per lungo tempo impensabile, è ormai una conclusione scontata e alcuni esperti avvertono che la pandemia potrebbe trascinare l’intera economia mondiale in una crisi devastante. Ma peggio ancora sarebbe, se l’epidemia fosse solo all’inizio, come qualcuno ipotizza.

Nel tentativo di rassicurare gli investitori, ammortizzare lo shock per aziende e i lavoratori e gettare le basi dell’economia futura, le banche centrali e i governi stanno scatenando uno tsunami di tagli dei tassi d’interesse e garanzie sui prestiti, sfruttando le regole sulle salvaguardie di emergenza. Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha chiesto al Congresso di approvare una legge di salvataggio che inietti 1.000 miliardi di dollari per evitare licenziamenti di massa, mentre è quasi certo che enormi fasce della più grande economia del mondo chiuderanno i battenti. Con una mossa straordinaria, il governo britannico ha annunciato che pagherà l’80% degli stipendi a chiunque rischi di perdere il lavoro a causa della situazione.

Eppure gli sforzi di salvataggio potrebbero già essere inutili. Goldman Sachs stima che questa settimana 2,25 milioni di americani hanno richiesto il sussidio di disoccupazione, il numero più alto mai registrato in tempo di pace. Nel frattempo, il numero di casi di coronavirus è ovunque in aumento: globalmente, le infezioni hanno superato le 270.000 unità, e più di 11.000 persone sono morte.

“Il coronavirus ha creato uno sconvolgimento finanziario e sociale senza precedenti – commenta David Kostin, chief US equity strategist di Goldman Sachs - i più esposti alle ricadute sono le imprese e i lavoratori del settore dei trasporti, dell’industria energetica e del turismo, mentre l’aviazione civile internazionale chiude i battenti, il consumo di petrolio crolla e ovunque si ordina la chiusura di pub, bar e ristoranti. Nel peggiore dei casi, intere realtà industriali potrebbero non riaprire mai più”.

Ma mentre la pandemia è ancora in corso, gli economisti stanno già pensando a come cambierà il mondo, e molti ipotizzano mutazioni significative nel modo in cui vengono costruite le catene di fornitura e il commercio globale. I meriti del capitalismo, dei sistemi democratici e della globalizzazione saranno probabilmente oggetto di un attento esame.

Il 17 febbraio è stato un giorno di festa negli Stati Uniti, con chiusura dei mercati azionari. Ma quel lunedì, Apple ha lanciato l’allarme: non sarebbe stata in grado di raggiungere le proiezioni di fatturato per i primi tre mesi dell’anno, perché il coronavirus aveva ridotto la capacità produttiva di iPhone in Cina, e con i negozi chiusi, la domanda dei prodotti era in netto calo. Il 18 febbraio, alla riapertura dei mercati americani, gli investitori hanno spinto le azioni del colosso di Cupertino al ribasso del 2,6%. Il colpo iniziale potrebbe essere modesto, ma Apple è stata la prima grande azienda statunitense ad avvertire che il coronavirus stava influenzando il business in modo significativo. Inoltre, Cupertino ha spiegato esattamente il motivo per cui l’epidemia è una minaccia enorme che colpisce sia la domanda che l’offerta. Una doppia minaccia che è esattamente il motivo per cui le pandemie possono essere molto più dannose perfino di disastri naturali devastanti. “Nella forza d’impatto, una pandemia potrebbe ricordare molto un conflitto globale”, avvertiva nel 2013 la Banca Mondiale in un rapporto.

Il mese successivo all’avviso di Apple, altre migliaia di aziende sono finite sotto pressione: le case automobilistiche, che si affidano alle catene di fornitura globali e alle consegne per mantenere aperti gli stabilimenti, hanno chiuso fabbriche in Europa e negli Stati Uniti. Le compagnie aeree hanno cancellato i voli internazionali verso la Cina, e poi quasi ovunque. Secondo la società di consulenza “CAPA Centre for Aviation”, la maggior parte dei vettori potrebbe dichiarare fallimento entro la fine di maggio, a meno che i governi non li salvino.

