Il primo test per il Covid africano, il più economico al mondo

| Sviluppato dall’Istituto Pasteur di Dakar, in Senegal, è simile ai test dell’insulina: basta una goccia di sangue su una striscia di reagente. Sarà venduto a un dollaro e distribuito in modo massiccio in tutto il continente africano

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Nella corsa miliardaria al vaccino dei paesi ricchi, che tentano di assicurarsi dosi sufficienti per i propri abitanti, buona parte dell’Africa sta a guardare. Se si esclude la buona volontà delle organizzazioni umanitarie, gli aiuti su cui poter fare affidamento, in un momento di crisi economica globale, sono accantonati alla voce speranza.

Così, per la prima volta dall’inizio della pandemia, è un sollievo annunciare una piccola, parziale vittoria del continente nero: un test rapido e assai economico per il Covid-19 che potrebbe rivoluzionare la lotta contro il virus dell’Africa. E non solo lì.

Il test è frutto degli studi del “Pasteur Institute”, un centro di ricerca biomedica con sede a Dakar, capitale del Senegal, che ha annunciato la produzione in massa di kit diagnostici portatili che danno risultati in pochi minuti e saranno disponibili al costo di un dollaro ciascuno.

L’istituto senegalese fa parte di “DiaTropix”, un consorzio che dallo scorso marzo lavora in collaborazione con cinque organizzazioni di ricerca, tra cui l’inglese “Mologic”, impegnati nella creazione di kit. “Si tratta di una tecnologia molto semplice simile ai test di gravidanza che si può usare ovunque: un passaggio molto importante per il futuro dell’Africa”, ha commentato Amadou Sall, direttore del Pasteur Institute e di DiaTropix.

Il test non richiede elettricità e non necessita di analisi di laboratorio: consiste in una semplice striscia reattiva alloggiata in un’unità di plastica, e utilizza un piccolo campione di sangue raccolto pungendo un dito, proprio come gli strumenti usati per testare l’insulina. Il sangue viene analizzato alla ricerca di anticorpi correlati al coronavirus e il risultato viene mostrato sulla striscia reattiva.

Grazie al sostegno economico del “Wellcome Trust”, un’organizzazione no-profit inglese, nel giugno scorso è iniziata la fase di sperimentazione, con esiti positivi, e completati i controlli normativi il piano è di iniziare la produzione e la distribuzione massiccia dei kit, che saranno resi disponibili sul continente attraverso governi e organizzazioni sanitarie come “Africa Centres for Disease Control and Prevention”.

“Stiamo lavorando per rendere disponibili i kit a tutti gli africani, e il primo obiettivo è di distribuire fra 10 e 15 milioni di pezzi entro il febbraio del prossimo anno”.

Al momento, secondo i dati del CDC Africa, in tutto il continente si registrano oltre 1,8 milioni di casi, e di questi, quasi la metà concentrati in Sudafrica. Il numero di casi del continente è relativamente basso se paragonato al resto del mondo, ma secondo gli esperti tutto dipende dal basso numero test effettuati, che si traducono in migliaia di casi di contagio e focolai non segnalati.

I test PCR, i così detti “molecolari”, considerati la diagnosi più accurata contro il Covid-19, sono costosi e richiedono tecnici specializzati e analisi di laboratorio. La Nigeria, il Paese più popoloso dell’Africa, ha importato i kit di test PCR dalla Cina, ma non è in grado di effettuarli per mancanza di strutture adeguate. Il Paese ha recentemente annunciato un piano per sviluppare un proprio kit di test rapido più economico che fornirà risultati in meno di 40 minuti e costerà meno di 25 dollari.

“Questo dimostra che sarebbe quanto mai necessaria concertare sforzi e lavori in modo coordinato verso un solo obiettivo che sia raggiungibile, pratico e veloce”.

Non è la prima volta che l’Istituto Pasteur dimostra di essere all’avanguardia nel fornire soluzioni di fronte a pericolose situazioni di salute pubblica: “Produce vaccini da circa 80 anni e ha offerto sorveglianza diagnostica ed epidemiologica durante l’epidemia di Ebola dal 2013 al 2016”.

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