Il rapporto dell’OMS: il virus non è uscito da un laboratorio

| Arriva il documento finale dell’indagine condotta a Wuhan da 17 scienziati occidentali e altrettanti cinesi: poche le certezze e molte più delusioni. La Casa Bianca assai scettica

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L’OMS dovrebbe divulgare a ore il rapporto finale dell’indagine che ha tentato di scoprire come e dove sia nato il Covid-19, ma secondo le anticipazioni diffuse dai media, la risposta è che con molta probabilità il virus si è sviluppato in un animale da cui è poi passato all’uomo attraverso un’altra specie. E avrebbe iniziato a diffondersi non più di un mese o due prima che fosse individuato per la prima volta, nel dicembre del 2019.

La bozza del rapporto non sembra aggiungere nulla di nuovo a ciò che in qualche modo si sapeva o sospettava, se non quella che non è stato possibile individuare prove che indichino una diffusione precedente, con il commercio di fauna selvatica sospettato di essere il percorso di diffusione più probabile.

Il rapporto individua quattro possibili fonti e indica lo scenario più probabile attraverso un ospite intermedio, forse un animale selvatico catturato e poi cresciuto in cattività. Ma l’indagine non è stata in grado di appurare quale animale sia stato infettato da un pipistrello, considerato la fonte originale più probabile del virus, e poi trasmesso a un essere umano. Possibile ma non probabile è invece la trasmissione da cibo congelato o refrigerato, e meno probabile ancora l’incidente di un laboratorio.

Non è d’accordo l’ex direttore dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, Robert Redfield, secondo cui il virus sia sfuggito per sbaglio da un laboratorio. Uno scenario che il rapporto dell’OMS respinge: “È estremamente improbabile. Non ci sono tracce di virus strettamente correlati alla SARS-CoV-2 in nessun laboratorio prima del dicembre 2019, o genomi che in combinazione potevano creare il virus”.

I ricercatori indipendenti lo dicono da mesi: i test genomici del virus indicano che non è stato ingegnerizzato in laboratorio ma è passato naturalmente attraverso gli animali, come ha fatto la SARS, che prima di essere bloccato ha infettato 8.000 persone fra il 2002 ed il 2004.

Non è chiaro il ruolo giocato dal “wet market” di Wuhan: è possibile che non sia stato la fonte originale dell’epidemia, ma che la folla possa semplicemente aver amplificato la diffusione del virus. Il campionamento eseguito dal team scientifico dell’OMS ha individuato il virus sulle superfici del mercato, ma non nei campioni prelevati dagli animali o dal cibo venduto.

Il rapporto raccomanda alle autorità cinesi maggiori test sui campioni di sangue prelevati e conservati in data antecedente al primo focolaio, esami a tappeto sugli animali provenienti dal sud-est asiatico e uno studio più approfondito sui raduni di massa che potrebbero aver favorito la diffusione del virus.

L’indagine è stata realizzata da un team internazionale congiunto composto da 17 esperti cinesi e altrettanti di altri paesi inviati dall’OMS, dal Global Outbreak Alert and Response Network e dall’Organizzazione mondiale per la salute animale, mentre l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha partecipato come osservatore.

“Dopo le riunioni iniziali online, uno studio congiunto è stato condotto per 28 giorni, dal 14 gennaio al 10 febbraio 2021, presso la città di Wuhan, nella Repubblica Popolare Cinese”, si legge nel rapporto. Il team aveva il compito di cercare prove che il virus circolava già prima che qualcuno lo notasse. “Il gruppo di lavoro di epidemiologia ha esaminato attentamente le possibilità di identificare casi precedenti di COVID-19 attraverso studi di sorveglianza legati a malattie respiratorie a Wuhan e dintorni alla fine del 2019. Ha anche attinto ai dati nazionali di sorveglianza, dai laboratori, acquisito rapporti sull’acquisto al dettaglio di antipiretici, farmaci per il raffreddore e la tosse e osservato 4.500 campioni di sangue della seconda metà del 2019 conservati in vari ospedali di Wuhan. In nessuno di questi studi sono state trovate prove di un impatto dell’agente del Covid-19 nei mesi precedenti all’epidemia. Anche se i virus più vicini al Covid sono stati individuati nei pipistrelli, la distanza evolutiva tra quelli e la SARS-CoV-2 è stimata in diversi decenni, suggerendo che manca un collegamento. Il numero crescente di animali che si dimostrano suscettibili alla SARS-CoV-2 include specie allevate in densità sufficienti per consentire una potenziale circolazione enzootica. L’allevamento ad alta densità è comune in molti luoghi del mondo e comprende molte specie di bestiame così come la fauna selvatica”.

L’addetto stampa della Casa Bianca, Jen Psaki, ha detto che il rapporto è in fase di revisione da parte delle agenzie governative federali, tra cui il CDC, la Food and Drug Administration, il National Institutes of Health e altri. “Aspetteremo le conclusioni. Siamo stati molto chiari sul fatto che un’indagine indipendente e tecnicamente solida è ciò su cui ci concentreremo per valutare i passi da compiere”. Psaki ha confermato che gli Stati Uniti stanno condividendo con gli alleati “le nostre preoccupazioni circa il processo e l’analisi scientifica del rapporto stesso”.

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