Il prezzo salato di riaprire l’America

| Secondo alcune stime recentissime, entro gli inizi di giugno i morti potrebbero essere 3000 al giorno, portando il numero di vittime a 134mila entro il mese di agosto

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Donald Trump conosce bene il prezzo dell’ossessiva premura di riaprire l’America: decine di migliaia di vite umane in più da immolare ad una pandemia che peggiora di giorno in giorno. È un prezzo che sembra pronto a pagare, e forse anche a spiegare al popolo americano, insieme alle risposte alle continue accuse di aver sottovalutato per troppo tempo gli avvertimenti che gli erano stati forniti da più parti.

Le nuove proiezioni del numero di morti e i dati sulle infezioni delle scorse ore hanno fatto saltare l’ottimismo di almeno la metà del Paese, che tenta di riavviare l’economia, punto fondamentale per le speranze di rielezione di Trump dopo la perdita secca di più di 30 milioni di posti di lavoro. Il lockdown obbligatorio ha rallentato il virus e appiattito la curva in punti caldi del Paese, come New York e la California, ma finora non è riuscito a fermarne l’avanzata, lasciando l’America bloccata su circa 30.000 nuovi casi al giorno da quasi un mese.

E nuove prove del probabile terribile tributo futuro al Covid-19 sono arrivate nel giorno in cui Trump ha preferito non comparire in uno dei suoi ormai celebri briefing in cui ha accumulato brutte figure internazionali e messo in imbarazzo i suoi esperti.

Secondo alcune stime dell’Università di Washington, gli esperti prevedono circa 3.000 al giorno entro il 1° giugno e 134mila decessi totali entro il mese di agosto: più del doppio delle stime del mese scorso. Per Ali Mokdad, professore di Scienze della salute all’IHME, l’aumento dei casi si basa su un “rilassamento prematuro” delle misure di distanziamento sociale: stati come il Minnesota e l’Illinois hanno curve di infezione in netto aumento, e pochi altri soddisfano le linee guida che prevedono 14 giorni consecutivi di infezioni in calo prima contemplare un inizio di riaperture.

Ma un rapporto interno dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, ottenuta dal “New York Times”, avrebbe indotto la Casa Bianca a pensare che il peggio sia passato ed è ora di ripartire. I dati, combinati con cifre che mostrano il peggioramento della pandemia in molti stati, hanno soltanto affermato che non esiste un vero e proprio precedente scientifico contro la riapertura di attività commerciali, bar e ristoranti. La relazione ha sottolineato come i governatori - in gran parte in assenza di una vasta operazione di test e tracciamento che l’amministrazione non è riuscita a costruire - in molti casi stanno volando alla cieca nel tentativo di riaprire i loro stati.

“Quanti morti e quante sofferenze siete disposti ad accettare per tornare ad una qualche forma di normalità? - ha chiesto polemicamente il dottor Fauci, massimo esperto della task force della White House - sento l’obbligo di chiederlo, poi la gente farà le proprie scelte”. Finora quasi 70.000 americani sono morti, vittime della peggiore minaccia per la salute pubblica degli ultimi 100 anni, e 30 milioni hanno perso il lavoro. Non c’è dubbio che Trump e i governatori locali si trovano di fronte a scelte terribili dopo settimane di isolamento ed enormi danni economici, ma il presidente ha semplicemente rifiutato di avviare una discussione sugli orribili compromessi che attendono gli americani.

In favore di Trump si è schierato anche l’ex governatore del New Jersey Chris Christie: “Certo, tutti vogliono salvare ogni vita possibile, ma la domanda è: per quale motivo? Dobbiamo lasciare che la gente torni al lavoro, perché se non lo facciamo distruggeremo lo stile di vita americano e ci vorranno anni e anni prima di poterci riprendere”.

Ma Trump, come sempre, preferisce scaricare su altri le colpe: ha intensificato gli attacchi alla Cina, colpevole di aver nascosto un pericolo di portata mondiale, ha accusato le agenzie di intelligence e i suoi stessi subalterni di non averlo informato a dovere sui rischi. E anche se questo fosse vero (parecchi rapporti mostrano che non lo sia), sarebbe stato sufficiente accendere la televisione per capire che il mondo stava per essere investito da un’onda anomala di infezioni, ed era fuori da ogni logica sperare che l’America ne restasse indenne.

Andy Slavitt, esperto di salute pubblica dell’amministrazione Obama, ha avvertito che se si escludono New York, il New Jersey e il Connecticut, che hanno raggiunto il loro picco, le infezioni da coronavirus negli Stati Uniti stanno aumentando ad un tasso del 20%: “Restando chiusi in casa abbiamo rallentato la diffusione, ma quello che non abbiamo fatto è stato eliminare il virus: quello è ancora là fuori”.

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