Il virus è più aggressivo ma meno letale

| I risultati d uno studio hanno individuato una nuova variante del Covid-19 da 3 a 9 volte più infettiva, ma meno letale di poche settimane fa

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Uno studio messo a punto dal “La Jolla Institute for Immunology” e dal “Coronavirus Immunotherapy Consortium”, conferma una tesi che esperti di tutto il mondo stavano notando: la nuova versione del coronavirus sembra più veloce nella diffusione, ma sta perdendo forza.

Lo studio ha individuato prove che una nuova mutazione del Covid-19 si è diffusa rapidamente dall’Europa agli Stati Uniti: “È la forma dominante che attualmente infetta le persone - ha commentato Erica Ollmann Saphire, una delle autrici dello studio - attualmente, il virus è così: più aggressivo nella facilità di trasmissione, ma meno letale di settimane fa”.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Cell”, si basa su alcuni lavori precedenti svolti dal team attraverso sequenze genetiche che avevano mostrato una mutazione del virus pronta a prendere il sopravvento. Il team non solo ha controllato campioni genetici provenienti da tutto il mondo, ma ha anche condotto esperimenti su persone e animali, giungendo alla conclusione che “Il nuovo virus è più in forma di prima, ma non sembra peggiore”.

La mutazione colpisce la proteina “spike”, la struttura utilizzata per entrare nelle cellule da infettare, e i ricercatori stanno verificando se questo può influire sulla possibilità di controllare il virus con un vaccino, anche perché quelli attualmente in fase di test sono stati realizzati utilizzando ceppi più vecchi del virus.

“I nostri dati sul tracciamento globale mostrano che la variante G614 si è diffusa più velocemente di quella D614: una mutazione che ha permesso al virus di diventare più contagioso, ma è interessante notare che non abbiamo trovato prove dell’impatto del G614 sulla gravità della malattia”.

Questa potrebbe essere una buona notizia, ha commentato Lawrence Young, professore di oncologia medica all’Università di Warwick. “Il lavoro attuale suggerisce che mentre la variante G614 può essere più infettiva, non è al contrario più patogena. C’è la speranza che, man mano che l’infezione da SARS-CoV-2 si diffonde, il virus perda forza. Fino al 1° marzo scorso, la variante G614 era rara al di fuori dell’Europa, ma alla fine del mese era aumentata in tutto il mondo”.

Anche quando la variante D614 aveva causato epidemie diffuse, in posti come il Galles e lo stato di Washington, il G614 ha preso il sopravvento appena è comparso. “L’aumento della frequenza del G614 spesso continua ben oltre il periodo di incubazione di due settimane, anche se ci sono alcune eccezioni tra cui la zona di Santa Clara, California, e l’Islanda, dove la vecchia forma D614 non è mai stata sostituita dalla nuova variante”.

La mutazione del coronavirus sembra moltiplicarsi più velocemente nelle vie respiratorie superiori - naso e gola - il che spiegherebbe perché passa più facilmente di persona in persona, ma i test su 1.000 pazienti ospedalizzati in Gran Bretagna hanno mostrato che quelli infettati dalla nuova versione se la sono cavata meglio di quelli contagiati dal ceppo originale.

“Tutti i risultati concordano sul fatto che la forma G è da tre a nove volte più infettiva della forma D – spiega David Montefiore della Duke University – ma che questa conclusione sia o meno confermata in ultima analisi, evidenzia il valore di quelle che erano già ottime idee: indossare mascherine e mantenere la distanza sociale. La prima sequenza rilevata, che includeva tutte e quattro le mutazioni è stata campionata in Italia il 20 febbraio scorso: nel giro di pochi giorni, questo aplotipo è stato rilevato in molti Paesi europei”.

Naturalmente è necessario altro lavoro per consolidare i risultati e per vedere cosa significano i cambiamenti per l’epidemia e per i pazienti. “Potremmo aver schivato un proiettile, ma questo non vuol dire che un’altra mutazione non possa aggiungersi a questa. È obbligatorio restare vigili e pronti”.

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