Il secondo miracolo di Hong Kong

| La grande metropoli cinese sembra aver sconfitto anche la seconda ondata di coronavirus: merito di misure drastiche e tempestive, ma soprattutto del profondo senso civico degli abitanti

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Alla fine di febbraio Hong Kong aveva appena iniziato ad abbassare la guardia quando è stata colpita da una seconda ondata di coronavirus, quella che tutto il mondo teme, perché potenzialmente più devastante della prima.

Ma non è una colpa: la situazione sembrava indicare che quella fosse la strada giusta per allentare le regole di distanziamento sociale, arrivate dopo un breve periodo di nuovi casi assai bassi, ma è bastato un nulla, e le nuove infezioni sono aumentate in modo drammatico, provocando una serie di nuove restrizioni rigorose.

Eppure, anche la seconda ondata sembra essere ormai ampiamente superata: da più di due settimane, Hong Kong non registra alcun nuovo caso di infezione. E il successo nel sopravvivere alle ondate del virus può essere una lezione per il mondo intero, che proprio in questi giorni tenta un minimo di ritorno alla normalità.

In totale, dal 20 aprile scorso Hong Kong ha registrato solo 15 nuovi casi, e si trattava di persone reduci da viaggi all’estero: questo porta il totale della città a 1.041 casi e quattro morti, con 900 pazienti guariti e dimessi dall’ospedale.

Il coronavirus è comparso per la prima volta in Cina a dicembre, ed è stato accertato che ha superato il confine con Hong Kong il 24 gennaio. A quel punto, si era già diffuso in diversi altri Paesi. 

Hong Kong ha chiuso le frontiere e ha iniziato a prendere le misure di distanziamento sociale solo una settimana dopo il suo primo caso, ma tre mesi di smart working, chiusura delle attività commerciali e sospensione dei servizi hanno inferto un duro colpo sia all’economia della città che alla salute mentale e al benessere dei residenti.

Il governo ha varato un’azione rapida e aggressiva per frenare la seconda ondata: ha impedito ai non residenti di entrare in città e ai viaggiatori di transitare attraverso l’aeroporto, ha implementato severe misure di quarantena e di test su tutti gli arrivi in città, indipendentemente dalla loro origine. A coloro che si trovavano in quarantena in casa sono stati forniti dei braccialetti elettronici per tracciarne la posizione. Fra le misure aggiuntive il divieto di vendita di alcolici nei bar, la chiusura di tutte le palestre e gli impianti sportivi, di ristoranti e bar: i pochi rimasti aperti sono stati obbligati a ridurre i posti a sedere per aumentare la distanza tra i clienti, o creare barriere fisiche tra i tavoli. Malgrado molte di queste misure siano state viste da alcuni come eccessive, le autorità non hanno mai ordinato l’isolamento o imposto l’ordine di restare a casa: si sono affidate agli sforzi della comunità e al senso civico comune nel tentativo di contenere il virus. Un approccio che sembra aver funzionato, con nuovi casi giornalieri che sono di nuovo diminuiti drasticamente: il 19 aprile si è registrato l’ultimo caso di infezione.

E ora, molti non vedono l’ora di tornare alla vita pre-pandemica, mentre il governo si sta cautamente concentrando sulla ripresa della vita e dell’economia: “Penso che in questo momento la priorità immediata sia rilanciare l’economia perché negli ultimi mesi siamo stati soggetti a molte restrizioni”.

Lunedì il governo ha riaperto spazi come i campi da tennis e riattivato alcuni servizi come i test per la patente di guida e i servizi di assistenza a disabili e anziani. Le scuole sono ancora chiuse, con gli studenti che seguono le lezioni online, ma si sta valutando la possibilità di riaprire le aule per le ultime settimane dell’anno accademico, poco prima delle vacanze estive.

“Abbiamo discusso con i presidi e le parti interessate nel settore dell’istruzione e tutti sono d’accordo su un punto: riaprire le scuole il prima possibile - ha commentato il Segretario per l’Istruzione Kevin Yeung - anche se questo significa solo uno o due mesi di scuola, è giusto farlo”.

L’opinione pubblica ha accolto con entusiasmo l’allentamento delle restrizioni, soprattutto in vista dell’estate: negli ultimi due fine settimana spiagge, sentieri escursionistici e campeggi hanno fatto registrare forti afflussi di turisti. I ristoranti si stanno riempiendo, con file fuori dalla porta per alcuni: sono stati tre mesi lunghi e stressanti, e la gente non vede l’ora di lasciarsi andare un po’.

Ma gli esperti avvertono che è bene non rilassarsi eccessivamente: è troppo presto per dire se la catena delle infezioni si sia fermata completamente. Dal momento che il periodo di incubazione del virus dura fino a 14 giorni, per dichiarare la fine dell’emergenza, le autorità hanno bisogno di vedere almeno due periodi di incubazione completi – per 28 giorni totali - senza nuove infezioni. E c’è un’altra preoccupazione che si profila all’orizzonte: il ritorno dei disordini sociali. La città è stata scossa per sei mesi da violente proteste contro il governo che si sono arrestate durante la pandemia. Ora ci sono segnali che, man mano che il pericolo coronavirus si placa, i manifestanti si stiano preparando a tornare in strada.

CORONAVIRUS
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