Il mondo alla ricerca di un leader

| Trump sta allontanando sempre di più gli Stati Uniti dal ruolo di superpotenza capace di compattare, guidare e coordinare il pianeta nei momenti di maggior crisi. L’esatto contrario della politica dell’ex tycoon

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Per esperti, diplomatici e analisti politici internazionali c’è un aspetto molto preoccupante a cui il Covid-19 ha tolto ogni velo: quanto gli Stati Uniti dell’era Trump stiano dimostrando il ridimensionamento del proprio ruolo sulla scena mondiale, minando gli sforzi comuni per combattere la pandemia e soprattutto privando la comunità internazionale del loro ruolo più tradizionale, quello di leader globale.

Di solito in prima fila per coordinare qualsiasi crisi, l’America ha rifiutato di prendere posto alle sedute dell’OMS e dell’Unione Europea per armonizzare la ricerca sui vaccini, ma tutto questo può avere un costo futuro molto salato. Sono tanti i consiglieri che avvertono Trump del rischio di alienarsi gli alleati indirizzando la lotta alla pandemia verso l’unica idea di punire la Cina e costringere gli alleati a scegliere da che parte stare. Non da ultima la decisione dell’amministrazione di bloccare i finanziamenti all’OMS, l’organismo mondiale creato per coordinare la risposta globale alle crisi sanitarie. Venerdì gli Stati Uniti hanno anche bloccato la votazione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che chiedeva un cessate il fuoco globale per dare assistenza ad un pianeta devastato dalla pandemia.

Dove in passato i presidenti americani rappresentavano una presenza costante, il mondo assiste incredulo e triste alla goffa politica di Trump, che rinnega la gloriosa storia di un’America alla guida il mondo.

In un momento in cui quasi 4 milioni di persone sono state infettate dal virus, la comunità diplomatica afferma che molti paesi si aspettavano la ferma leadership degli Stati Uniti, la stessa decisione che avevano visto nella risposta di Barack Obama all’Ebola e di George W. Bush all’HIV/AIDS.

“Molti paesi si aspettavano molta collaborazione dopo lo sforzo decisivo che gli Stati Uniti hanno impresso di fronte a eventi di portata storica, come la caduta del muro di Berlino. Perché tanti sono convinti che questo sia un momento cruciale della storia, quelli che l’America ha sempre dimostrato di sapere guidare con estrema saggezza”. Secondo i critici, l’approccio dell’amministrazione Trump al coronavirus non ha solo ostacolato la lotta alla pandemia, ma ha anche aumentato l’incertezza, eroso il rispetto per gli Stati Uniti e approfondito la preoccupazione che il sistema internazionale non funzioni più come un tempo.

“Il mondo è alla ricerca di una leadership globale che sappia guidare attraverso un problema che riguarda letteralmente tutti gli abitanti del pianeta. Esattamente questo, è il momento in cui ci si aspetta che i leader delle superpotenze, in modo costruttivo, aiutino a coordinare e strutturare la risposta - ha commentato Robert Yates, direttore del Global Health Program alla Chatham House – era logico aspettarsi che gli Stati Uniti avessero un ruolo di primo piano nel coordinare gli sforzi comuni. Ma per la prima volta, questo è del tutto assente”.

Anche la comunità scientifica internazionale è rimasta sgomenta di fronte alla decisione di Trump di tagliare i finanziamenti all’OMS nel mezzo di una pandemia: “È perfino peggio della mancanza di coordinamento, sembra quasi una mossa distruttiva. Tutti i paesi puntano verso lo stesso obiettivo, ma come possiamo sperare che l’economia rimanga globale se qualcuno si tira indietro nel momento del bisogno?  Mi piacerebbe vedere gli Stati Uniti sforzarsi per compattare il mondo, invece di lasciarlo al proprio destino”.

Per tutta risposta, gli esperti americani hanno perfino disertato le riunioni internazionali per coordinare la caccia al vaccino, mentre 40 Paesi e diverse organizzazioni raccoglievano 8 miliardi di dollari da destinare alla ricerca, sottoscrivendo l’impegno comune che chi arriverà ad un vaccino efficace lo condividerà con il resto del mondo. “L’assenza degli Stati Uniti è stata davvero spiacevole, un bruttissimo segnale”.

Stephen Morrison, direttore del Global Health Policy Center presso il Center for Strategic and International Studies, ha commentato: “È inquietante che l’America vada per la propria strada: è il Paese con la più grande capacità di finanziamento e la più potente possibilità di mettere in campo un’enorme potenza di fuoco in ricerca e sviluppo”.

L’unico punto su cui gli Stati Uniti sembrano particolarmente attivi è la volontà di punire la Cina, posizione che inquieta gli alleati, che la vedono più come una mossa politica della Casa Bianca per allontanare Trump dalle colpe di una risposta disomogenea alla pandemia, proprio nel delicato anno delle elezioni. “Temo che tutto sia soltanto una manovra politica - ha commentato un diplomatico tedesco che discuteva dell’insistenza del Segretario di Stato Mike Pompeo sulle origini del virus in un laboratorio cinese - ed è abbastanza evidente che sia una mossa pre-elettorale”. Di diverso avviso un diplomatico francese: “Non possiamo voltare le spalle alla Cina, nessuno può farlo perché è un partner importante”. Ma il resto della comunità diplomatica internazionale è convinta che “al momento la priorità dev’essere quella di superare la pandemia a livello globale, che richiede molta cooperazione. La Cina deve farne parte e l’OMS deve essere coinvolta”. Ma tutti concordano sull’idea che vigorosa spinta che gli Stati Uniti sapevano imprimere ai momenti più difficili stia svanendo, e in gran parte a causa dei briefing televisivi di Trump dedicati al coronavirus, da tanti definiti “semplicemente imbarazzanti”. Il riferimento è ai bizzarri suggerimenti di iniettare disinfettante in vena per contrastare il Covid, un’idea pericolosa che ha lasciato i funzionari sanitari di tutto il mondo in agitazione.

Thomas Gomart, direttore dell’Istituto francese di relazioni internazionali, ha detto che l’Europa assiste con stupore alla risposta di Trump alla pandemia: “Uno spettacolo che oscilla fra il divertimento e la tristezza, non esattamente quello che ci si aspetterebbe da un presidente americano”.

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