Il Covid, compagno di strada anche nel 2021

| Un noto e influente epidemiologo giapponese toglie il velo alle speranze che i primi vaccini possano essere risolutivi: “Dobbiamo imparare a convivere con il virus per molto tempo”

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A sette mesi l’inizio della pandemia, nessuno è ancora in grado di dire quando il mondo potrà tornare ad una parvenza di normalità. Il professor Gabriel Leung, epidemiologo delle malattie infettive e preside della facoltà di medicina dell’Università di Hong Kong, pensa che potremmo essere “solo a metà di questa lunghissima maratona”.

In un’intervista rilasciata al sito “ICFJ”, Leung ha ipotizzato ciò che possiamo aspettarci nei prossimi mesi, compresi gli effetti del freddo sul virus, i possibili vaccini e gli sforzi dei Paesi per riaprire le economie. “Penso che quello a cui stiamo assistendo in Europa e in Nord America è che, con l’ingresso dei Paesi dell’emisfero settentrionale stanno nella stagione invernale, si assiste a quella che chiamiamo “forzatura stagionale”: le temperature più basse e il tasso di umidità dell’aria concedono al virus più attività, o la capacità di restare vitale per un più lungo sulle superfici”.

“Al momento, non siamo in grado di riuscire a fermare tutto questo. Molti scienziati pensano che dovremo imparare a convivere con la SARS-CoV-2 per un tempo molto lungo a venire, anche perché nessuno dei vaccini di prima generazione - con la possibile eccezione di uno di cui sono a conoscenza - forniscono effettivamente un’immunità sterilizzante. Probabilmente non saranno in grado di fermare la trasmissione, ma quasi certamente abbasseranno drasticamente il numero di morti e i ricoveri ospedalieri nelle terapie intensive. Ma al momento non sarà la soluzione definitiva che molti sperano. Penso anche che il perenne tiro alla fune fra la salute pubblica, la salvaguardia economica e il consenso sociale sarà con noi per un tempo molto, molto lungo”.

“Restare in isolamento per i prossimi nove, 12, 15 o 18 mesi non è concepibile: quello che dobbiamo fare è trovare un modo per mantenere un certo grado di normalità nel funzionamento della società, senza mai dimenticare che il virus è tra noi”.

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