I problemi del vaccino AstraZeneca preoccupano il mondo

| È il più economico e facile da trasportare, quello su cui l’OMS puntava per distribuirlo in modo massiccio ai paesi poveri. Ma uno studio sembra confermare la scarsa copertura contro le nuove varianti del virus

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È la notizia che molti temevano: i primi dati scientifici dimostrano che il vaccino “Oxford-AstraZeneca” è in grado di assicurare solo una “protezione minima” nei casi lievi o moderati della variante del coronavirus identificata per la prima volta in Sud Africa.

Ma questo non significa che i governi siano costretti a rinunciare alle loro scorte: per gli esperti è possibile – se non molto probabile - che sia comunque efficace nel prevenire i casi gravi e la morte. La notizia, tuttavia, può trasformarsi in un rallentamento verso la via d’uscita della pandemia, che non finirà fino a quando il virus non sarà messo in condizione di non circolare liberamente.

Il vaccino di Oxford-AstraZeneca è il più economico e più facile da trasportare e conservare rispetto ad altre cure approvate fino ad oggi, e proprio per questo iniziava ad assumere un ruolo chiave nella lotta contro la pandemia, in particolare nei paesi a basso e medio reddito. Se il vaccino non è abbastanza efficace contro la nuova variante, potrebbe rendere ancora più profondo il già enorme divario di vaccinazione tra i paesi più ricchi e più poveri del mondo.

Lo studio realizzato in Sud Africa ha dimostrato che due dosi del vaccino AstraZeneca hanno fornito una protezione “sostanzialmente ridotta” contro la variante del Covid-19 chiamata B.1.351. Lo studio non è stato ancora pubblicato per intero, quindi restano molte incognite: ciò che si sa è che ha coinvolto un numero relativamente piccolo di volontari, in prevalenza giovani e sani, quindi probabilmente affetti da casi non gravi della malattia. Al momento, lo studio non ha valutato la protezione sulle forme più acute.

“Nel medio termine, ciò che conta di più è prevenire le forme più pericolose di Covid-19, e riteniamo che il vaccino AstraZeneca sia in grado di farlo”, conferma il dottor Peter English, consulente del reparto malattie trasmissibili dello “Science Media Centre” del Regno Unito.

Ma è un dato di fatto: i vaccini meno efficaci potrebbero costringere i paesi in cui le nuove varianti diventano dominanti a cambiare per intero la strategia di vaccinazione: invece di cercare di raggiungere l’immunità di gregge, l’obiettivo potrebbe essere scongiurare il maggior numero possibile di morti mentre il virus continua a circolare. Ma le prime reazioni allo studio ci sono: il Sudafrica ha sospeso il lancio del vaccino AstraZeneca. Secondo il professor Salim Abdool Karim, co-presidente del comitato consultivo Covid-19 del Sudafrica, “il paese probabilmente adotterà un approccio più ‘graduale’, in cui si valuta l’impatto del vaccino man mano che viene distribuito. Inizieremmo a vaccinare circa 100.000 persone, tenendo sotto stretto controllo i tassi di ospedalizzazione: se riscontreremo numeri al di sotto della soglia, allora potremo essere sicuri che il vaccino è efficace. Ma se invece ci rendiamo che i ricoveri restano sostanzialmente alti, allora dovremmo fermarci, fare il punto della situazione e optare per altri vaccini”.

La notizia è più grave di quanto sembri, perché il vaccino di AstraZeneca rappresenta una parte fondamentale dei programmi di vaccinazione di massa in molti paesi del mondo. Il Regno Unito lo sta somministrando dal mese scorso e il governo ha confermato che continuerà a usarlo: malgrado sia uno dei 40 paesi in cui la variante sudafricana è stata individuata, il numero di casi accertati rimane estremamente basso.

L’Unione Europea ha approvato il vaccino, anche se diversi paesi preferiscono evitare di somministrarlo nelle persone anziane per via dell’efficacia limitata in base all’età.

Il programma COVAX - una coalizione che include Gavi e l’OMS con lo scopo di distribuire i vaccini ai paesi più poveri - basa la propria azione sul vaccino AstraZeneca: la settimana scorsa, l’organizzazione ha annunciato un piano per distribuire più di 337 milioni di dosi in tutto il mondo, e di queste, 336 milioni sono rappresentate da vaccino AstraZeneca-Oxford, e 1,2 milioni riguardano il Pfizer-BioNTech. Gli esperti della COVAX hanno confermato che il gruppo consultivo strategico di esperti dell’OMS sta approntando nuove direttive per l’uso dell’AstraZeneca che presenterà a breve.

Gli altri vaccini in circolazione hanno mostrato un’efficacia maggiore contro le nuove varianti: Johnson & Johnson e Novavax hanno dimostrato di proteggere anche dalle nuove varianti, e lo stesso vale per Pfizer-BioNTech e Moderna, che assicurano i loro vaccini efficaci contro i nuovi ceppi, anche se i dati in loro possesso si basano su studi di laboratorio piuttosto che su prove nel mondo reale.

Ma malgrado questo, il vaccino AstraZeneca sarà, almeno inizialmente, l’opzione più accessibile per molti paesi. I dati in arrivo dal Sudafrica sono senza dubbio una battuta d’arresto per le campagne di vaccinazione, ma gli scienziati sono al lavoro sugli aggiornamenti per rendere i vaccini esistenti più efficaci contro le nuove varianti. AstraZeneca ha annunciato che lavorando con l’Università di Oxford per adattare il vaccino contro la variante B.1.351, con l’idea di per renderlo “pronto per la consegna in autunno”. Il mese scorso, Pfizer ha confermato che stava “gettando le basi” per creare un richiamo del vaccino in grado di rispondere alle varianti. “Si tratta di un fenomeno a cui assistiamo ogni anno con il vaccino antinfluenzale: ad ogni nuova stagione i vaccini sono tarati per colpire i ceppi virali che circolano di più, ma a volte il vaccino non corrisponde a virus che diventa prevalente. In una certa misura, tutto questo è inevitabile: il virus muterà sempre per primo, e a noi tocca adattare le cure per inseguirlo e batterlo”.

La buona notizia è che sviluppare un vaccino che funzioni contro le nuove varianti non significa ripartire da zero, quindi gli aggiornamenti potrebbero essere disponibili a breve. “Il genoma della variante della proteina spike è noto, e la tecnologia per ‘inserire’ i geni è ben chiara: entro pochi mesi speriamo di vedere la disponibilità di nuovi vaccini, adattati alla variante sudafricana”.

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