Il Covid-19 è nato alla fine dello scorso anno

| Un nuovo report genetico sembra aver individuato il momento in cui il virus è saltato dall’animale ospite all’uomo. Una ricerca che è anche una doccia fredda per chi sperava in un’immunità di gregge ormai quasi consolidata

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Una nuova analisi genetica sembra dimostrare con certezza che il Covid-19 abbia iniziato a circolare alla fine dello scorso anno, diffondendosi molto rapidamente. I ricercatori dell’University College London Genetics Institute, alla ricerca delle mutazioni del virus, hanno trovato le prove della diffusione, ma nessuna che stia diventando più facilmente trasmissibile o che possa causare gravi malattie.

“Il virus sta cambiando, ma questo di per sé non significa che stia peggiorando”, commenta Francois Balloux, ricercatore di genetica del London Genetics Institute.

Balloux e i suoi colleghi hanno estratto sequenze virali da un gigantesco database globale che gli scienziati di tutto il mondo utilizzano per condividere i dati: da mesi esaminano campioni prelevati in tempi e luoghi diversi arrivando alla certezza, già più volte ipotizzata, che il virus non fosse in circolazione da molto più tempo di quando fu lanciato l’allarme.

“Questo esclude qualsiasi scenario che ipotizzi che il SARSCoV-2 possa aver circolato molto prima che fosse identificato, e che quindi abbia già infettato ampie porzioni della popolazione”, ha scritto il team nel rapporto, pubblicato sulla rivista “Infection, Genetics and Evolution”.

Ma questa è in parte una brutta notizia: alcuni medici avevano sperato che il virus circolasse già da molti mesi e che avesse tranquillamente infettato molte più persone di quante ne siano state segnalate. Il che avrebbe offerto la speranza che ci potesse essersi creata una certa immunità di gregge: “Tutti lo speravano, anche io”, ha commentato Balloux.

La scoperte è una doccia fredda per comunità scientifica, perché secondo le stime di Balloux, il 10% della popolazione mondiale, al massimo, è stata esposta al virus.

I virus commettono errori ogni volta che si replicano, e le mutazioni possono essere usate come quello che viene definito un orologio molecolare utile per tracciarlo attraverso il tempo e la geografia. “I nostri risultati sono in linea con le stime precedenti e puntano a tutte le sequenze che individuano un antenato comune verso la fine del 2019, il periodo in cui la SARS-CoV-2 è saltato dall’ospite al genere umano. È una storia molto molto recente: siamo convinti che il salto dell’ospite sia avvenuto alla fine dell’anno scorso”. Questo perché i campioni virali prelevati da tutti gli angoli del globo mostrano mutazioni multiple, ma tutte molto simili. “Per questo sarà impossibile trovare il “paziente zero” in qualsiasi paese: non è uno, sono tanti”.

Prima di essere pubblicati, i risultati del team di Balloux sono stati esaminati da altri esperti in un processo chiamato “peer review”: “Tutti i virus mutano naturalmente, e le mutazioni di per sé non sono una cosa negativa e non c’è nulla che suggerisca che la SARS-CoV-2 stia mutando più velocemente o più lentamente del previsto, ma più che altro non siamo attualmente in grado di se il virus stia diventando più o meno letale e contagioso”.

Lane Warmbrod, analista del “Johns Hopkins Center for Health Security”, ha seguito i rapporti sulla genetica del coronavirus, e a suo parere sono necessari ulteriori studi sugli animali per dimostrare come i cambiamenti genetici del virus potrebbero renderlo più o meno infettivo o patogeno. “Solo perché questi studi ci dicono che queste mutazioni si stanno rapidamente diffondendo o stanno diventando dominanti, non significa nulla, se non che sappiamo quel è successo, ma non ciò che sta accadendo biologicamente”. I rapporti sulle mutazioni sono fondamentali per le squadre che lavorano su farmaci e vaccini, soluzioni che per essere efficaci devono mirare a parti del virus non soggette a mutazioni genetiche.

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