Eswar Prasad, professore di politica commerciale alla “Cornell University”, ha affermato che la pandemia incoraggerà le aziende ad iniziare a rivedere i costi dell’integrazione economica globale: “Il libero flusso di merci, capitali e persone ha generato enormi benefici, ma ha anche creato canali per un rapido contagio mondiale da shock finanziari, conflitti geopolitici ed epidemie. Si tratterà di capire, a conti fatti, cosa conviene di più”.

Il dibattito su come le aziende e i governi dovrebbero rispondere è già in corso, e alcuni osservatori che sostengono la necessità di produrre in patria i più prodotti essenziali, comprese le forniture mediche, sono un impulso ad una vistosa retromarcia della globalizzazione. Ma secondo William Reinsch, consulente senior del “Center for Strategic and International Studies”, la pandemia non può annullare i progressi tecnologici che hanno incrementato il commercio globale negli ultimi 50 anni: “La domanda più importante è se questi strumenti saranno utilizzati nello stesso modo e nella stessa misura in cui lo sono stati prima. La crisi del coronavirus sta insegnando che le catene di approvvigionamento sono molto più fragili di quanto si pensasse e possono essere improvvisamente interrotte, ma soprattutto che un manager prudente dovrebbe avere non solo un piano B, ma anche uno C e uno D”.

A partire dal 18 febbraio, i titoli statunitensi sono entrati in uno straordinario effetto di caduta libera che ha cancellato circa un terzo del loro valore. Il Dow è sceso di quasi il 35% dopo l’allarme di Apple, con tre cadute shock il 9 (-7,8%), il 12 (-10%) e il 16 marzo (-12,9%). Anche i mercati in Europa e in Asia sono crollati: lo Stoxx 600 europeo ha perso circa un terzo del suo valore e nello stesso periodo l’indice Hang Seng di Hong Kong è sceso del 18%. Secondo “Bank of America”, dalla fine di gennaio sono andati in fumo 27 trilioni di dollari.

Le aziende esposte alle ricadute della pandemia hanno visto decimare le loro azioni, quelle della “United Airlines” sono scese di circa il 70%, mentre la “Renault” è calata del 62% e le azioni della “Marriott International” hanno perso metà del loro valore.

Neil Shearing, capo economista di Capital Economics, è convinto che la capacità delle banche centrali di mettere un freno ai mercati azionari sia limitata: “La storia suggerisce che i mercati azionari rischiano di crollare fino a quando non sarà chiaro che il virus ha raggiunto il picco e inizierà la fase discendente. Finché questo non accadrà, dovremmo aspettarci che i mercati azionari rimangano sotto pressione”.

Le banche centrali hanno risposto alla crescente devastazione economica tagliando i tassi di interesse e utilizzando altri strumenti per sostenere la crescita: la “Federal Reserve” statunitense ha tagliato i tassi di interesse nelle riunioni di emergenza del 3 e 15 marzo, riducendoli ad un minimo storico vicino allo zero, mentre ha impegnato 750 miliardi di dollari per l’acquisto di titoli di stato. Anche la Banca d’Inghilterra ha tagliato i tassi di interesse per due volte, l’11 e il 19 marzo. In Giappone e in Europa, dove i tassi di interesse sono da anni in negativo, le banche centrali si sono unite alla Fed annunciando acquisti di titoli per centinaia di milioni di euro.

“Mentre la risposta iniziale da parte delle economie sviluppate è stata lenta, negli ultimi giorni abbiamo assistito a forti impegni da parte dei governi, il che indica che è in arrivo un piano di espansione fiscale considerevole”, ha assicurato il capo economista di Morgan Stanley Chetan Ahya ai clienti. Goldman Sachs ha avvertito che il PIL statunitense potrebbe crollare ad un tasso annuo del 24% nel secondo trimestre, con un picco di disoccupazione intorno al 9%. Secondo la banca, rapporti e previsioni suggeriscono un “improvviso aumento dei licenziamenti e un crollo della spesa, sia per dimensioni che per velocità”. 

Secondo la “Deutsche Bank”, se la pandemia colpirà il Regno Unito più a lungo del previsto, quest’anno la sua economia potrebbe ridursi del 6%, facendo sprofondare il Paese nella peggiore crisi economica del mondo.

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